24 Feb, 2026 - 21:30

Perugia, viola le prescrizioni dell’affidamento in prova: 36enne arrestato e portato in carcere

Perugia, viola le prescrizioni dell’affidamento in prova: 36enne arrestato e portato in carcere

Un percorso alternativo al carcere che si interrompe bruscamente. La misura dell’affidamento in prova al Servizio Sociale concessa a un 36enne di origine rumena si è trasformata in un ritorno dietro le sbarre. La decisione è arrivata al termine di una serie di accertamenti che hanno evidenziato ripetute inosservanze delle prescrizioni imposte dall’Autorità Giudiziaria, ritenute incompatibili con la prosecuzione del beneficio.

Le misure alternative al carcere funzionano solo se chi ne beneficia rispetta fino in fondo le regole imposte. Sono opportunità importanti, pensate per evitare la detenzione e favorire un percorso diverso, ma prevedono obblighi precisi e controlli costanti. Se quegli impegni vengono disattesi, la conseguenza è quasi inevitabile: il beneficio viene revocato e si torna in carcere, come accaduto in questa vicenda.

La decisione del Magistrato di Sorveglianza e l’intervento della Squadra Mobile

A eseguire il provvedimento è stato il personale della Squadra Mobile della Questura di Perugia, che ha dato attuazione a un decreto emesso dal Magistrato di Sorveglianza. Il provvedimento ha disposto la sospensione dell’affidamento in prova al Servizio Sociale con contestuale ordine di carcerazione nei confronti dell’uomo, nato nel 1990.

Secondo quanto ricostruito, il 36enne si sarebbe reso responsabile della violazione delle prescrizioni fissate dall’Autorità Giudiziaria nell’ambito della misura alternativa. Elementi che hanno portato l’Ufficio di Sorveglianza di Perugia a rivalutare la sua posizione.

L’affidamento in prova rappresenta una possibilità concessa al condannato per scontare la pena fuori dall’istituto penitenziario, sotto il controllo dei servizi sociali e nel rispetto di precise condizioni. Tra queste, nel caso specifico, figuravano obblighi stringenti. Come si legge nel provvedimento, l’uomo era tenuto a osservare “l’obbligo di non frequentare persone pregiudicate nonché l’obbligo di permanere all’interno della propria abitazione dalle ore 22:00 alle ore 6:00”.

Proprio il mancato rispetto di tali disposizioni avrebbe determinato la valutazione negativa del suo comportamento. Le violazioni, ripetute nel tempo, hanno indotto il Magistrato a ritenere non più sostenibile la prosecuzione della misura alternativa.

Violazioni e revoca della misura: il ritorno in carcere a Capanne

La ratio delle misure alternative è quella di coniugare l’esecuzione della pena con un percorso di responsabilizzazione e reinserimento. La concessione dell’affidamento in prova presuppone un atteggiamento collaborativo e rispettoso delle regole imposte. Nel momento in cui il beneficiario dimostra condotte incompatibili con tali presupposti, l’ordinamento prevede la revoca del beneficio.

Nel caso in esame, le reiterate inosservanze avrebbero evidenziato un’inadeguatezza rispetto agli obiettivi della misura. Per questo motivo, il Magistrato di Sorveglianza presso l’Ufficio di Sorveglianza di Perugia ha disposto la sospensione dell’affidamento e ordinato l’immediata carcerazione del condannato.

Una volta formalizzato il decreto, gli agenti della Squadra Mobile hanno provveduto alla notifica del provvedimento all’interessato. Successivamente, il 36enne è stato tratto in arresto e accompagnato presso la casa circondariale di Capanne, dove sconterà la pena secondo le modalità stabilite dall’Autorità Giudiziaria. L’episodio conferma come il sistema delle misure alternative non rappresenti una deroga priva di controlli, ma un percorso vigilato, soggetto a costante monitoraggio da parte degli organi competenti. Il rispetto degli obblighi -  dal divieto di frequentazioni ritenute pericolose fino alla permanenza domiciliare nelle fasce orarie indicate - costituisce condizione imprescindibile per mantenere il beneficio.

L’affidamento in prova al Servizio Sociale resta uno strumento centrale nel sistema penitenziario italiano, ma la sua efficacia dipende anche dalla capacità del condannato di dimostrare affidabilità e adesione concreta alle regole. Quando questo patto viene infranto, l’ordinamento reagisce con la revoca del beneficio e il ritorno alla detenzione intramuraria. È quanto accaduto al 36enne, dove la valutazione del Magistrato di Sorveglianza ha portato alla sospensione della misura e al trasferimento immediato in carcere. Un richiamo, ancora una volta, al principio secondo cui le misure alternative rappresentano un’opportunità, ma non un diritto incondizionato: la loro tenuta si fonda sul rispetto rigoroso delle prescrizioni stabilite.

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Lorenzo Farneti
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