24 May, 2026 - 20:30

Palazzo Ducale e Festa dei Ceri, il racconto di Gianluca Sannipoli sull’Alzata storica del 1926

Palazzo Ducale e Festa dei Ceri, il racconto di Gianluca Sannipoli sull’Alzata storica del 1926

Non fu soltanto una variazione logistica della Festa dei Ceri, ma un momento destinato a entrare nella memoria collettiva di Gubbio.

L’Alzata dei Ceri nel cortile di Palazzo Ducale del 15 maggio 1926 rappresentò infatti un episodio unico, capace di aprire un dibattito destinato a proseguire per anni sul rapporto tra la Festa e gli spazi simbolici della città.

A ricostruire quella giornata straordinaria è stato Gianluca Sannipoli, giornalista, storico dei Ceri e profondo conoscitore della tradizione eugubina, nel corso dell’incontro di ieri 23 maggio dedicato al centenario dell’Alzata a Palazzo Ducale.

Sannipoli ha accompagnato il pubblico in un vero viaggio nella memoria attraverso fotografie ritrovate, documenti d’epoca e storie umane legate ai protagonisti di quella Festa.

“Non è il luogo che fa la Festa dei Ceri”, ha ricordato Sannipoli, sottolineando però come quella scelta del 1926 rappresentò comunque “una decisione che dette avvio a un dibattito sulla collocazione adeguata del primo grande momento della Festa: l’Alzata”.

Ubaldo Scavizzi, il protagonista della svolta

Tra le figure centrali di quella storica giornata emerge quella del Primo Capitano Ubaldo Scavizzi, indicato da Sannipoli come il vero artefice dell’Alzata nel cortile del Palazzo Ducale.

Scavizzi apparteneva a una famiglia profondamente legata all’edilizia e alla tradizione ceraiola. Il nonno Raffaele era stato Capitano del Cero di Sant’Ubaldo già nell’Ottocento, mentre il padre Giona e altri membri della famiglia avevano ricoperto ruoli importanti nell’Università dei Muratori e nella vita cittadina.

Fu proprio grazie alla solidità economica e al prestigio della famiglia Scavizzi che nel 1926 si riuscì a organizzare una Tavola Bona imponente nel salone di Palazzo Ducale, capace di ospitare circa 500 invitati.

Le fotografie ritrovate di Porry Pastorel

Uno degli aspetti più affascinanti dell’intervento di Sannipoli riguarda il ritrovamento delle immagini storiche dell’Alzata.

Per decenni si sapeva pochissimo di quella Festa. Esistevano soltanto alcune fotografie dei Ceri all’uscita del Palazzo Ducale, mentre le immagini dell’Alzata nel cortile sembravano perdute. Tutto cambiò nel 2020 quando Fabrizio Cece individuò casualmente una delle fotografie sul sito della biblioteca di Città di Castello, all’interno di un fondo fotografico donato da una famiglia dell’Alto Tevere.

Quelle immagini erano opera di Adolfo Porry Pastorel, celebre fotografo inviato a Gubbio dal Giornale d’Italia insieme al giornalista Italo Ciaurro. “Il nostro Porry, venuto da Roma per eternare la Festa col suo inesorabile obiettivo…”, scriveva Ciaurro nel suo resoconto dell’epoca.

Sannipoli ha definito Porry Pastorel un autentico pioniere della fotografia italiana, ricordando persino il suo sistema rivoluzionario di invio delle immagini tramite piccioni viaggiatori durante gli incontri tra Mussolini e Hitler negli anni Trenta.

I Capodieci e i ceraioli della memoria

Tra i protagonisti dell’Alzata nel cortile del Palazzo Ducale figurano anche i Capodieci del 1926.

Per il Cero di Sant’Ubaldo il ruolo fu ricoperto da Giuseppe Raggi, che sostituì Luigi Migliarini, Secondo Capitano della Festa.

Il Capodieci di San Giorgio era Domenico Grilli, detto “Menchino de Roncone”, mentre per Sant’Antonio il protagonista fu Ugo Palazzari.

Attraverso le fotografie, Sannipoli ha ricostruito anche le storie personali di molti ceraioli presenti quel giorno. Tra questi Innocenzo Migliarini, che sarebbe poi diventato una delle vittime della strage del 22 giugno 1944, e Alfredo Morelli detto “Tarmato”, morto nel 1938 in seguito a un malore accusato durante la Corsa dei Ceri.

Il dilemma dell’Alzata nel cortile

Uno dei passaggi più suggestivi del racconto riguarda la disposizione dei Ceri all’interno del cortile di Palazzo Ducale.

Fino agli inizi del Novecento, infatti, i Ceri venivano alzati separatamente in punti diversi della città. Solo dal 1909 si iniziò a effettuare un’Alzata comune. Nel 1926 i ceraioli si trovarono quindi davanti a una nuova sfida: come collocare le tre macchine lignee all’interno del cortile ducale.

Sant’Ubaldo fu posto frontalmente rispetto agli altri due Ceri, quasi a mantenere simbolicamente una distinzione ancora viva nella sensibilità ceraiola dell’epoca.

Le fotografie mostrano i Capodieci già sulle barelle con le brocche, al tempo dei semplici orci, in mano e i ceraioli impegnati nell’incavigliamento dei Ceri. Immagini che oggi rappresentano un patrimonio straordinario della memoria eugubina.

La Tavola Bona e l’atmosfera del 1926

Sannipoli ha infine ricostruito anche il clima conviviale della Festa del 1926 attraverso il menù originale della Tavola Bona organizzata nel salone di Palazzo Ducale.

Nel programma figuravano crostini, minestra di verdura, pesce lesso con maionese, storione, arrosto, asparagi, dolci e vini scelti.

Un dettaglio curioso riguarda persino lo champagne inviato ogni anno da una signora inglese legata alla città e ricordato da vecchi ceraioli intervistati decenni dopo.

Una memoria che continua a vivere

L’intervento di Gianluca Sannipoli ha restituito non soltanto la cronaca di una Festa eccezionale, ma soprattutto il volto umano della tradizione ceraiola.

Attraverso fotografie, racconti familiari e testimonianze dimenticate, l’Alzata del 1926 nel cortile di Palazzo Ducale è riemersa come un frammento prezioso della storia di Gubbio, capace ancora oggi di emozionare e di raccontare il profondo legame tra la città, i suoi ceraioli e Sant’Ubaldo.

 

(Le immagini storiche sono state rielaborate e colorate grazie alla IA)

AUTORE
foto autore
Mario Farneti
condividi sui social
condividi su facebook condividi su x condividi su linkedin condividi su whatsapp
ARTICOLI RECENTI
LEGGI ANCHE