Il Consiglio provinciale di Perugia ha approvato l’ordine del giorno “Tutela delle consigliere di parità regionali e territoriali”, presentato dalla consigliera Francesca Pasquino, con 8 voti favorevoli, due astensioni e un consigliere che non ha partecipato al voto.
Una presa di posizione che va ben oltre il perimetro amministrativo locale e che punta a difendere il ruolo delle consigliere di parità come presidio di prossimità per la tutela delle lavoratrici, in una fase in cui il tema del riordino degli assetti istituzionali è tornato al centro del confronto parlamentare. Il documento approvato dal Consiglio provinciale richiama l’attenzione sulla necessità di preservare e rafforzare una rete che da oltre vent’anni opera nei territori con funzioni di mediazione, vigilanza e intervento contro le discriminazioni nei luoghi di lavoro.
A illustrare l’ordine del giorno in aula è stata la stessa consigliera Francesca Pasquino, che ha motivato la proposta con un intervento dal forte valore politico e istituzionale, incentrato sulla difesa di quella che ha definito una rete indispensabile per garantire l’effettività dei diritti e la concreta tutela delle lavoratrici sui territori.
“Nel nome dell'Europa, si smantelli proprio ciò che l'Europa ci chiederebbe di rafforzare ovvero il livello regionale e territoriale della consigliere di Parità. Non possiamo permettere che le lavoratrici discriminate perdano il loro presidio più prossimo nel momento in cui ne avrebbero più bisogno. Ottant'anni fa le donne italiane - ha affermato Pasquino - votarono per la prima volta. Da allora, ogni diritto conquistato ha richiesto strutture, strumenti, istituzioni che lo presidiavano. La parità di genere nel lavoro non fa eccezione”.
Parole che richiamano la dimensione storica delle conquiste femminili e che inseriscono la questione delle consigliere di parità in una prospettiva più ampia, quella della tenuta democratica degli strumenti di garanzia.
Nel suo intervento, Pasquino ha sottolineato come il tema non riguardi soltanto una riorganizzazione tecnica o amministrativa, ma tocchi direttamente il rapporto tra diritti formalmente riconosciuti e capacità concreta delle istituzioni di renderli effettivi.
Uno dei passaggi centrali dell’intervento della consigliera ha riguardato la descrizione del lavoro svolto quotidianamente dalle consigliere di parità sul territorio.
“Dobbiamo dire con chiarezza cosa rappresenta la rete delle Consigliere di Parità che si vuole abolire. È una rete che da oltre vent'anni opera nei territori, nelle Regioni, nelle città metropolitane, nelle Province, con funzioni concrete e insostituibili: ascolto delle lavoratrici discriminate, mediazione nei conflitti di lavoro, azioni positive nelle imprese, interventi giudiziari, diffusione della cultura dell'uguaglianza nelle scuole, supporto alle aziende nel percorso di certificazione della parità di genere previsto dal PNRR. Vi chiedo di votare questo ordine del giorno - conclude Pasquino - per coerenza con i valori che questa assemblea afferma. Per rispetto delle donne che ogni giorno si rivolgono alle Consigliere di Parità. Per un'Europa che non sia solo un'etichetta, ma una garanzia concreta di uguaglianza”.
Il richiamo alle attività svolte restituisce il profilo di una rete articolata, chiamata non solo a intervenire nei casi di discriminazione, ma anche a promuovere politiche attive di prevenzione, formazione e accompagnamento delle imprese. Un ruolo che negli ultimi anni ha assunto ulteriore centralità anche alla luce degli strumenti introdotti dal PNRR, in particolare per quanto riguarda i percorsi di certificazione della parità di genere.
Al centro del dibattito c’è soprattutto la dimensione territoriale.
Secondo i sostenitori dell’ordine del giorno, il valore delle consigliere di parità risiede proprio nella loro capacità di essere un presidio vicino alle lavoratrici e alle aziende, accessibile e radicato nelle specificità locali. La possibilità di rivolgersi a un organismo presente sul territorio rappresenta infatti, in molti casi, la prima forma concreta di tutela per chi si trova ad affrontare situazioni di discriminazione, disparità salariale, ostacoli alla maternità o difficoltà legate alla conciliazione tra vita professionale e familiare.
La preoccupazione espressa nel documento approvato riguarda proprio il rischio che una centralizzazione o una riduzione della rete possa rendere più distante e meno efficace questo sistema di protezione.
Nel corso della discussione è intervenuto anche il consigliere provinciale Jacopo Barbarito di Fratelli d’Italia, che ha annunciato la propria astensione motivandola con ragioni di opportunità istituzionale. Barbarito ha spiegato che l’iter relativo alla materia è ancora in corso di trattazione nelle commissioni parlamentari competenti e che, proprio per questo, ha ritenuto opportuno non esprimere un voto favorevole né contrario in questa fase.
Il voto espresso dal Consiglio provinciale di Perugia assume inevitabilmente una valenza che supera i confini umbri. L’approvazione dell’ordine del giorno rappresenta infatti una sollecitazione rivolta ai livelli istituzionali superiori affinché venga preservata una rete considerata strategica per l’attuazione concreta delle politiche di parità.
In un periodo storico in cui il tema dell’uguaglianza di genere nel lavoro continua a presentare criticità strutturali - dal gender pay gap alle difficoltà di carriera, fino alle discriminazioni indirette - il mantenimento di strumenti territoriali di tutela viene considerato da molti osservatori un elemento decisivo.
Il dibattito emerso in Consiglio provinciale restituisce un dato di fondo: la parità di genere non può essere considerata una conquista acquisita una volta per tutte.
I diritti, come ricordato nel passaggio storico richiamato da Pasquino, richiedono strutture che li presidino, li rendano esigibili e li accompagnino nell’evoluzione sociale ed economica. Per questo il voto di Perugia assume il significato di una presa di posizione netta a favore di una visione della parità fondata sulla concretezza degli strumenti e sulla vicinanza istituzionale.
Un messaggio politico preciso, che da Palazzo della Provincia arriva al livello nazionale: le tutele non si indeboliscono, si rafforzano. E la rete delle consigliere di parità, secondo il Consiglio provinciale di Perugia, continua a rappresentare uno degli snodi fondamentali di questo percorso.