Una storia dai contorni inquietanti che unisce territorio perugino e pavese. Nel capoluogo umbro il proprietario di un cane, un siberian husky, aveva dovuto prendere la difficile decisione di sottoporlo all'eutanasia. L'animale, 14 anni, era molto malato e il peggioramento delle sue condizioni aveva reso necessaria la soppressione.
Era il 30 dicembre dell'anno scorso quando il cane è stato portato in un ambulatorio veterinario di Perugia per l'ultimo saluto, dopodiché la salma era stata affidata ad una agenzia funebre specializzata in animali che avrebbe dovuto provvedere alla cremazione. Secondo gli accordi fra agenzia funebre e proprietario dell'husky, le ceneri gli dovevano venire riconsegnate entro il 21 gennaio. La richiesta era di cremazione singola con pagamento rateizzato. Ma le cose, a quanto pare, sono andate diversamente. Appena un mese dopo, il 2 febbraio, il proprietario è stato contattato dai Carabinieri di Pavia che gli riferivano di aver ritrovato la carcassa dell'animale in un canale di scolo, nella loro zona di competenza. Non era neanche l'unica: in quel fosse erano presenti almeno altre quaranta carcasse di animali. A riportare la notizia in prima battuta le pagine umbre de 'Il Messaggero' in un articolo a firma di Enzo Beretta.
Il corpo dell'animale è stato rinvenuto a circa 400 chilometri di distanza da Perugia, in località Albonesi, nel Pavese, in quella che è sembrata una fossa comune. L'husky di provenienza perugina è stato identificato grazie al microchip che nel nostro Paese è obbligatorio per tutti i cani. Contattato dai Carabinieri, il proprietario ha sporto denuncia, per tramite dell'avvocato Luisa Manini, alla fine di marzo.
Eppure allo stesso, secondo quanto riferito, nel frattempo sarebbe stata consegnata un’urna contenente le presunte ceneri del cane prospettandogli anche la possibilità di ottenere un campione per eventuali verifiche genetiche.
In seguito sono intercorse varie telefonate con l’Ats (Agenzia di Tutela della Salute) di Pavia a cui il proprietario avrebbe richiesto a più riprese la restituzione dei resti dell’animale o anche soltanto delle ceneri. Ma la vicenda qui si è ulteriormente complicata. Secondo la ricostruzione, il 30 marzo il denunciante sarebbe stato informato da dirigenti veterinari dell’Ats che, "a causa di un errore tecnico legato a problemi di congelamento e al mancato riconoscimento del chip identificativo, la carcassa era stata smaltita collettivamente prima della restituzione".
Chiunque condivida la propria vita con un animale, lo sa. Non è facile separarsene e dovergli dire addio per sempre. Ma cosa succede quando muore un animale domestico?
In Italia lo smaltimento delle carcasse è regolato da leggi ben precise, sia nazionali che europee. Quando viene a mancare un animale da compagnia - sia esso un cane, un gatto, un coniglio o un criceto giusto per fare qualche esempio - è assolutamente vietato abbadonare il cadavere o gettarlo nella spazzatura. Non è cioè consentito "disfarsene" ma vanno rispettate norme precise che tutelano la salute pubblica.
Le opzioni sono tre. La prima è rivolgersi ad una clinica veterinaria che poi lo affida ad una ditta specializzata. La seconda è affidarsi a un'agenzia che effettua cremazioni di animali, proprio come accaduto al proprietario dell'husky di Perugia, e si può scegliere fra cremazione singola o collettiva, in quest'ultio frangente anche con la possibilità di farsi restituire le ceneri. In casi specifici, infine, si può scegliere la sepoltura. Alcune città, non tutte, hanno appositi cimiteri dedicati agli amici animali dove tumularli. L'animale in presenza di condizioni particolari, può essere anche seppellito in un terreno di proprietà purché vengano rispettate le distanze dalle abitazioni e dalle falde acquifere.