Unire la cura degli spazi pubblici alla costruzione di nuove relazioni sociali, trasformando i parchi cittadini in luoghi di presidio civico, incontro e partecipazione. È questa la filosofia che ispira il progetto "Nonni per la cura dei parchi", rilanciato dal Comune di Perugia e approvato nei giorni scorsi in Terza Commissione, con l'obiettivo di coinvolgere i pensionati nella valorizzazione e nella cura delle aree verdi urbane.
Un'iniziativa che, almeno nelle intenzioni, prova a tenere insieme due esigenze sempre più avvertite nelle città contemporanee: da un lato la necessità di rafforzare la manutenzione e la vivibilità degli spazi pubblici, dall'altro il contrasto alla solitudine e all'isolamento sociale che coinvolgono una parte crescente della popolazione anziana.
L'idea, come riporta Perugia Today, ha raccolto interesse e apprezzamenti per la sua capacità di valorizzare il protagonismo degli anziani e promuovere forme di partecipazione attiva. Ma proprio mentre il progetto muove i primi passi istituzionali, si è aperto un confronto che va ben oltre il singolo provvedimento e investe il rapporto tra volontariato, servizi pubblici e responsabilità amministrative.
A sollevare interrogativi è il gruppo "Perugia Social City", che attraverso il coordinatore Giampiero Tamburi ha diffuso una riflessione sulle possibili implicazioni dell'iniziativa.
Il primo elemento posto al centro del dibattito riguarda il ruolo stesso del volontariato nella gestione dei beni comuni. Perugia Social City mette in guardia dal rischio che un'esperienza nata per favorire la partecipazione finisca, di fatto, per trasformarsi in una risposta alle difficoltà organizzative dell'ente pubblico.
"Quando l’amministrazione istituzionalizza la cura dei beni pubblici coinvolgendo i pensionati - si legge nella nota - il rischio è che il volontariato non sia più un valore aggiunto, ma diventi uno strumento per sopperire a carenze croniche nella gestione ordinaria".
Una riflessione che tocca uno dei temi più delicati del dibattito pubblico contemporaneo: il confine tra cittadinanza attiva e sostituzione delle funzioni che dovrebbero essere garantite attraverso servizi strutturati e professionalizzati.
Secondo il gruppo, la partecipazione dei cittadini rappresenta una risorsa preziosa solo se inserita in un sistema efficiente e adeguatamente finanziato. Diversamente, il rischio è che la buona volontà finisca per diventare una risposta obbligata a carenze che richiederebbero invece investimenti, programmazione e personale qualificato.
Dietro la discussione sul progetto emerge un interrogativo più ampio: chi deve prendersi cura degli spazi comuni? Perugia Social City evidenzia come la manutenzione del verde urbano non possa essere affidata esclusivamente all'impegno spontaneo dei cittadini, ma debba poggiare su un piano professionale stabile.
L'attenzione si concentra soprattutto sul rischio che il coinvolgimento dei pensionati venga percepito come una soluzione alternativa ai servizi ordinari piuttosto che come un'integrazione.
Il timore espresso è che il progetto, anziché rafforzare la comunità, finisca involontariamente per normalizzare l'idea che la gestione del patrimonio pubblico possa essere affidata prevalentemente alla disponibilità dei cittadini.
Un altro aspetto riguarda la scelta stessa di rivolgersi ai "nonni", figura che richiama immediatamente prossimità, fiducia e cura. Per Tamburi, tuttavia, proprio questa forza evocativa potrebbe contribuire a spostare l'attenzione dai contenuti concreti del progetto.
"Carica il progetto di un valore emotivo fortissimo - spiega Tamburi - che rischia di mascherare una funzione di controllo sociale". Il riferimento è alla possibilità che la presenza costante degli anziani nei parchi venga interpretata anche come una forma di vigilanza informale.
Se da una parte il presidio degli spazi pubblici può favorire la percezione di sicurezza, dall'altra il gruppo sottolinea come il confine tra "prendersi cura" e assumere un ruolo assimilabile a quello della sentinella possa diventare particolarmente sottile.
Una sovrapposizione che rischierebbe di attribuire a persone potenzialmente fragili compiti non propri e responsabilità che appartengono ad altri soggetti istituzionali.
Tra le criticità evidenziate emergono poi gli aspetti più strettamente tecnici e organizzativi. La partecipazione volontaria non esonera infatti l'amministrazione dal garantire tutele adeguate. Anche in assenza di un rapporto di lavoro subordinato, restano aperte questioni legate alla formazione, alle coperture assicurative e alla definizione precisa delle attività consentite. "Se il progetto non prevede un coordinamento professionale ferreo - avverte il gruppo - si rischia di esporre i partecipanti a infortuni o a carichi di lavoro non idonei, delegando la responsabilità del rischio al singolo individuo".
Da qui la richiesta di chiarire preventivamente modalità operative, limiti di intervento e strumenti di tutela per chi deciderà di aderire all'iniziativa.
È però sul piano culturale e politico che Perugia Social City formula la propria osservazione più netta. "La retorica della “cittadinanza attiva” - scrive Tamburi - è spesso usata per presentare come virtuose operazioni che, in realtà, sono dettate dall’incapacità di bilancio".
Per il gruppo, prima di attivare nuovi progetti di volontariato occorrerebbe interrogarsi sulle ragioni per cui il verde pubblico non riesca a essere mantenuto pienamente attraverso gli strumenti ordinari. "Una vittoria mediatica immediata - conclude il gruppo - ma che non risolve i problemi strutturali".
C'è infine un'ultima questione, meno evidente ma non meno significativa: la scelta di rivolgere il progetto esclusivamente agli anziani. "Perché l’attivazione civica viene canalizzata in modo così specifico verso gli anziani?" si chiede Perugia Social City. "Si rischia di alimentare un modello in cui la cura dei parchi è vista come un passatempo per pensionati, anziché promuovere una cultura del bene comune che coinvolga giovani, studenti e famiglie".
Il tema, in questo caso, riguarda il modello di comunità che si intende promuovere: una partecipazione segmentata per categorie oppure un impegno realmente intergenerazionale.