È stata aperta dalla Procura della Repubblica di Perugia l’inchiesta sulla morte di Elena Trombi, 74 anni, deceduta il 25 luglio scorso a Città di Castello dopo un lungo percorso ospedaliero iniziato in seguito a un intervento di chirurgia estetica eseguito nell’ottobre 2025. Al centro degli accertamenti della magistratura ci sono le condizioni cliniche della donna, l’intervento cui era stata sottoposta e la successiva evoluzione del quadro sanitario, culminata nel decesso dopo mesi di ricovero e assistenza.
L'indagine, ancora nella fase iniziale, dovrà stabilire con precisione che cosa sia accaduto nelle ore immediatamente successive all'operazione e se vi siano stati comportamenti professionalmente rilevanti da parte dei sanitari coinvolti. Per ricostruire la vicenda sotto il profilo medico-legale, la Procura ha disposto un accertamento tecnico irripetibile e ha fissato per domani il conferimento dell'incarico al consulente nominato dalla magistratura, il professor Alessandro Santurro, associato di Medicina legale dell'Università degli Studi di Salerno.
Sarà quindi l'esame autoptico, insieme agli ulteriori accertamenti che potranno rendersi necessari, a fornire elementi decisivi per comprendere le cause del decesso e verificare l'eventuale presenza di profili di responsabilità.
Nel procedimento risultano indagati due medici: un chirurgo plastico perugino di 65 anni e un anestesista giordano di 36 anni. Il primo è assistito dall'avvocato Franco Libori, mentre il secondo è difeso dall'avvocato Delfo Berretti, che ha nominato come consulente di parte il medico legale Sergio Scalise Pantuso. L'iscrizione nel registro degli indagati costituisce, in questa fase, un atto necessario per consentire ai sanitari coinvolti di partecipare agli accertamenti irripetibili e di esercitare pienamente le facoltà previste dalla legge. Saranno gli approfondimenti investigativi e, soprattutto, gli esiti degli accertamenti medico-legali a chiarire l'effettiva dinamica dei fatti.
Nel decreto di nomina del consulente, la Procura evidenzia che "si rende necessario procedere tempestivamente all’esame autoptico", riservandosi "la nomina di altri specialisti per compiere gli ulteriori accertamenti per i quali sono necessarie specifiche competenze tecniche in chirurgia estetica, in base alle indicazioni che saranno fornite dal medico legale all’esito dell’atto urgente e alle prime risultanze".
Il pubblico ministero Patrizia Mattei, allo stato delle indagini, ipotizza i reati di omicidio colposo e responsabilità sanitaria. Si tratta di contestazioni che dovranno essere verificate nel corso dell'inchiesta e che, allo stato attuale, non equivalgono a un accertamento di responsabilità.
Secondo quanto riportato nel provvedimento della Procura, agli indagati viene contestato di avere, "con colpa generica per imperizia, imprudenza e negligenza e per colpa specifica in violazione di regole cautelari e di linee guida specifiche di settore in corso di accertamento", causato prima "lesioni personali gravissime" e poi "la morte della paziente".
Tra gli aspetti che gli inquirenti intendono approfondire figurano "la tempestività dell’intervento salvavita, il corretto trattamento antibiotico preventivo contestuale all’intervento e l’adeguatezza dell’operazione e dei trattamenti stessi alle condizioni psicofisiche e di età della paziente".
Saranno dunque molteplici i profili sottoposti all'esame dei consulenti. L'autopsia dovrà innanzitutto contribuire a ricostruire il quadro clinico della donna e il rapporto tra l'intervento chirurgico, le complicazioni successive e il deterioramento delle sue condizioni di salute. Gli specialisti dovranno inoltre valutare la correttezza delle procedure adottate e la tempestività delle cure prestate nelle diverse fasi della vicenda.
La donna, secondo quanto ricostruito negli atti giudiziari, si era "sottoposta ad operazione di chirurgia plastica elettiva consistita in lifting cervico-facciale secondario e rimozione di xantelasmi" presso uno studio di Perugia.
Dopo l'intervento, il quadro clinico sarebbe però rapidamente peggiorato, rendendo necessario il trasferimento in ospedale. La paziente è stata quindi ricoverata d'urgenza presso l'Azienda ospedaliera di Perugia "in stato di coma in sospetta tossicità da anestetico locale in paziente sottoposta a lifting facciale in clinica privata, con prognosi riservata e con successiva compromissione neurologica per ‘stato di coma in encefalopatia ipossica-ischemica’".
Si tratta di uno degli elementi centrali della ricostruzione investigativa. L'attenzione della magistratura è infatti rivolta non soltanto alle modalità con cui sarebbe stato eseguito l'intervento, ma anche alla gestione delle complicanze insorte successivamente e alla sequenza degli interventi sanitari adottati per fronteggiare il quadro clinico.
Nel novembre 2025 la donna è stata trasferita nel reparto di Rianimazione dell'ospedale di Città di Castello. Successivamente è stata trasferita all'Opera pia. Nei documenti sanitari il quadro neurologico viene indicato come "Encefalopatia post-anossica".
Da quel momento è iniziato un lungo periodo di ricovero e assistenza, protrattosi per diversi mesi, fino al decesso avvenuto il 25 luglio.
Proprio la lunga evoluzione clinica rende particolarmente importante l'accertamento disposto dalla Procura. Il consulente tecnico dovrà analizzare la documentazione sanitaria, ricostruire l'intero percorso della paziente e procedere all'esame autoptico per individuare gli elementi utili a stabilire la causa del decesso. L'incarico affidato al professor Santurro comprende infatti l'esecuzione dell'autopsia e degli ulteriori accertamenti ritenuti necessari dalla Procura. In base alle prime risultanze potranno essere coinvolti anche altri specialisti, con competenze specifiche nell'ambito della chirurgia estetica, come già indicato nel decreto di nomina.
L'obiettivo dell'indagine sarà quello di ricostruire con la massima precisione la catena degli eventi: dall'intervento chirurgico alle prime complicanze, dal ricovero d'urgenza al successivo quadro neurologico, fino alla morte della paziente avvenuta a distanza di mesi.
Nell'ambito del procedimento la Procura ha individuato come persone offese il marito della donna e i due figli. Ai familiari sono state riconosciute le prerogative previste dal codice di procedura penale nell'ambito dell'accertamento tecnico irripetibile.
La loro partecipazione all'atto consentirà quindi di esercitare le facoltà previste dalla normativa durante un passaggio particolarmente rilevante dell'inchiesta, utile a raccogliere elementi che potrebbero assumere valore probatorio nel successivo sviluppo del procedimento.
L'indagine della Procura di Perugia è ancora in una fase preliminare. L'iscrizione dei due medici nel registro degli indagati e le contestazioni formulate nel provvedimento rappresentano il perimetro entro il quale si stanno muovendo gli investigatori e la magistratura, ma sarà necessario attendere gli esiti degli accertamenti prima di poter stabilire eventuali responsabilità.
Il conferimento dell'incarico per l'autopsia rappresenta il prossimo passaggio dell'inchiesta. Gli esiti dell'esame medico-legale e degli ulteriori approfondimenti tecnici potranno contribuire a chiarire se il decesso sia riconducibile alle complicanze dell'intervento, alle successive condizioni cliniche della paziente o ad altri fattori intervenuti nel lungo percorso sanitario.
La consulenza disposta dalla Procura costituirà uno degli elementi centrali del procedimento e potrà fornire le risposte necessarie sulle cause della morte di Elena Trombi e sulla eventuale sussistenza dei profili di responsabilità ipotizzati dagli inquirenti.
Per ora, dunque, l'inchiesta resta aperta e ogni valutazione definitiva è rinviata agli esiti degli accertamenti. Saranno la documentazione clinica, l'esame autoptico e le valutazioni degli specialisti a delineare il quadro completo di una vicenda sanitaria che, dopo mesi di ricovero, ha portato alla morte della 74enne.