28 Jan, 2026 - 20:45

Padre Corrado Puliatti, il sacerdote che sfida la criminalità: minacce, coraggio e verità ne “La Storia Oscura”

Padre Corrado Puliatti, il sacerdote che sfida la criminalità: minacce, coraggio e verità ne “La Storia Oscura”

Una croce tracciata con vernice nera sulla porta di casa.
Una scritta inequivocabile: “Prete sei morto”.

È con questa intimidazione che padre Corrado Puliatti, sacerdote ortodosso della Chiesa ucraina, si è ritrovato faccia a faccia con il lato più oscuro del suo impegno pastorale. Un gesto che non ha il sapore dello scherzo, ma quello preciso della minaccia.

Lo racconta lui stesso, con voce ferma, nell’intervista rilasciata alla trasmissione “La Storia Oscura”, in onda su Radio Cusano Campus – canale 122, condotta da Fabio Camillacci e Gabriele Raho.

“Quando sono rientrato a casa ho trovato la croce e la scritta. Non credo affatto sia stato un gioco. Chi ha agito sapeva che ero fuori quella notte, ha spiegato.

L’episodio, avvenuto ad Alviano, piccolo centro della provincia ternana, è stato denunciato ai carabinieri di Lugnano in Teverina. Ma la paura, come lui stesso ammette, non è il sentimento dominante.

“Io non ho paura della morte. Ho paura solo della solitudine”.

Dieci anni di battaglie per la legalità

Padre Corrado Puliatti non è un sacerdote “da sacrestia”. Da oltre dieci anni è impegnato in prima linea contro spaccio di droga, sfruttamento della prostituzione e criminalità organizzata, collaborando con giornalisti, università e programmi televisivi di approfondimento.

Il suo nome è noto anche per l’attività svolta nel seguire casi di cronaca nera complessi, tra cui quello del 23enne Hekuran Cumani, ucciso nei pressi della zona universitaria di Perugia. Un delitto che ha riportato l’attenzione sul sottobosco criminale legato allo spaccio.

“Ho invitato i cittadini a denunciare. A non voltarsi dall’altra parte. E questo evidentemente a qualcuno non è piaciuto, ha spiegato.

Secondo il sacerdote, l’Umbria non è più un’isola felice.

“C’è un sistema che sfrutta giovani donne, spesso provenienti dall’Est Europa o dall’Africa, sistemate in appartamenti costosi, affittati con contratti che non tornano. Qualcuno paga. E non sono loro”.

Un business che, secondo Puliatti, ha tutte le caratteristiche di un’organizzazione strutturata, con possibili collegamenti alla mafia nigeriana, già presente in numerose inchieste nazionali.

Le scritte intimidatorie e l’ombra della criminalità organizzata

Il sacerdote racconta particolari inquietanti.

La scritta è alta, realizzata salendo su una panca. La grafia è sgrammaticata. L’orario scelto dimostra che qualcuno sapeva che non era in casa.

“Io ero da mio figlio perché stavo male. Sono rientrato e ho trovato tutto. Chi l’ha fatto sapeva.

Un’intimidazione che non ha colpito solo lui. Nella stessa notte, infatti, un gesto analogo è stato compiuto contro l’assessore Andrea Sacripanti del Comune di Orvieto, con scritte diffamatorie tracciate vicino alla sua abitazione.

Una coincidenza che apre interrogativi inquietanti.

“Quando colpiscono più persone nella stessa notte, non è casuale”, osserva.

Il silenzio delle istituzioni

Tra le parole più amare pronunciate durante la trasmissione, quelle rivolte alle istituzioni.

Nessuno è venuto a bussare alla mia porta. Nessun sindaco, nessun assessore. Solo pochi amici veri”.

Parole pronunciate pochi giorni dopo aver concluso un ciclo di chemioterapia e dopo una caduta che lo ha lasciato a terra per ore.

“In quel momento capisci che la vera paura è essere lasciati soli.

Una denuncia che non è polemica, ma umana.

La seconda parte dell’intervista: il femminicidio di Anguillara

La trasmissione affronta poi uno dei casi più drammatici degli ultimi mesi: il femminicidio di Anguillara Sabazia, dove Federica Torzullo è stata uccisa con decine di coltellate dal marito Claudio Carlomagno.

Un delitto che ha distrutto un’intera famiglia: la madre assassinata, il padre destinato all’ergastolo, i nonni paterni suicidi, un bambino di dieci anni rimasto solo.

Il Tribunale dei Minorenni di Roma ha disposto l’affidamento ai nonni materni, con tutela del sindaco.

Padre Corrado affronta il tema con parole durissime ma profonde.

“Quel bambino è la vera vittima. Più di tutti”.

E critica apertamente il sistema delle case famiglia.

“Sono contrario. Ho visto donne spegnersi lì dentro. I bambini subire traumi irreversibili. È diventato un business”.

Secondo il sacerdote, servirebbe un modello diverso: sostegno economico diretto, lavoro, autonomia.

“Date 40 euro al giorno a una madre, non 80 a una struttura. Aiutatela a vivere, non a sopravvivere”.

Nord e Sud: un falso mito

Durante il confronto emerge un altro punto centrale: l’illusione che la criminalità sia solo “altrove”.

“Ho visto piazzali di Milano peggiori di certi quartieri del Sud. Il problema non è geografico, è sistemico.

Droga, sfruttamento, degrado urbano non conoscono latitudini.

Non esiste più Nord o Sud. Esiste chi combatte e chi gira lo sguardo”.

Un prete scomodo, ma necessario

Padre Corrado Puliatti non usa diplomazie. Parla come pensa.
Si assume ogni responsabilità.

Io sto dalla parte della legalità. Se qualcuno ha informazioni, mi contatti. Io non mollo”.

Il suo non è protagonismo, ma vocazione vissuta fino in fondo.

“Il mio amico più fidato è Dio”, dice con semplicità.

Ed è forse questa fede concreta, incarnata, a renderlo così scomodo.

Una voce che non può essere ignorata

L’intervista a “La Storia Oscura” non è solo cronaca. È uno spaccato dell’Italia reale, quella che vive nelle periferie morali prima ancora che geografiche.

Un sacerdote minacciato per aver acceso una luce di speranza. Un bambino che paga col silenzio degli adulti. Una società che rischia di abituarsi all’orrore.

Padre Corrado Puliatti continua a camminare in mezzo a tutto questo, senza scorta, senza riflettori, con una sola protezione: la coscienza.

E forse è proprio per questo che qualcuno vorrebbe farlo tacere.

Ma, almeno per ora, la sua voce continua a farsi sentire.

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Mario Farneti
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