19 Apr, 2026 - 15:37

Perugia, Saviano ripercorre i 20 anni di Gomorra al Festival del Giornalismo: “La verità esiste e, condivisa, non si può fermare”

Perugia, Saviano ripercorre i 20 anni di Gomorra al Festival del Giornalismo: “La verità esiste e, condivisa, non si può fermare”

Vent’anni dopo Gomorra, Roberto Saviano torna a riflettere pubblicamente sul libro che ha segnato in modo irreversibile la sua vita, trasformandolo in uno dei simboli della denuncia delle mafie contemporanee. Lo fa a Perugia, nel corso del Festival del Giornalismo, in un incontro partecipato e denso di contenuti, ospitato nella suggestiva cornice di San Francesco al Prato e moderato dalla cofondatrice della manifestazione Arianna Ciccone.

Una platea gremita, attenta e partecipe ha accompagnato il racconto dello scrittore, che ha scelto un registro lucido e privo di retorica per ripercorrere due decenni di esposizione pubblica, tensioni personali e responsabilità. Il punto di partenza è una dichiarazione che sintetizza il senso profondo della sua esperienza: "Quello che non mi non mi hanno tolto, la certezza profonda dentro di me che nonostante tutto la verità esiste. E una volta condivisa nessuno la può fermare".

Il peso di una scelta e la responsabilità personale

Nel dialogo con Ciccone, Saviano ha evitato qualunque tipo narrazione autoassolutoria, rivendicando invece una piena consapevolezza delle scelte compiute e delle loro conseguenze. Un passaggio centrale del suo intervento riguarda proprio il rapporto tra libertà individuale e responsabilità: "Non mi piace dire 'cosa mi hanno tolto' - ha sottolineato - perché gran parte di quanto successo è responsabilità mia. Potevo in ogni momento sottrarmi... non mi hanno tolto quello che stiamo facendo in questo momento".

Parole che restituiscono una visione complessa della propria vicenda: la pubblicazione di Gomorra non è solo l’inizio di un percorso di denuncia, ma anche una scelta consapevole che ha comportato conseguenze profonde e durature. Una linea interpretativa che si discosta da ogni lettura vittimistica e che riporta al centro il ruolo attivo dell’autore.

Una vita cambiata per sempre

Il libro, pubblicato nel 2006, ha rappresentato un punto di non ritorno. Da allora, la vita di Saviano è stata segnata dalla protezione sotto scorta, da limitazioni personali e da una costante esposizione mediatica. Tuttavia, nel suo racconto emerge soprattutto la dimensione esistenziale di questa trasformazione, più che quella simbolica o pubblica.

In questo senso, il ritorno su Gomorra a distanza di vent’anni non ha avuto il tono celebrativo di un anniversario, ma piuttosto quello di una riflessione critica su ciò che significa raccontare il potere criminale e le sue connessioni. Non un bilancio, ma una rilettura continua di un’esperienza che resta aperta.

Il costo umano: la famiglia e la sfera privata

Uno dei momenti più intensi dell’incontro è stato quello in cui Saviano ha affrontato il tema del prezzo pagato sul piano personale. "Io ho fatto pagare alla mia famiglia un prezzo altissimo" ha quindi detto lo scrittore. Una frase che riassume un aspetto spesso meno visibile della sua storia: l’impatto della sua attività non si è limitato alla dimensione pubblica, ma ha investito anche la sfera privata, coinvolgendo direttamente le persone a lui più vicine.

Le origini del racconto e la strategia della luce

Nel corso dell’incontro è stato proiettato un filmato risalente a uno dei primi interventi pubblici di Saviano, quando ancora era un giovane autore. L’immagine ha suscitato una reazione sorridente da parte dello scrittore, ma ha anche offerto lo spunto per tornare alle origini del suo percorso.

"Nel pubblico - ha ricordato - c'erano i figli di Sandokan e tutti i parenti di Zagaria perché non avevo previsto l'invettiva finale. Li vedo lì, con gli studenti divisi per sesso: i maschi da una parte e le femmine dall'altra". Quindi "il montare l'attenzione sul territorio". "Fin da ragazzo - ha aggiunto - ho avuto ben chiaro il modo di lotta: tenerli costantemente illuminati. Non quando c'è l'omicidio o il grande blitz perché questo loro lo sanno e lo vogliono".

È qui che emerge uno dei principi fondamentali del suo lavoro: contrastare la criminalità non solo nei momenti eclatanti, ma soprattutto nella quotidianità, nei contesti in cui si costruisce consenso e si consolidano i sistemi di potere.

Terra dei fuochi e narrazione distorta

Saviano ha poi richiamato uno dei temi centrali della sua produzione: il traffico illecito di rifiuti e la devastazione ambientale nella cosiddetta Terra dei fuochi. "Tonnellate di monnezza - ha affermato - che arrivava dal nord e le discariche napoletane si riempivano, mentre la monnezza napoletana non entrava. Il percepito era però 'è sporcizia vostra'. Ma non era così, si entrava in un sistema complicatissimo". Parole che mettono in luce come il racconto pubblico possa deformare la realtà, semplificando dinamiche complesse e contribuendo a creare narrazioni fuorvianti. In questo senso, il lavoro giornalistico e narrativo diventa uno strumento essenziale per restituire profondità e verità ai fenomeni.

L’impatto della pressione mediatica

Nel corso dell'incontro non è mancato un riferimento a un episodio personale particolarmente doloroso, legato alla diffusione di una notizia poi rivelatasi infondata. "Una volta - ha ricordato - scassai a pugni un tavolo perché uscì su tutti i giornali del mondo la notizia 'padre di Saviano coinvolto in un'inchiesta'. E io non ho creduto a mio padre. Quel nome non era iscritto nel registro degli indagati, era solo citato in un'intercettazione. Ma soprattutto era un omonimo... Gli chiesti mille volte scusa ma questo per far capire quanto ti distruggono dentro queste cose"

Un racconto che evidenzia con forza il lato più fragile dell’esposizione pubblica: la difficoltà di difendersi da informazioni parziali o errate e le conseguenze che queste possono avere sul piano umano e relazionale.

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Francesco Mastrodicasa
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