Il giudice ha convalidato l'arresto, riconoscendo la correttezza dell'intervento immediato delle forze dell'ordine, ma ha escluso la sussistenza dei gravi indizi necessari per contestare il reato di tentato sequestro aggravato e per applicare una misura cautelare.
Il risultato è stato l'immediata scarcerazione del ventinovenne originario del Gambia arrestato mercoledì sera alla stazione degli autobus di Fontivegge dopo avere preso in braccio una bambina di cinque anni.
Una decisione destinata inevitabilmente a far discutere, soprattutto alla luce delle pesanti dichiarazioni della madre della piccola e del lungo elenco di precedenti che caratterizzano la posizione dell'uomo.
Il gip ha ritenuto che il comportamento del giovane, pur definito «inopportuno e preoccupante», non presenti, allo stato degli atti, quella «inequivocabile proiezione verso la privazione della libertà personale della bambina» richiesta dalla legge per configurare il tentato sequestro di persona.
Neppure la richiesta subordinata della Procura, che aveva ipotizzato la riqualificazione del fatto in violenza privata, è stata accolta.
La decisione si fonda anche sulla visione integrale dei filmati di videosorveglianza, dai quali emergerebbe che il giovane non avrebbe tentato di allontanarsi con la bambina né avrebbe opposto resistenza quando la madre l'ha immediatamente ripresa con sé.
Resta però il dato oggettivo di un uomo sconosciuto che prende in braccio una bambina di cinque anni in una stazione degli autobus, provocando il terrore della madre e il pianto della piccola.

Davanti al giudice, il giovane ha ammesso di essere stato ubriaco al momento dei fatti.
Ha sostenuto di avere preso in braccio la bambina soltanto per proteggerla, spiegando di averla vista rincorrere dei piccioni vicino agli autobus e di aver temuto che potesse essere investita.
Una ricostruzione che ha convinto il giudice a non ravvisare il tentato sequestro.
Eppure permane un dettaglio che appare, quantomeno, difficile da conciliare con il racconto.
L'episodio si è verificato intorno alle 20 di sera. A quell'ora, soprattutto nel mese di giugno, i piccioni e la maggior parte degli uccelli diurni sono già nei dormitori da almeno un paio d'ore, intenti al riposo notturno.
È quindi legittimo osservare come risulti poco credibile l'ipotesi di una bambina intenta a rincorrere piccioni nella stazione di Fontivegge a quell'ora.
Si potrebbe ipotizzare la presenza di pipistrelli, che iniziano proprio allora la loro attività, ma è noto che questi mammiferi non si posano abitualmente a terra né si prestano a essere inseguiti da una bambina.
Si tratta di elementi che non modificano il quadro giuridico delineato dal giudice, ma che inevitabilmente alimentano interrogativi sul piano della plausibilità fattuale.
Se il singolo episodio non è stato ritenuto sufficiente per configurare il tentato sequestro, resta però il contesto nel quale esso si inserisce.
Il ventinovenne è infatti una vecchia conoscenza delle forze dell'ordine.
A metà maggio era stato arrestato dopo avere aggredito una passeggera alla stazione ferroviaria e aver provocato la frattura di un dito a un agente della Polizia Ferroviaria durante le fasi dell'arresto.
Per quei fatti era stato condannato a un anno e quattro mesi di reclusione e successivamente rimesso in libertà con obbligo di firma.
Nei giorni immediatamente precedenti all'episodio di Fontivegge era stato inoltre denunciato per avere minacciato alcune persone armato di bastone sulle scalette del Duomo di Perugia, colpendo ripetutamente il portone della cattedrale.
A suo carico risultano anche un Daspo urbano e segnalazioni per il possesso di oggetti atti ad offendere.
Ed è proprio questo l'aspetto che continua a suscitare maggiore perplessità nell'opinione pubblica.
Se il singolo episodio non integra il reato contestato, il complessivo comportamento del soggetto evidenzia comunque una persistente incapacità di rispettare le regole della convivenza civile.
Non si tratta di esprimere giudizi sommari o di mettere in discussione le decisioni della magistratura, che ha applicato rigorosamente i principi del diritto penale.
Ma è difficile non chiedersi perché una persona già protagonista di una lunga teoria di episodi che hanno messo a rischio l'incolumità di cittadini innocui continui a permanere sul territorio nazionale.
La normativa italiana prevede infatti specifiche procedure di espulsione per cittadini stranieri che pongano problemi di ordine e sicurezza pubblica.
È ipotizzabile che la Questura possa ora valutare l'adozione di tali provvedimenti.

Intanto resta il dolore di una madre e la paura di una bambina di cinque anni.
Le parole della donna affidate al Corriere dell'Umbria sono durissime.
«Sono schifata. Sono arrabbiatissima», ha dichiarato.
«Non riesco a credere che abbiano creduto alla sua versione. Quando ho saputo che è stato scarcerato mi è crollato il mondo addosso».
La donna teme ora di ritrovarsi nuovamente davanti quell'uomo mentre accompagna la figlia alla fermata dell'autobus.
«Quest'uomo è pericoloso. Ha tantissimi precedenti. Che cosa deve succedere prima che venga espulso?» si chiede.
Interrogativi che riflettono il sentimento di molti cittadini e che richiamano ancora una volta il difficile equilibrio tra tutela delle libertà individuali e diritto alla sicurezza collettiva.
Un equilibrio delicato, che il diritto deve preservare senza ignorare il bisogno di protezione di chi vive quotidianamente gli spazi pubblici.