26 May, 2026 - 15:07

Perugia ospita Peace Flavour, il programma colombiano che trasforma le coltivazioni illegali in cacao e sviluppo

Perugia ospita Peace Flavour, il programma colombiano che trasforma le coltivazioni illegali in cacao e sviluppo

Dalle coltivazioni illegali legate al narcotraffico a nuove filiere agricole costruite attorno a cacao, caffè e sviluppo sostenibile. È il percorso al centro del progetto colombiano Peace Flavour, presentato alla Città del cioccolato di Perugia nel corso di un incontro che ha riunito istituzioni, diplomazia internazionale, operatori della cooperazione e produttori agricoli attorno a un modello fondato su legalità, economia etica e costruzione della pace.

Un appuntamento dal forte valore simbolico, che ha trasformato Perugia in punto di confronto su uno dei temi più delicati e complessi dell’America Latina contemporanea: la riconversione dei territori segnati dalle coltivazioni di coca e dalla presenza delle economie illegali attraverso percorsi alternativi di sviluppo agricolo e sociale.

Ad aprire l’incontro è stato il patron di Eurochocolate, Eugenio Guarducci, che ha accolto alla Città del cioccolato Jhenifer Mojica Florez, ambasciatrice e rappresentante permanente della Colombia presso le organizzazioni Onu a Roma, accompagnata da Claudia Rivero, direttrice della Cooperazione internazionale - Direzione per la sostituzione delle coltivazioni illecite della Colombia, e dai produttori agricoli Sergio Rincon e Jhon Fernando Chavarria, direttamente coinvolti nel programma di riconversione.

Il cacao come strumento di riscatto sociale

Al centro del progetto Peace Flavour c’è un obiettivo preciso: sottrarre terreno economico e sociale al narcotraffico, trasformando ettari destinati alle coltivazioni di coca in produzioni legali di cacao e caffè, capaci di garantire reddito, occupazione e stabilità alle comunità rurali. Un percorso che il progetto presenta non soltanto come alternativa produttiva, ma come vero processo di ricostruzione territoriale e umana.

La Città del cioccolato di Perugia “ha dato voce” al progetto colombiano Peace Flavours, che consente di sottrarre ettari di terreni al narcotraffico, trasformando le piantagioni di coca in produzioni di cacao e caffè, contribuendo “a costruire la pace e trasformare la vita dei colombiani”. Un’iniziativa che, come sottolineato durante l’incontro, assume una valenza che supera il solo aspetto agricolo o commerciale, entrando nel terreno della coesione sociale, della tutela delle comunità locali e della costruzione di nuove opportunità economiche nelle aree più fragili del Paese sudamericano.

Guarducci: “Il cacao non va raccontato in maniera statica”

Nel suo intervento, Eugenio Guarducci ha ribadito la volontà della Città del cioccolato di affrontare il tema del cacao non soltanto dal punto di vista gastronomico o commerciale, ma anche attraverso il racconto delle sue implicazioni sociali, ambientali e geopolitiche.

“La Città del cioccolato non è nuova a queste iniziative, fin dall'inizio abbiamo cercato di raccontare il maniera non solo statica il tema del cacao e del cioccolato, ma anche organizzare eventi capaci di stimolare il dibattito attorno al tema dello sviluppo di un cacao sostenibile”, ha proseguito Guarducci. Il patron di Eurochocolate ha quindi definito Peace Flavour “un programma che ha anche un valore di carattere sociale, non solo economico, per un paese straordinario”, auspicando che l’iniziativa possa rappresentare “un passo per costruire relazioni con la Colombia sempre più mature”.

Parole che evidenziano come il cacao venga sempre più percepito non soltanto come prodotto di consumo, ma anche come simbolo di filiere etiche e sviluppo sostenibile.

Il messaggio della Colombia: “sviluppo e riconciliazione”

A spiegare il significato politico e sociale del progetto è stata l’ambasciatrice colombiana Jhenifer Mojica Florez, che ha illustrato la strategia adottata dal governo colombiano per favorire la sostituzione delle coltivazioni illecite e sostenere le comunità rurali.

Con Peace Flavour, ha sottolineato l’ambasciatrice, la Colombia “porta in Italia un messaggio chiaro: dove prima c'erano conflitto e illegalità, oggi possono nascere sviluppo, gusto e riconciliazione”. Il progetto coinvolge già oltre 30mila ettari di territorio e circa 42mila famiglie, di cui oltre 20mila impegnate nella produzione di cacao

Numeri che restituiscono la dimensione di un programma ormai strutturato e capace di incidere concretamente sulle economie locali. Per la Colombia, il cacao rappresenta infatti molto più di una semplice materia prima agricola: “una materia prima di alta qualità che per noi rappresenta speranze e il seme del cambiamento e della pace”.

Cooperazione internazionale e accesso ai mercati

Un aspetto centrale emerso durante il confronto riguarda la necessità di accompagnare la riconversione agricola con strumenti economici concreti, reti commerciali e opportunità di mercato. Claudia Rivero ha spiegato infatti che il successo del progetto dipende dalla capacità di costruire filiere sostenibili e garantire ai produttori reali prospettive di crescita economica. “La sostituzione funziona quando è accompagnata da opportunità, cooperazione, commercializzazione e accesso a mercati specializzati”, ha sottolineato.

Una riflessione che evidenzia come la lotta alle coltivazioni illegali non possa basarsi soltanto sulla repressione, ma debba necessariamente passare attraverso investimenti, inclusione economica e costruzione di alternative produttive credibili.

Le testimonianze degli agricoltori

Ad arricchire l’incontro sono state le testimonianze dei due agricoltori colombiani giunti a Perugia, che hanno descritto il cambiamento in atto nei propri territori. “Stiamo costruendo pace attraverso il cacao”, hanno spiegato Sergio Rincon e Jhon Fernando Chavarria, sottolineando come questa coltivazione sia diventata non solo un’opportunità economica, ma anche un motore di cambiamento sociale per i più giovani.

Per i due produttori il cacao “si converte in felicità e amore”, un’immagine che sintetizza il valore umano e simbolico attribuito a questa filiera agricola.

Perugia crocevia internazionale del cacao sostenibile

L’iniziativa ospitata alla Città del cioccolato conferma ancora una volta il ruolo di Perugia come luogo di confronto sui temi legati al cacao, alla sostenibilità e alle filiere etiche. Non soltanto capitale italiana del cioccolato, dunque, ma anche spazio culturale capace di accogliere esperienze che parlano di diritti, cooperazione e sviluppo.

L’incontro dedicato a Peace Flavour ha messo in luce come una tavoletta di cioccolato possa racchiudere storie di riscatto sociale, cooperazione internazionale, difesa delle comunità rurali e percorsi di pace. Una lettura che dà al cacao un significato più profondo, trasformandolo in simbolo di cambiamento e riconciliazione.

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Francesco Mastrodicasa
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