Un richiamo formale al ministero della Giustizia, ma soprattutto un segnale istituzionale chiaro sulle difficoltà che la giustizia digitale continua a incontrare anche in un distretto strategico come quello umbro. La Procura generale presso la Corte d’Appello di Perugia ha trasmesso nelle scorse ore una nota ufficiale al dipartimento per l’Innovazione tecnologica, segnalando una serie di criticità ritenute rilevanti nel sistema di assistenza informatica e nel funzionamento degli applicativi in uso presso gli uffici requirenti.
Una comunicazione che porta all’attenzione del ministero una serie di criticità ritenute tali da incidere in maniera significativa sulla piena efficienza operativa degli uffici giudiziari del distretto. Il documento, firmato dal procuratore generale Sergio Sottani, si inserisce nel solco di una collaborazione istituzionale dichiaratamente costruttiva, ma non nasconde la preoccupazione per una situazione che richiede interventi urgenti e risposte tempestive.
Nel testo trasmesso agli uffici ministeriali, la Procura generale tiene anzitutto a precisare il riconoscimento per l’impegno dei vertici tecnici competenti, ma evidenzia al tempo stesso il peso crescente delle disfunzioni registrate.
Nel documento si legge che, “pur riaffermandosi piena considerazione e stima istituzionale per l'impegno dei dirigenti del dipartimento per l'Innovazione tecnologica, della direzione generale per i Sistemi informativi automatizzati (Dgsia) e del Cisia competente per territorio, si evidenzia come talune disfunzioni operative stiano incidendo in modo significativo sulla funzionalità quotidiana degli uffici”. Una formula che fotografa bene il senso della comunicazione: rispetto per il lavoro degli organismi centrali, ma contestuale necessità di affrontare criticità che non possono più essere considerate marginali.
Tra i nodi principali evidenziati dalla Procura generale figura il nuovo modello di assistenza informatica, rispetto al quale vengono segnalate tempistiche di attuazione ritenute troppo ristrette e un assetto che avrebbe prodotto un indebolimento del supporto territoriale diretto.
Secondo quanto riportato, il sistema mostrerebbe una frammentazione delle competenze tra i diversi livelli di assistenza, con conseguenti difficoltà operative legate a una non sempre adeguata efficacia del supporto da remoto. Un aspetto particolarmente delicato in un settore nel quale la continuità del servizio tecnologico rappresenta ormai una condizione essenziale per il funzionamento ordinario degli uffici.
A questo si aggiungono frequenti malfunzionamenti degli applicativi ministeriali, che in alcuni casi risultano indisponibili anche per intere giornate lavorative. Blocchi tecnici che, inevitabilmente, finiscono per rallentare l’attività amministrativa e giudiziaria, imponendo agli operatori continui adattamenti e procedure alternative spesso onerose sul piano organizzativo.
Tra le tre criticità specificamente segnalate al ministero, una delle più emblematiche riguarda la mancata attivazione del servizio Wi-Fi presso la Procura generale di Perugia. La circostanza assume particolare rilievo considerando che l’infrastruttura risulterebbe installata da oltre quattro anni senza essere mai entrata in funzione.
Una situazione che la Procura generale definisce un evidente limite all’utilizzo delle tecnologie in un contesto ormai integralmente digitalizzato. In un sistema giudiziario che punta sempre più su interoperabilità, banche dati, accesso rapido alle informazioni e lavoro integrato tra piattaforme, l’assenza di un servizio basilare come la connettività wireless rappresenta un paradosso tecnologico difficilmente conciliabile con gli obiettivi di modernizzazione del comparto.
Particolarmente delicata anche la seconda criticità evidenziata nella nota, relativa al sistema di trasmissione delle deleghe alla polizia giudiziaria tramite l’apposito portale.
Secondo quanto segnalato, in diversi casi le deleghe non risulterebbero recapitate a destinazione, senza che il sistema generi un alert affidabile capace di segnalare il mancato invio. Un problema tecnico che comporta conseguenze operative rilevanti.
Le segreterie, infatti, si vedono costrette a verifiche manuali, fascicolo per fascicolo, per accertare il corretto inoltro delle comunicazioni. Una procedura che assorbe tempo, risorse e personale, con inevitabili ricadute sull’efficienza complessiva degli uffici.
La Procura generale sottolinea inoltre come il malfunzionamento abbia interessato anche ambiti particolarmente sensibili, tra cui procedimenti in materia di “codice rosso” e attività legate all’esecuzione di misure. Nonostante le segnalazioni già inoltrate attraverso il sistema di ticketing, allo stato attuale non risulterebbero soluzioni definitive.
Il terzo punto critico riguarda la perdurante inoperatività della funzionalità di intelligenza artificiale all’interno della banca dati di merito. La Procura generale evidenzia come, anche in questo caso, manchino indicazioni certe sui tempi di ripristino. Una carenza che incide direttamente sulle attività di ricerca e analisi giurisprudenziale, oggi considerate centrali per l’esercizio efficace della funzione requirente.
Gli strumenti di supporto automatizzato alla consultazione delle decisioni e all’analisi dei precedenti rappresentano infatti uno degli snodi fondamentali del processo di innovazione digitale della giustizia. La loro indisponibilità rallenta il lavoro degli operatori e limita le potenzialità di un sistema costruito proprio per migliorare velocità e accuratezza delle attività istruttorie.
Alla luce del quadro rappresentato, la Procura generale ha chiesto al ministero una verifica tecnica urgente delle problematiche segnalate.
Oltre all’intervento operativo, viene richiesta anche “una comunicazione più chiara, tempestiva e strutturata in relazione ai servizi di assistenza informatica”. Parole che evidenziano come il problema non riguardi soltanto la risoluzione tecnica dei guasti, ma anche la qualità del flusso informativo tra centro e periferia.
Per uffici chiamati a garantire continuità e tempestività nell’azione giudiziaria, conoscere con precisione tempi e modalità di ripristino dei servizi è infatti un elemento organizzativo essenziale.
La nota si conclude con un passaggio che chiarisce in modo esplicito l’impostazione adottata dalla Procura generale. “L'iniziativa - conclude la nota, a firma del procuratore generale, Sergio Sottani - si colloca nell'ambito di una leale collaborazione istituzionale, finalizzata al miglioramento dell'efficienza dei sistemi informatici e, conseguentemente, della qualità complessiva del servizio giustizia”.
Parole che restituiscono il senso dell’intervento: non un atto di natura polemica, ma un intervento inserito nel quadro dei rapporti tra istituzioni, orientato a favorire un rafforzamento funzionale degli strumenti digitali e, di riflesso, a garantire una maggiore efficacia dell’azione giudiziaria.