Una telefonata al 112, il Numero Unico di Eemergenza. All'altro capo c'era una giovane donna impaurita che chiedeva aiuto. La madre, 47 anni, stava picchiando il padre, ovvero il marito di 74 anni. A riportare l'ordine ci hanno pensato i Carabinieri della Sezione Radiomobile della Compagnia Carabinieri di Perugia, con l’ausilio di militari della Squadra di Intervento Operativo (SIO) del 6° Battaglione Mobile 'Toscana', che l'hanno arrestata in flagranza di reato e portata in carcere.
Presa la segnalazione i militari sono prontamente intervenuti nell'abitazione familiare dove la figlia della coppia ha tracciato il quadro della situazione. La madre, questo ha riferito, ha violentemente aggredito il padre con schiaffi, calci e pugni. L'uomo si è poi rivolto al Pronto Soccorso dove gli sono state riscontrate lesioni giudicate guaribili in cinque giorni.
Successivi riscontri dei maltrattamenti in famiglia sono arrivati dall'attività investigativa svolta dai Carabinieri che ha permesso di raccogliere gravi elementi probatori utili per procedere all’arresto della donna. Il magistrato di turno della Procura della Repubblica di Perugia, ha approvato la richiesta e così per la 47enne si sono spalancati i cancelli del carcere di Capanne. Davanti al giudice dovrà rispondere del reato di maltrattamenti in famiglia.
L'episodio ha fornito l'occasione all'Arma per rivolgere un invito alla cittadinanza: segnalare sempre alle forze dell'ordine se si è vittime di maltrattamenti, anche come vittime di violenza assistita. La denuncia infatti è il primo fondamentale passo da compiere per fuoriscire dalla spirale della sopraffazione. "L’evento - si legge in una nota dei Carabinieri - costituisce l’ulteriore occasione per suggerire alle potenziali vittime o testimoni di segnalare tempestivamente alla Forze dell’ordine/Autorità Giudiziaria episodi simili, così da consentire di mettere in campo le necessarie e immediate misure predisposte nella lotta alla violenza di genere, per ricevere aiuto e protezione".
Quella dei maltrattamenti in famiglia è una piaga trasversale di cui, a farne le spese, sono spesso i più fragili. Appena una settimana fa, ancora da Perugia, è arrivata un'altra storia che fa riflettere su quanto, per molte persone, le mura domestiche non siano affatto un luogo di protezione e serenità.
A presentare la denuncia, in quel caso, era stata la compagna di un uomo, classe 1978, che aveva riferito alle forze dell'ordine episodi continui di vessazioni, violenze e intimidazioni. Secondo quanto ricostruito dalla Polizia di Stato di Perugia, l'uomo avrebbe da tempo minacciato e aggredito la propria compagna con comportamenti violenti, determinando una situazione di forte disagio psicologico e di costante timore per la propria incolumità. I successivi accertamenti avevano consentito di individuare sia la sussistenza di gravi indizi di colpevolezza sia delle esigenze cautelari previste dalla normativa. Per il 46enne è stato così disposto il divieto di avvicinamento alla persona offesa unitamente all’applicazione del braccialetto elettronico, dispositivo che consente di monitorare il rispetto delle prescrizioni imposte dall’autorità giudiziaria.
All'inizio di luglio, misure simili erano state applicate nei confronti di un 25enne, originario di Arezzo ma residente nel Perugino, anche lui indagato per maltrattamenti in famiglia e lesioni personali ai danni della compagna convivente, dalla quale ha avuto due figli. La donna, secondo quanto riferito, sarebbe stata colpita all'addome con calci anche durante il delicato periodo la gravidanza. In un'altra occasione l'uomo l'avrebbe insultata ripetutamente per poi lanciarle contro alcuni oggetti presenti nell'abitazione. E poi ancora schiaffi, pugni, offese di ogni genere con la vittima che era dovuta ricorrere alle cure mediche dopo l'ennesima aggressione. Una vita che ormai non era più tale.