18 Apr, 2026 - 16:10

Perugia, focus di Insieme Umbria contro il cancro: "La sanità deve cambiare passo". Proposta di centralizzare la chirurgia oncologica

Perugia, focus di Insieme Umbria contro il cancro: "La sanità deve cambiare passo". Proposta di centralizzare la chirurgia oncologica

Una richiesta chiara, strutturata e supportata da evidenze cliniche: riorganizzare la chirurgia oncologica in Umbria puntando sulla concentrazione delle attività più complesse in pochi centri altamente specializzati. È il messaggio emerso dal quinto Focus promosso da Insieme Umbria contro il cancro, coordinamento delle associazioni di pazienti attive sul territorio regionale, che si è svolto sabato 18 aprile a Perugia.

Un appuntamento che ha riunito professionisti della sanità umbra, rappresentanti delle istituzioni sanitarie e associazioni di volontariato, con l’obiettivo di aprire un confronto tecnico e operativo su due ambiti di alta specializzazione: la chirurgia toracica e quella biliopancreatica. Un terreno delicato, dove la qualità delle cure è strettamente legata all’esperienza clinica, ai volumi di attività e all’organizzazione complessiva del sistema.

Il richiamo delle associazioni: “il malato non può aspettare”

Ad aprire il confronto è stato il messaggio forte lanciato dal coordinamento, che ha riportato al centro la condizione dei pazienti oncologici e la necessità di garantire risposte tempestive ed efficaci. “La sanità regionale deve cambiare passo, il malato oncologico non può aspettare”.

Una presa di posizione che non si limita alla denuncia, ma individua una direzione precisa: rafforzare la rete oncologica regionale attraverso una riorganizzazione mirata, capace di valorizzare le competenze esistenti e ridurre le criticità legate alla frammentazione dell’offerta.

Secondo Insieme Umbria contro il cancro, infatti, la qualità delle cure deve rappresentare il criterio guida di ogni scelta organizzativa. Una linea ribadita anche nel corso del Focus, dove le associazioni hanno parlato di una posizione “chiara e credibile”, maturata attraverso il confronto continuo con i pazienti e con gli operatori sanitari.

Centralizzazione delle chirurgie complesse

Il nodo centrale del dibattito ha riguardato la necessità di concentrare le chirurgie oncologiche complesse in un numero limitato di centri di riferimento, dotati di elevata specializzazione e adeguati volumi di attività. Una scelta che, secondo il coordinamento, rappresenta una condizione essenziale per garantire sicurezza, efficacia e continuità assistenziale.

“è preferibile concentrare le chirurgie oncologiche complesse in pochi centri altamente qualificati all’interno della regione”. La proposta si fonda su un principio consolidato nella letteratura scientifica: maggiore è il numero di interventi eseguiti da una struttura, migliori sono gli esiti per i pazienti. Un elemento che rende necessario superare la dispersione delle competenze e orientare il sistema verso poli di eccellenza riconoscibili e accessibili.

“Questa scelta - spiegano dal coordinamento umbro delle associazioni di pazienti -, sostenuta da evidenze cliniche e dall’esperienza degli operatori, consente di garantire maggiore sicurezza, migliori esiti e un’assistenza più qualificata. Gli esperti hanno ribadito che le chirurgie oncologiche di alto livello richiedono competenze specialistiche e volumi adeguati di interventi per assicurare sicurezza e risultati ottimali, garantendo al contempo percorsi di cura efficienti e accessibili per tutti i cittadini”.

Il confronto con i professionisti

Il Focus ha visto la partecipazione di numerosi specialisti della sanità umbra, chiamati a confrontarsi su modelli organizzativi e prospettive di sviluppo. Tra i relatori Francesco Puma, direttore della struttura complessa di Chirurgia toracica dell’Azienda ospedaliera di Perugia; Jacopo Vannucci, direttore della struttura semplice dipartimentale di Chirurgia toracica dell’Azienda ospedaliera di Terni; e Francesco Antonio Ciarleglio, direttore della struttura complessa Epato biliopancreatico dell’Azienda ospedaliera di Perugia.

Un confronto tecnico che ha consentito di approfondire le specificità delle due branche chirurgiche al centro dell’incontro, entrambe caratterizzate da elevata complessità e dalla necessità di un’organizzazione altamente strutturata. A moderare i lavori è stata Gigliola Rosignoli, già protagonista della sanità regionale e oggi direttrice centrale dei ventuno Istituti Maugeri Italia, che ha richiamato l’attenzione sul valore delle competenze presenti in Umbria.

“le eccellenze che ancora lavorano nella sanità umbra devono essere protette e sostenute”. Un passaggio che si lega direttamente al tema della riorganizzazione: valorizzare ciò che già esiste, evitando dispersioni e creando le condizioni per un sistema più efficiente e competitivo.

Mobilità sanitaria e sostenibilità del sistema

Tra i temi affrontati anche quello della mobilità sanitaria, con un chiaro invito a invertire la tendenza che vede molti pazienti costretti a rivolgersi a strutture fuori regione. Secondo le associazioni, una rete ben organizzata e centrata su poli di eccellenza può ridurre significativamente questo fenomeno, migliorando al contempo la qualità dell’assistenza.

“E’ decisamente meglio favorire la mobilità dei pazienti all’interno della regione, piuttosto che costringerli a cercare cure fuori regione, con disagi maggiori per le persone e le famiglie e un indebolimento complessivo del sistema sanitario locale”.

La questione non riguarda solo i pazienti, ma anche la sostenibilità complessiva del sistema sanitario regionale, che rischia di perdere risorse economiche e professionali a causa della cosiddetta “fuga sanitaria”.

Il ruolo delle associazioni e la governance

Le associazioni hanno inoltre ribadito la propria disponibilità a collaborare con le istituzioni per accompagnare il processo di riorganizzazione, sottolineando la necessità che la centralizzazione non produca nuove disuguaglianze nell’accesso alle cure.

“Il loro impegno a collaborare con le istituzioni per assicurare che la centralizzazione delle chirurgie oncologiche non comporti disparità di accesso, ma sia uno strumento per migliorare la qualità delle cure nella regione”. Parole che sottolineano il ruolo sempre più attivo del mondo dell’associazionismo nella definizione delle politiche sanitarie, non solo come portatore di istanze, ma come interlocutore strutturato e consapevole.

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Francesco Mastrodicasa
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