La vicenda delle presunte intercettazioni dei colloqui tra detenuti e avvocati all’interno del carcere di Capanne, a Perugia, scuote il mondo forense italiano e sfocia in una protesta senza precedenti: l’Unione delle Camere Penali Italiane ha infatti proclamato uno sciopero nazionale degli avvocati penalisti dall’8 al 12 giugno, annunciando contestualmente una manifestazione nazionale a Perugia prevista per l’11 giugno.
La mobilitazione nasce dopo la diffusione delle notizie relative a un’attività investigativa che, secondo quanto emerso dagli atti, avrebbe portato all’installazione di dispositivi audio e video nelle sale colloqui del penitenziario umbro. Le captazioni, autorizzate nell’ambito di un’indagine per traffico internazionale di sostanze stupefacenti che coinvolgerebbe una professionista del foro perugino, avrebbero finito però per registrare anche le conversazioni tra detenuti e numerosi legali completamente estranei al procedimento.
Una vicenda che l’avvocatura definisce gravissima, perché andrebbe a colpire uno dei principi cardine dello Stato di diritto: l’inviolabilità del rapporto fiduciario tra difensore e assistito.
Secondo quanto denunciato dalla Camera penale di Perugia e rilanciato dall’Unione delle Camere Penali, le microspie sarebbero state installate in tutte e quattro le sale colloqui del carcere di Capanne, con registrazioni protratte per circa sei mesi.
L’attività investigativa sarebbe nata nell’ambito di un’inchiesta specifica, ma le captazioni avrebbero coinvolto una platea molto più ampia di soggetti non direttamente collegati al fascicolo investigativo originario. Dall’esame degli atti, emersi dopo la chiusura delle indagini preliminari, starebbe infatti emergendo un quadro particolarmente esteso.
Le prime ricostruzioni parlano di circa quaranta colloqui registrati tra detenuti e avvocati estranei all’indagine. I professionisti coinvolti sarebbero tra i 15 e i 20, mentre le registrazioni avrebbero una durata variabile compresa tra pochi minuti e oltre mezz’ora.
Numeri che stanno alimentando forte preoccupazione nel mondo dell’avvocatura penalista, soprattutto per le implicazioni costituzionali della vicenda.
Durissima la posizione assunta dall’Unione delle Camere Penali Italiane, che ha deciso di trasformare il caso Perugia in una battaglia nazionale sulle garanzie difensive.
“Quanto accaduto costituisce una gravissima violazione del diritto di difesa, garantito dalla Costituzione, dalla Cedu e dal codice di procedura penale - si legge in una nota diffusa dall'Ucp - che occorre denunciare con fermezza”. Per i penalisti italiani, quanto emerso non rappresenterebbe soltanto una criticità procedurale, ma una lesione diretta dei principi fondamentali su cui si fonda il sistema democratico e il giusto processo.
L’Ucp ha inoltre evidenziato come la vicenda “non possa essere confinata nella dimensione di una patologia locale o di un mero errore procedurale”, chiedendo verifiche immediate da parte delle autorità competenti, compreso il Consiglio Superiore della Magistratura, affinché vengano accertate eventuali responsabilità disciplinari.
A intervenire pubblicamente è stato anche il presidente della Camera penale di Perugia, l’avvocato Luca Gentili, che ha preso la parola durante l’assemblea straordinaria dell’Unione delle Camere Penali a Roma. Le sue dichiarazioni fotografano il clima di forte tensione che si respira all’interno dell’avvocatura. “Un’altra brutta pagina dei rapporti tra magistratura e avvocatura. I principi costituzionali quali il diritto di difesa e la riservatezza delle comunicazioni tra legale e assistito sono stati brutalmente calpestati, e per altro in un luogo simbolo come la saletta colloqui del carcere”.
Gentili ha inoltre sottolineato come i numeri inizialmente ipotizzati sembrino destinati ad aumentare alla luce dei riscontri emersi dall’analisi degli atti. “Il collega impegnato nella difesa dell’avvocata accusata - ha spiegato Gentili - ha parlato di sei legali che non c’entravano nulla con l’indagine, ma dai riscontri emergono numeri ben più significativi”.
Tra i protagonisti della vicenda figura anche l’avvocato Alessandro Cannevale, ex magistrato ed ex procuratore capo di Spoleto, oggi difensore della legale coinvolta nell’indagine.
È stato proprio Cannevale a riferire di aver visionato personalmente parte delle registrazioni audio-video contenute negli atti. Secondo quanto dichiarato dal legale, il materiale raccolto non lascerebbe spazio a interpretazioni differenti. Le registrazioni, ha spiegato, sarebbero “senza possibilità di fraintendimento”, elemento che avrebbe contribuito ad aggravare ulteriormente la preoccupazione dell’avvocatura nazionale.
La risposta dell’Unione delle Camere Penali sarà dunque simbolicamente forte. Dal’8 al 12 giugno i penalisti italiani si asterranno dalle udienze in tutta Italia, mentre il momento centrale della mobilitazione sarà la manifestazione nazionale prevista l’11 giugno nel capoluogo umbro.
Perugia diventerà così il punto di convergenza della protesta dell’avvocatura italiana, che intende richiamare l’attenzione pubblica e istituzionale sulla tutela del diritto di difesa e sulla necessità di preservare la riservatezza dei colloqui tra assistito e difensore.
La scelta della città umbra assume un significato estremamente simbolico: proprio qui, infatti, si sarebbe consumata quella che molti penalisti definiscono una delle più gravi lesioni delle garanzie difensive degli ultimi anni.
La vicenda ha ormai superato i confini giudiziari e forensi, approdando anche sul piano politico e parlamentare. La deputata del Movimento 5 Stelle Emma Pavanelli ha annunciato la presentazione di un’interrogazione parlamentare indirizzata al ministro della Giustizia.
“Nei prossimi giorni depositerò un’interrogazione per fare piena luce su quanto emerso - ha dichiarato -. Le notizie diffuse delineano un quadro che, se confermato, sarebbe di una gravità senza precedenti sotto il profilo democratico, costituzionale e ordinamentale”.
Pavanelli ha poi aggiunto: “Intercettare colloqui tra avvocato e assistito significa colpire il cuore stesso dello Stato di diritto. Non siamo di fronte a una questione tecnica o corporativa. Qui è in gioco la credibilità dello Stato e la tenuta delle garanzie democratiche”.
La parlamentare ha chiesto al Guardasigilli di chiarire se siano state avviate ispezioni ministeriali, quali verifiche siano attualmente in corso presso gli uffici giudiziari e l’istituto penitenziario di Capanne e quali iniziative urgenti il Governo intenda adottare per evitare che episodi analoghi possano ripetersi.