01 Apr, 2026 - 11:33

Perugia, in auto con l’ex nonostante il divieto di avvicinamento: arrestato 43enne durante un controllo

Perugia, in auto con l’ex nonostante il divieto di avvicinamento: arrestato 43enne durante un controllo

Le cronache giudiziarie ci hanno abituati a narrazioni di braccialetti elettronici manomessi o di divieti infranti con la forza. Quanto accaduto recentemente a Perugia riscrive i confini della casistica legata alla violenza di genere, portando alla luce un paradosso che ha sorpreso gli stessi inquirenti. Un uomo di 43 anni è stato arrestato dalla Polizia di Stato in una dinamica quasi surreale: è stato sorpreso in auto proprio con la donna dalla quale doveva restare lontano per ordine del tribunale, in un piano coordinato per ingannare la sorveglianza digitale.

L'episodio non è solo un fatto di cronaca, ma un campanello d'allarme sulla complessità delle relazioni che sopravvivono ai provvedimenti giudiziari. Il sistema di prevenzione tecnologico, progettato come un muro invisibile tra vittima e carnefice, è stato svuotato di senso attraverso una collaborazione inaspettata, trasformando una misura di massima allerta in un semplice simulacro.

Cronaca di un'elusione: il trucco del ricevitore fantasma

Tutto ha avuto inizio durante un ordinario pattugliamento notturno delle volanti della Questura di Perugia. Gli agenti, procedendo a un controllo di routine su un'autovettura, si sono trovati di fronte a una coppia che viaggiava apparentemente senza tensioni. L'interrogazione dei database ha immediatamente fatto scattare l'allerta: il passeggero era infatti destinatario di un divieto di avvicinamento con obbligo di indossare il braccialetto elettronico.

L'aspetto sbalorditivo è emerso quando i poliziotti hanno cercato di capire come fosse possibile che la centrale operativa non avesse segnalato l'anomalia. La spiegazione è arrivata direttamente dalla donna che sedeva al volante. Invece di denunciare una coercizione, ha ammesso di aver agito attivamente per neutralizzare il monitoraggio remoto. La vittima ha infatti confessato di aver lasciato l'apparecchio ricevente, che deve sempre trovarsi in sua prossimità per far scattare l'allarme se il braccialetto si avvicina, all'interno della propria abitazione.

L'obiettivo era semplice: permettere all'uomo di salire in auto con lei per un passaggio verso una struttura ricettiva senza che le forze dell'ordine venissero allertate. Un escamotage che però non ha retto al controllo fisico degli agenti, portando all'arresto immediato del 43enne e al suo trasferimento nelle camere di sicurezza della Questura in attesa della convalida davanti al giudice.

Il quadro normativo: cosa rischia chi sfida il braccialetto elettronico

La legge italiana, drasticamente inasprita con l'introduzione del Codice Rosso e delle successive riforme, non concede margini di manovra nemmeno di fronte al presunto consenso della persona offesa. La violazione del divieto di avvicinamento è regolata dall'articolo 387-bis del Codice Penale, una norma specifica nata proprio per garantire l'effettività delle misure cautelari. Chiunque infranga queste prescrizioni rischia la reclusione da sei mesi a tre anni. È fondamentale sottolineare che, trattandosi di un provvedimento emesso a tutela della pubblica incolumità e del rispetto dell'autorità giudiziaria, l'accordo tra le parti è giuridicamente nullo. Anche se è la vittima a cercare l'indagato o ad aiutarlo a eludere i sensori, il reato per l'uomo sussiste integralmente poiché la misura non è una facoltà, ma un obbligo imposto dallo Stato.

L'uso del braccialetto elettronico, previsto dall'art. 282-ter del Codice di Procedura Penale, rappresenta l'ultima frontiera della prevenzione non carceraria. Quando un indagato accetta l'installazione del dispositivo, il sistema crea una zona di sicurezza (solitamente di 500 metri) che, se violata, allerta in tempo reale le sale operative. L'elusione intenzionale di questo controllo, come nel caso perugino, aggrava pesantemente la posizione dell'indagato. In queste circostanze, il magistrato può ritenere le misure alternative del tutto inefficaci, disponendo l'immediata custodia cautelare in carcere. L'arresto in flagranza è un atto dovuto che mira a troncare sul nascere ogni possibile escalation di violenza, che la giurisprudenza considera sempre latente in simili contesti di instabilità relazionale.

In sede di condanna, la violazione deliberata delle restrizioni impedisce spesso l'accesso a benefici come la sospensione condizionale della pena, riflettendosi negativamente sul percorso rieducativo del reo. Sebbene la donna non sia perseguibile per la violazione commessa dal 43enne, la sua condotta di aiuto attivo nell'eludere il dispositivo elettronico può portare il tribunale a rivalutare l'intero impianto difensivo. Lo Stato procede d'ufficio per garantire che un ordine del giudice non diventi un'opzione negoziabile, poiché la storia criminale insegna che la falsa sicurezza di un momento può trasformarsi rapidamente in tragedia.

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Lorenzo Farneti
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