04 Feb, 2026 - 14:44

Ospedale di Terni, il Comitato: “Una Conferenza cittadina per decidere. No a IRCCS e a debiti per pagare i muri”

Ospedale di Terni, il Comitato: “Una Conferenza cittadina per decidere. No a IRCCS e a debiti per pagare i muri”

Un appello a rompere gli indugi e un monito netto: la città non regge più l’incertezza. Mentre la Regione avanza nel suo iter per il nuovo ospedale, il Comitato Difesa Ospedale Terni - Azienda Ospedaliera S. Maria scende in campo con una proposta concreta e un’analisi spietata dei rischi. Alla conferenza stampa, il presidente Federico Di Bartolo, ex assessore regionale, affiancato dall’ex DG dell’Azienda Gianni Giovannini, ha tracciato la linea: servono decisioni rapide, trasparenti e sostenibili, o il rischio è un altro quinquennio di discussioni “appese per aria”. E lancia un secco "no" a qualsiasi ipotesi che veda la trasformazione in IRCCS soppiantare l'attuale Azienda Ospedaliera.

Il grido d’allarme: “Terni non sopporta altri 5 anni di indeterminatezza”

L’atmosfera nella sala conferenze era carica di un pragmatismo preoccupato. Non toni urlati, ma la fermezza di chi conosce i meccanismi della macchina amministrativa e ne denuncia le lentezze. Federico Di Bartolo, presidente del Comitato, non ha usato giri di parole: “Noi abbiamo bisogno, secondo me, la prima considerazione è che la città non può sopportare altri cinque anni di indeterminatezza, di cose non chiare, oggettivamente anche per le difficoltà”. Una presa di posizione netta contro un procedimento regionale giudicato “oggettivamente complesso” e ancora pieno di incertezze, dalle risorse al destino del vecchio sito. La richiesta è per un’accelerazione immediata.

Ma come evitare che l’accelerazione si trasformi in un precipizio? La risposta del Comitato è una proposta precisa: una conferenza cittadina promossa da Regione e Comune, ma con regole ferree per evitare la “barahonda di opinioni”. “Un calendario molto stretto dove chi ha osservazioni da fare sul progetto, presentare progetti alternativi, presentare osservazioni, criticità naturalmente depositate, documentate, argomentate”, spiega Di Bartolo. Non un talk show, ma un processo tecnico e circostanziato, i cui esiti devono però essere vincolanti per i decisori politici. L’obiettivo è triplice: dare consapevolezza alla città, fornire agli amministratori elementi concreti su cui decidere e sgombrare il campo dalle posizioni ideologiche.

La sostenibilità come stella polare: “No a debiti mostruosi per i muri”

Il secondo pilastro dell’intervento del Comitato è un principio finanziario non negoziabile, che suona come un baluardo contro spericolate avventure di spending. “L’intervento deve essere compatibile alle risorse perché nulla del fondo sanitario regionale deve essere distolto dall’erogare le prestazioni sanitarie”, tuona Di Bartolo. Il concetto è chiaro e radicale: in un Servizio Sanitario Nazionale già in affanno, non si possono ipotecare le cure dei cittadini per finanziare l’opera edilizia. Piuttosto - è la provocazione del Comitato - si utilizzino i 184 milioni della manovra fiscale varata dalla Regione.

Non ci possiamo permettere indebitamenti pesantissimi per pagare i muri a discapito dei servizi sanitari”, afferma, con un’immagine che stronca sul nascere qualsiasi ipotesi di ricorso massiccio a finanziamenti tramite canoni o credito. La filosofia è fare “al meglio quello che si può fare con le risorse” a disposizione, garantendo prima di tutto i livelli essenziali di assistenza.

Per il Comitato non accettabile la soluzione IRCCS al posto dell'Azienda ospedaliera autonoma

Una posizione che getta un’ombra di incoerenza sulle scelte passate della politica locale. Di Bartolo non manca di ricordare che due anni fa il Consiglio comunale votò a larga maggioranza una mozione per realizzare l’intervento senza ricorrere all’indebitamento. Un principio oggi, a suo dire, messo in discussione. La chiarezza richiesta dal Comitato riguarda anche il futuro identitario dell'ospedale: Di Bartolo ha espresso un netto rifiuto verso l'ipotesi di trasformare la struttura in un IRCCS a discapito dell'Azienda Ospedaliera, definendola una scelta "non possibile per legge" e "politicamente poco saggia".

La partita sul futuro dell’ospedale di Terni entra così in una nuova, decisiva fase. Il Comitato non si limita a criticare, ma deposita sul tavolo delle istituzioni una procedura alternativa che punta a coniugare partecipazione, rigore tecnico e sostenibilità finanziaria, ribadendo al contempo la centralità dell'ente ospedaliero esistente. La palla passa ora a Regione e Comune, chiamati a decidere se affrontare la “questione ospedale” con gli stessi strumenti del passato o se accettare la sfida di una “rottura” nel nome della trasparenza e della responsabilità. Per una città che, come ricordano i promotori dell’iniziativa, non può più aspettare.

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Federico Zacaglioni
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