La fotografia che emerge dall'ospedale di Gubbio-Gualdo Tadino racconta una contraddizione che sta facendo discutere operatori sanitari e rappresentanze sindacali. Da una parte gli investimenti sulle strutture, con il completamento degli interventi di riqualificazione del Pronto Soccorso e la riattivazione di servizi considerati strategici. Dall'altra una dotazione di personale che, secondo chi lavora quotidianamente all'interno del presidio ospedaliero di Branca, non sarebbe stata adeguata alla crescita delle attività assistenziali.
È proprio su questo squilibrio che si concentra la denuncia avanzata dalla CUB Sanità Italiana di Perugia, che nelle ultime ore ha acceso i riflettori sulla situazione organizzativa del Dipartimento di Emergenza-Urgenza. Al centro della contestazione ci sono le condizioni operative di infermieri e operatori socio sanitari, chiamati a garantire l'assistenza in un contesto caratterizzato da spazi ampliati, maggior numero di posti letto e una domanda di servizi in costante crescita.
Secondo il sindacato, l'incremento delle funzioni del reparto non sarebbe stato accompagnato da un rafforzamento dell'organico. Una criticità che rischierebbe di produrre effetti sia sull'organizzazione del lavoro sia sulla qualità dell'assistenza ai pazienti. Le conseguenze evidenziate riguardano l'aumento dei carichi operativi, tempi di attesa più lunghi e una riduzione delle possibilità di seguire adeguatamente ogni singolo utente.
La questione assume ulteriore rilevanza perché arriva alle porte della stagione estiva, periodo nel quale ferie e turnazioni rendono ancora più complessa la gestione delle risorse umane. Per questo motivo la CUB ha annunciato iniziative particolarmente incisive qualora non arrivassero risposte rapide da parte dell'azienda sanitaria, compresa la possibilità di attivare procedure legali e proclamare lo stato di agitazione del personale.
Il punto di partenza della contestazione riguarda gli effetti prodotti dalla recente riorganizzazione del Pronto Soccorso. I lavori di ampliamento hanno consentito di aumentare gli spazi destinati all'attività assistenziale e di riattivare l'OBI, l'Osservazione Breve Intensiva, considerata un tassello importante nella gestione dei pazienti che necessitano di monitoraggio prima di un eventuale ricovero o dimissione.
Per il sindacato, tuttavia, l'evoluzione strutturale non sarebbe stata accompagnata da una parallela crescita delle risorse professionali. Nella nota diffusa dalla CUB si legge infatti che l'intervento ha rappresentato "un efficientamento strutturale che sulla carta è un traguardo, ma che nella realtà si scontra con una drammatica carenza di personale infermieristico e di Operatori Socio Sanitari (OSS). La riapertura, infatti, coincide paradossalmente con l'inizio delle ferie estive (1° giugno), tutelate dal CCNL di comparto".
La sigla sindacale richiama inoltre le disposizioni regionali che disciplinano l'organizzazione dell'area emergenza-urgenza, sostenendo che alcuni servizi abbiano operato negli anni senza personale dedicato. Nello specifico viene evidenziato come "Fino ad oggi, i reparti di OBI e Medicina d'Urgenza non hanno mai potuto contare su un organico dedicato, violando di fatto quanto previsto dalla DGR n. 445 del 28/04/2023. Con l'ampliamento degli spazi, senza l'adeguamento del numero dei professionisti, il rischio clinico diventa insostenibile. La pianificazione prevista a partire da giugno 2026 per gli Operatori Socio Sanitari fotografa una situazione insostenibile: - Mattina: 1 OSS dedicato al Pronto Soccorso e 1 all'OBI; - Pomeriggio: 1 OSS in Pronto Soccorso, 1 in OBI e 1 al Triage; - Notte: 1 solo OSS per coprire l'intera struttura (Pronto Soccorso, OBI)".
La richiesta avanzata dal sindacato è chiara: rafforzare in tempi brevi gli organici attraverso nuove assunzioni di infermieri e operatori socio sanitari da destinare al Pronto Soccorso e ai reparti collegati del presidio ospedaliero di Branca.
La vertenza non riguarda soltanto gli aspetti organizzativi, ma tocca anche il tema della sicurezza sul lavoro e della tutela dei pazienti. Per questo motivo la CUB ritiene necessario un intervento immediato delle istituzioni competenti qualora non vengano adottate misure correttive.
Nella parte conclusiva della nota il sindacato sottolinea infatti che "Crediamo che questa situazione comporti un rischio clinico inaccettabile ed una violazione del Dlgs 66/03 inerente l’orario di lavoro e relativi riposi. In assenza di un tempestivo adeguamento della dotazione organica agli effettivi servizi erogati, il sindacato adirà le vie legali richiedendo l'intervento immediato degli organi di vigilanza preposti (Ispettorato del Lavoro e USL per la tutela della salute e sicurezza) e attiverà lo stato di agitazione di tutto il personale".
Le prossime settimane potrebbero dunque risultare decisive per comprendere l'evoluzione della vicenda. Da una parte vi è la necessità di valorizzare gli investimenti effettuati sulla struttura; dall'altra emerge la richiesta di garantire un numero adeguato di professionisti per sostenere il funzionamento quotidiano del reparto. Una questione che non riguarda soltanto l'organizzazione interna dell'ospedale di Gubbio-Gualdo Tadino, ma che riporta al centro del dibattito il tema più generale della sostenibilità del sistema sanitario pubblico e della capacità di rispondere alla crescente domanda di assistenza.