21 May, 2026 - 08:31

Paradriving, l’Umbria si rimette in cammino: da Spoleto ad Assisi il viaggio in carrozza che unisce inclusione, fede e territorio

Paradriving, l’Umbria si rimette in cammino: da Spoleto ad Assisi il viaggio in carrozza che unisce inclusione, fede e territorio

Un viaggio lento attraverso il cuore dell’Umbria, tra paesaggi francescani, borghi storici e strade che diventano simbolicamente luoghi di incontro, integrazione e condivisione. Non soltanto un evento sportivo o una manifestazione itinerante, ma un’esperienza collettiva che intreccia inclusione sociale, spiritualità, turismo lento e cultura equestre.

È questo il significato della quinta edizione di “In carrozza da Spoleto ad Assisi: viaggio paradriving Umbria”, il tour promosso da Fise Umbria e dedicato al mondo del paradriving e degli attacchi integrati, in programma dal 30 maggio al 2 giugno. L’iniziativa, presentata a Perugia, attraverserà alcuni dei luoghi più rappresentativi della tradizione francescana umbra, da Monteluco di Spoleto fino ad Assisi, trasformando il viaggio in carrozza in un percorso di partecipazione e attenzione verso le persone più fragili.

Un progetto che assume un significato ancora più forte nell’anno dell’ottavo centenario del transito di San Francesco d’Assisi (1226-2026), richiamando direttamente i valori della fraternità, della semplicità e dell’accoglienza lasciati in eredità dal Santo Patrono d’Italia.

L’Umbria dell’inclusione e del viaggio lento

A caratterizzare l’iniziativa è soprattutto la sua filosofia: abbattere barriere fisiche, culturali e relazionali attraverso lo sport e il rapporto con il cavallo, offrendo alle persone con disabilità la possibilità di vivere un’esperienza autentica di autonomia, relazione e partecipazione. 

“L’Umbria è ed ha un cuore verde che batte. Vorremmo lanciare un forte messaggio di inclusione e integrazione attraverso lo sport, i cavalli e le carrozze”.

Con queste parole Mirella Bianconi, presidente della Federazione italiana sport equestri Umbria, ha sintetizzato il senso più profondo della manifestazione, che negli anni si è progressivamente trasformata in uno degli appuntamenti più significativi del panorama regionale dedicato all’inclusione attraverso lo sport equestre.

L’evento è promosso da Fise Umbria, organizzato grazie al lavoro di volontari e con partecipazione completamente gratuita. Alla presentazione erano presenti anche Andrea Schulz, istruttrice di attacchi e responsabile del progetto, la professoressa Antonella Piccotti, referente regionale degli interventi assistiti con gli animali per Fise Umbria, il generale Domenico Ignozza, rappresentante dei delegati provinciali della Giunta nazionale del Coni, e Marcello Zucchetti, consigliere Fise Umbria e responsabile della Scuderia Valmarino di Taverne di Corciano.

Il valore del paradriving

Il cuore dell’iniziativa è il paradriving, disciplina degli attacchi adattata anche alle persone con disabilità attraverso carrozze attrezzate e il supporto di tecnici qualificati. Una pratica che negli ultimi anni ha dimostrato di avere un forte valore sportivo, educativo e relazionale, consentendo ai partecipanti di vivere un’esperienza di piena integrazione.

Lungo il percorso saranno presenti istruttori e operatori specializzati provenienti dall’Umbria e da altre regioni italiane, tutti certificati da enti sportivi equestri nazionali, con il compito di accompagnare e supportare i partecipanti durante le diverse tappe del viaggio.

Il ritmo lento della carrozza rappresenta anche una scelta simbolica: rallentare, osservare il paesaggio, creare relazioni, condividere esperienze e riscoprire il territorio attraverso una dimensione più umana e accessibile.

Un pellegrinaggio tra i luoghi di San Francesco

L’edizione 2026 assume inoltre un forte valore spirituale e culturale grazie al legame diretto con i luoghi francescani attraversati dal percorso. Il viaggio partirà il 30 maggio da Monteluco di Spoleto, luogo profondamente legato alla tradizione francescana, con ritrovo alle 15 al convento eremo francescano e arrivo previsto alle 18 allo Spoleto Country Club.

La seconda giornata, domenica 31 maggio, porterà il gruppo verso San Giacomo, Cannaiola e Montefalco, con arrivo al centro ippico Le Lame Horses Sporting Club, dove sarà possibile anche provare la guida della carrozza. Il 1 giugno il percorso toccherà Foligno, con arrivo in piazza della Repubblica, quindi Bevagna, Piandarca e Cannara, luoghi profondamente legati alla tradizione francescana e alla predicazione del Santo.

La conclusione è prevista il 2 giugno con le tappe di Rivotorto, San Damiano e Santa Maria degli Angeli, dove i partecipanti visiteranno la Porziuncola, uno dei luoghi simbolo del francescanesimo. Il rientro finale al Piandarca Horses chiuderà ufficialmente il viaggio.

L’esperienza di chi vive il paradriving

Tra le testimonianze più significative emerse durante la presentazione c’è quella di Laura Paglicci Reattelli, atleta paralimpica e veterana della manifestazione, che ha partecipato anche a competizioni internazionali e a due campionati mondiali di attacchi.

“C’è un grande impegno da parte degli organizzatori - ha detto Paglicci - ma anche grande gioia, allegria ed emozione nel vedere come molti ragazzi con disabilità che riescono a inserirsi e vivere insieme lo stare sulla carrozza. Dal punto di vista agonistico, posso testimoniare che nessuno sport, forse, consente di competere alla pari con persone normodotate così come fa la disciplina degli attacchi, dove l’atleta paralimpico gareggia nelle stesse condizioni del normodotato. Nel mio caso, per esempio, ho delle redini con delle maniglie, quindi riesco a partecipare alle gare alla pari degli altri. L'inclusione è totale ed è bellissimo. Invito tutti quelli che sono appassionati di cavallo a provare a cimentarsi con la disciplina degli attacchi”.

Parole che raccontano come il paradriving riesca a superare il semplice concetto di attività sportiva, trasformandosi in un’esperienza di emancipazione personale e condivisione.

“Non solo parole sull’integrazione”

Nel corso della presentazione, Mirella Bianconi ha voluto sottolineare anche il valore concreto dell’iniziativa sul piano sociale.“Dalla quinta edizione non mi aspetto la perfezione - ha aggiunto Bianconi - ma un viaggio fatto con tranquillità, dove si attraversano paesi, si parla con le persone e si aiutano quelle meno fortunate. Troppe volte si parla di integrazione ma poi non si fa nulla di concreto. Vorrei che ci fosse un’inclusione a 360 gradi, anche riguardo le strade, che spesso hanno barriere e non sono adatte a persone con disabilità, anche su questo vorremmo porre l’accento”.

Un richiamo che amplia il significato del progetto anche al tema dell’accessibilità urbana e territoriale, ancora oggi una delle principali criticità per molte persone con disabilità.

Il lavoro quotidiano con i ragazzi

A evidenziare il ruolo sociale e terapeutico delle attività equestri è stata anche la professoressa Antonella Piccotti. “In Umbria lavoriamo tantissimo durante l’anno con ragazzi con disabilità - ha raccontato Piccotti -, avvalendoci di varie discipline sportive, dagli attacchi con le carrozze, alla sella fino al volteggio perché il nostro obiettivo è quello di far stare bene queste persone e migliorare la loro qualità di vita”.

Il rapporto con il cavallo viene infatti considerato uno strumento importante per favorire autonomia, benessere psicologico, fiducia in sé stessi e capacità relazionali.

Anche Andrea Schulz ha sottolineato il valore umano della disciplina. “La disciplina sportiva degli attacchi - ha spiegato Schulz - si adatta particolarmente alla disabilità perché in carrozza c’è un team e la persona disabile è comunque affiancata da altre persone. Le prime volte magari con le doppie redini, poi vanno da soli, ma hanno sempre la sicurezza del team vicino e così piano piano cresce la passione e soprattutto cresce l’autostima perché riescono a fare ciò che non pensavano possibile”.

Un modello di Umbria tra sport, cultura e accessibilità

L’iniziativa diventa così anche un modo per raccontare un modello diverso di promozione territoriale, fondato su accessibilità, inclusione e valorizzazione culturale.

“Con questo evento - ha concluso Michelini - lanciamo un’idea di Umbria inclusiva, che utilizza anche lo sport proprio per attuare l'inclusione e per favorire l’accesso ai nostri luoghi della cultura e spirituali. Un’idea di Umbria che sposa perfettamente quello che immagina la nostra regione per tutta la comunità, attraverso le proprie azioni politiche”.

Ed è proprio questa l’immagine che il viaggio in carrozza da Spoleto ad Assisi prova a costruire: un’Umbria capace di rallentare, accogliere e mettere al centro le persone, trasformando il territorio in uno spazio realmente condiviso.

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Francesco Mastrodicasa
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