20 Feb, 2026 - 19:00

Rapina a mano armata a Perugia: bandito in fuga dopo il colpo in banca

Rapina a mano armata a Perugia: bandito in fuga dopo il colpo in banca

Non è una scena da copione cinematografico, ma un fatto di cronaca che riporta l’attenzione sulla sicurezza urbana. Intorno all’ora di pranzo, a Perugia, nella frazione di Ponte San Giovanni, un uomo armato e con il volto coperto ha fatto irruzione in una banca dell’area industriale di via Benucci, impugnando una pistola e seminando il panico tra dipendenti e clienti.

Un’azione rapida, decisa, studiata nei tempi. Il malvivente è entrato nell’istituto di credito con l’arma in pugno, si è diretto verso gli sportelli e si è fatto consegnare l’incasso. Poi la fuga, fulminea, senza lasciare tracce evidenti. In pochi minuti, sul posto sono intervenuti gli agenti della Squadra Mobile e delle Volanti della Questura di Perugia, che hanno immediatamente avviato le ricerche.

Le indagini: testimonianze, videocamere e il sospetto di complici

La ricostruzione ufficiale è ancora in corso. Gli investigatori stanno lavorando per delineare con precisione ogni passaggio del colpo. Secondo le prime informazioni, l’uomo sarebbe entrato da solo all’interno della filiale, armato, e avrebbe intimato la consegna del denaro agli sportellisti. Nessun colpo esploso, ma la minaccia dell’arma è stata sufficiente per ottenere rapidamente il contante.

Una volta ricevuto il bottino, il rapinatore si è dato alla fuga, facendo perdere le proprie tracce. Resta da chiarire se ad attenderlo all’esterno ci fosse un complice o se abbia agito completamente da solo. Gli inquirenti stanno analizzando le immagini delle telecamere di videosorveglianza interne ed esterne, oltre a quelle presenti nelle vie limitrofe, nel tentativo di individuare un mezzo di fuga o eventuali movimenti sospetti nei minuti precedenti e successivi al colpo.

Fondamentale sarà anche l’ascolto delle testimonianze di dipendenti e clienti presenti in banca al momento dell’irruzione. Ogni dettaglio - dall’accento del malvivente all’abbigliamento, fino alla tipologia dell’arma impugnata - potrebbe rivelarsi decisivo. La Squadra Mobile della Questura di Perugia sta coordinando le attività investigative, con l’obiettivo di risalire all’identità del responsabile e verificare eventuali collegamenti con episodi analoghi avvenuti in passato sul territorio umbro.

Rapina a mano armata: cosa prevede la legge tra pene e aggravanti

Dal punto di vista giuridico, la rapina a mano armata rientra tra i reati più gravi contro il patrimonio e contro la persona. Il riferimento normativo principale è l’articolo 628 del Codice Penale italiano, che disciplina il reato di rapina.

La rapina si configura quando un soggetto si impossessa di un bene mobile altrui, sottraendolo a chi lo detiene, mediante violenza o minaccia. Nel caso specifico della rapina a mano armata, l’utilizzo di un’arma - anche solo come strumento di intimidazione - costituisce un’aggravante che incide in modo significativo sulla pena.

La pena base per la rapina è la reclusione da cinque a dieci anni e la multa da 927 a 2.500 euro. Quando ricorrono circostanze aggravanti - come l’uso di armi, il travisamento del volto, l’azione compiuta da più persone riunite o in luogo pubblico - la pena aumenta sensibilmente. In presenza di tali aggravanti, la reclusione può arrivare fino a venti anni, con un aumento anche dell’importo della multa. Nel caso di rapina in banca, si configurano spesso più aggravanti: l’uso dell’arma, il travisamento (volto coperto), l’azione in luogo aperto al pubblico e, se accertata, la partecipazione di complici. Inoltre, qualora durante il colpo vengano provocate lesioni alle vittime, si aggiunge l’ulteriore aggravante del danno alla persona.

La legge prevede anche misure cautelari stringenti. In caso di arresto in flagranza o sulla base di gravi indizi di colpevolezza, il giudice può disporre la custodia cautelare in carcere. Le indagini, coordinate dalla Procura competente, mirano a raccogliere prove solide: immagini, impronte, tracciamenti telefonici, testimonianze.

Un aspetto centrale è la distinzione tra rapina propria e impropria. Nel caso avvenuto a Ponte San Giovanni si tratterebbe, secondo le prime ricostruzioni, di rapina propria, poiché la minaccia con arma sarebbe stata esercitata al momento dell’impossessamento del denaro. Va ricordato che il sistema penale italiano prevede eventuali attenuanti, come la collaborazione con la giustizia o l’assenza di precedenti penali, ma nei casi di rapina aggravata con arma le possibilità di riduzione significativa della pena sono limitate. Inoltre, in caso di condanna definitiva, possono essere applicate pene accessorie, come l’interdizione dai pubblici uffici.

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Lorenzo Farneti
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