02 Jan, 2026 - 20:00

Pale eoliche tra Castel Giorgio e Orvieto, il Consiglio di Stato dà il via libera

Pale eoliche tra Castel Giorgio e Orvieto, il Consiglio di Stato dà il via libera

Doccia fredda per territori e comitati dopo il parere negativo della Regione

 

Una decisione destinata a far discutere a lungo e a lasciare profonde cicatrici nel rapporto tra istituzioni centrali e comunità locali. Il Consiglio di Stato ha accolto il ricorso presentato da RWE Renewables Italia Srl, dando il via libera all’installazione di sette aerogeneratori da 6 MW ciascuno sulle colline tra Castel Giorgio e Orvieto. Un pronunciamento che ribalta quanto emerso solo poche settimane fa, quando la Regione Umbria, al termine della conferenza dei servizi, aveva espresso una valutazione negativa sul progetto.

Per residenti, amministrazioni locali e comitati, quella che sembrava una vittoria si è trasformata in una brusca inversione di rotta, percepita come una vera e propria doccia fredda.

Una decisione che riaccende lo scontro

Il via libera alle pale eoliche riporta al centro del dibattito un tema sempre più divisivo: la transizione energetica e il suo impatto sui territori. Se da un lato la necessità di aumentare la produzione di energia da fonti rinnovabili è ormai condivisa, dall’altro cresce il malcontento quando i progetti vengono percepiti come imposti, senza un reale coinvolgimento delle comunità interessate.

È proprio questo il nodo della contestazione che si è riaccesa nelle ore successive alla sentenza. “Una decisione che mortifica la volontà di un intero territorio”, denuncia l’associazione Nova, tra i soggetti più attivi nella mobilitazione contro l’impianto eolico.

La voce dei comitati: “Devastazione ambientale e paesaggistica”

Nel comunicato diffuso dopo la pronuncia del Consiglio di Stato, l’associazione Nova utilizza parole durissime: “Una decisione completamente incurante della mobilitazione che è riuscita a superare divisioni per coinvolgere comuni, associazioni, esperti legali, cittadini e intere comunità in una battaglia collettiva”.

Secondo i comitati, il progetto rappresenterebbe una devastazione ambientale e paesaggistica, calata dall’alto e guidata da una logica definita “estrattiva”, distante anni luce da una pianificazione energetica davvero sostenibile e condivisa. Nel mirino non c’è il principio delle rinnovabili, ma il metodo con cui si procede alla loro realizzazione.

Transizione energetica sì, ma non così

Uno dei punti più controversi riguarda proprio il concetto di sostenibilità. Siamo lontani da una pianificazione seria, sostenibile e democratica verso la transizione energetica”, sottolinea Nova, rimarcando come il territorio interessato sia caratterizzato da un alto valore paesaggistico e identitario, che rischia di essere compromesso da strutture imponenti visibili a grande distanza.

La critica si allarga a un modello decisionale che, secondo i contestatori, finisce per escludere le comunità locali dai processi che incidono direttamente sulla loro qualità della vita e sul futuro economico e turistico dell’area.

Il nodo dell’autodeterminazione dei territori

Al centro della polemica c’è anche il tema dell’autodeterminazione dei territori, evocato come valore sempre più fragile. “È in gioco il valore dell’autodeterminazione di comunità sempre più inascoltate”, si legge ancora nella nota di Nova.

Un passaggio che mette in evidenza una frattura non solo istituzionale, ma anche culturale: quella tra grandi strategie nazionali ed europee e la percezione locale delle trasformazioni in atto. Una distanza che rischia di alimentare sfiducia e conflitti sociali, anziché consenso e partecipazione.

La mobilitazione non si ferma

Nonostante il pronunciamento del Consiglio di Stato, l’associazione Nova e i comitati contrari all’impianto eolico non intendono arrendersi. Non intendiamo assistere passivamente o arrenderci di fronte a questo progetto”, ribadiscono, annunciando la volontà di proseguire l’impegno civile e informativo.

L’obiettivo dichiarato è continuare a sensibilizzare l’opinione pubblica, mantenendo alta l’attenzione sulla vicenda e promuovendo iniziative che possano “risvegliare quante più coscienze possibili rispetto alla salvaguardia di un prezioso bene comune”.

Un caso emblematico per l’Umbria

La vicenda delle pale eoliche tra Castel Giorgio e Orvieto assume così un valore che va oltre il singolo progetto. Diventa un caso emblematico delle difficoltà che accompagnano la transizione energetica in territori ricchi di storia, paesaggio e identità.

Da un lato l’urgenza di produrre energia pulita, dall’altro la necessità di preservare equilibri ambientali e sociali delicati: una sfida complessa, che richiederebbe strumenti di ascolto, mediazione e pianificazione condivisa.

Un dibattito destinato a durare

Il via libera del Consiglio di Stato non chiude la questione, ma apre una nuova fase di confronto – e di scontro – tra istituzioni, aziende e cittadini. La sensazione diffusa è che il tema delle pale eoliche non sia più soltanto una questione tecnica, ma profondamente politica e culturale.

E mentre i territori attendono risposte e garanzie, resta una domanda centrale: è possibile coniugare davvero transizione energetica e rispetto delle comunità locali, senza che una schiacci l’altra? Una domanda che, in Umbria come altrove, è destinata a rimanere al centro del dibattito pubblico ancora a lungo.

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Mario Farneti
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