09 Apr, 2026 - 16:03

Perugia, l’ospedale in prima linea contro la sindrome del bambino scosso: al via incontri per genitori e caregiver

Perugia, l’ospedale in prima linea contro la sindrome del bambino scosso: al via incontri per genitori e caregiver

Informazione, prevenzione e sostegno alla genitorialità al centro dell’impegno dell’Azienda ospedaliera di Perugia, che aderisce alle Giornate nazionali di prevenzione della sindrome del bambino scosso, in programma l’11 e il 12 aprile su tutto il territorio nazionale. Un’iniziativa di ampia portata, promossa da Terre des Hommes e dalla Società italiana di medicina di emergenza e urgenza pediatrica (Simeup), che quest’anno coinvolge oltre 150 città in 20 regioni, con punti informativi attivi in ospedali, ambulatori, farmacie, piazze e centri commerciali.

Nel capoluogo umbro, la partecipazione si traduce in un ampio calendario di incontri formativi rivolti a genitori, familiari e caregiver, con l’obiettivo di accrescere la consapevolezza su una delle forme più gravi e sottovalutate di maltrattamento infantile.

L’impegno dell’ospedale e del Dipartimento materno infantile

A guidare l’iniziativa è la terapia neonatale dell’ospedale di Perugia, in sinergia con l’intero Dipartimento materno infantile, che ha scelto di affiancare alla campagna nazionale un’azione concreta di educazione sanitaria rivolta alla comunità.

“L’Azienda ospedaliera partecipa attivamente alla campagna Nonscuoterlo!”, hanno spiegato i vertici della struttura, evidenziando come la serie di incontri sia pensata per intercettare le famiglie direttamente nei luoghi della cura. Un impegno che si inserisce in una strategia più ampia di prevenzione e promozione della salute, con particolare attenzione ai momenti più delicati della crescita infantile.

Gli incontri nei reparti: calendario e modalità

Gli incontri si svolgeranno nei giorni 9, 10, 13 e 14 aprile, all’interno delle sale d’attesa degli ambulatori di neonatologia, pediatria, chirurgia pediatrica e ostetricia e ginecologia, situati al blocco H, secondo piano. A condurli saranno i medici in formazione della scuola di specializzazione in Pediatria dell’Università degli Studi di Perugia, protagonisti di un’attività che unisce formazione accademica e servizio alla comunità.

La scelta delle sale d’attesa come luogo degli incontri risponde alla volontà di raggiungere un pubblico ampio e variegato, trasformando il tempo dell’attesa in un’occasione concreta di informazione e confronto. Brevi momenti divulgativi, pensati per essere accessibili e immediatamente fruibili, che consentiranno di fornire indicazioni pratiche e immediate su come gestire situazioni di stress legate al pianto del neonato.

Cos’è la sindrome del bambino scosso

La shaken baby syndrome, o sindrome del bambino scosso, è una grave forma di trauma cerebrale che si verifica quando un neonato o un bambino piccolo viene scosso violentemente. Si tratta di un gesto che spesso nasce da una reazione impulsiva al pianto inconsolabile, ma che può provocare danni irreversibili, fino alla morte.

Il tema rappresenta una priorità per il sistema sanitario, proprio perché nella maggior parte dei casi si tratta di episodi prevenibili attraverso una corretta informazione. A chiarire la portata del fenomeno è Stefania Troiani, direttrice del Dipartimento materno infantile e della terapia intensiva neonatale dell’Azienda ospedaliera di Perugia:

“La shaken baby syndrome (sindrome del bambino scosso) è una grave forma di trauma cerebrale causata dallo scuotimento violento di un neonato, spesso come reazione istintiva al pianto inconsolabile” spiega Stefania Troiani. “Si tratta di una delle forme più gravi di maltrattamento infantile, spesso inconsapevole che può essere prevenuta con la giusta informazione. Tra le 2 settimane e i 6 mesi di vita il pianto raggiunge la sua massima intensità; in questa fase i neonati sono particolarmente vulnerabili, ma il rischio permane fino ai due anni. Le conseguenze possono essere devastanti. Se il pianto del bambino diventa insostenibile e si è fatto tutto il possibile per calmarlo, il messaggio della campagna è chiaro: posare il bambino in un luogo sicuro, allontanarsi e non scuoterlo mai. Se possibile, chiamare un familiare o un amico per avere supporto anche solo momentaneo. Questo può fare la differenza nella vita di un bambino”.

Il valore della prevenzione e della formazione

L’iniziativa nasce con l’obiettivo di colmare un vuoto informativo che spesso caratterizza i primi mesi di vita del neonato. Il periodo tra le due settimane e i sei mesi coincide infatti con picchi di pianto particolarmente intensi, capaci di mettere alla prova anche i genitori più preparati. In questo contesto, la formazione riveste un ruolo cruciale: conoscere i rischi, riconoscere i propri limiti e apprendere strategie corrette di gestione può fare la differenza nel prevenire comportamenti potenzialmente pericolosi per il bambino.

Il messaggio della campagna “Nonscuoterlo!” è semplice ma fondamentale: fermarsi, mettere in sicurezza il bambino e chiedere aiuto.

La rete nazionale e il ruolo della consapevolezza

L’adesione dell’ospedale di Perugia si inserisce in una rete nazionale ampia e strutturata, che coinvolge centinaia di realtà sanitarie e associative con l’obiettivo di diffondere una cultura della prevenzione. A ribadire l’importanza di questo approccio è Cristiana Germini, presidente regionale della Sin, Società italiana di neonatologia:

“Aderiamo alla campagna 'Nonscuoterlo!'- afferma Cristiana Germini - perché crediamo fermamente che la consapevolezza sia la prima forma di soccorso: per questo continuiamo a investire con convinzione in formazione e informazione, convinti che fornire ai genitori gli strumenti per gestire i momenti di criticità possa fare la differenza”.

Un impegno che guarda alle famiglie

L’iniziativa promossa a Perugia conferma il ruolo centrale dell’informazione nella prevenzione dei rischi legati alla prima infanzia. Non si tratta soltanto di trasmettere nozioni, ma di accompagnare le famiglie in un percorso di consapevolezza, offrendo strumenti concreti per affrontare le difficoltà quotidiane. Il coinvolgimento diretto dei professionisti sanitari, unito alla capillarità degli incontri, consente di costruire un rapporto di fiducia tra ospedale e cittadini, rafforzando la funzione educativa del sistema sanitario.

In un contesto in cui anche un gesto istintivo può avere conseguenze gravissime, l’obiettivo resta chiaro: prevenire, informare e proteggere. Perché, come sottolinea la campagna, conoscere può davvero fare la differenza.

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Francesco Mastrodicasa
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