Il primo giorno dell'anno al Duomo di Orvieto si è celebrata la tradizionale messa della pace. Un'occasione molto sentita a cui hanno preso parte oltre duemila persone con molte che non hanno trovato posto e sono rimaste fuori dalla cattedrale. Presenti alla celebrazione anche la presidente della Regione Umbria, Stefania Proietti e la sindaca di Orvieto, Roberta Tardani.
La celebrazione è stata presieduta da monsignor Gualtiero Sigismondi, vescovo della Diocesi di Orvieto-Todi che, richiamando il titolo mariano di "via della pace", nell'omelia ha riflettuto a lungo sulla pace e sull'importanza di abbracciarla ogni giorno nella propria vita.
"La pace prima di essere una meta è un cammino" ha affermato facendo riferimento al messaggio di Papa Leone per la Giornata mondiale della Pace che ha invitato, a prescindere dalla fede, ad aprirsi alla pace, accogliendola e riconoscendola. "La via della pace - ha detto il vescovo - è un sentiero d’alta quota, caratterizzato da terreni impegnativi, che richiedono percorsi a tappe e attrezzatura specifica come nelle vie ferrate. La via della pace – avverte il Santo Padre – è quella 'disarmante' della diplomazia, della mediazione, del diritto internazionale, smentita purtroppo da sempre più frequenti violazioni di accordi faticosamente raggiunti, in un contesto che richiederebbe non la delegittimazione, ma piuttosto il rafforzamento delle istituzioni sovranazionali".
Sigismondi si è soffermato sul significato della stessa parola "pace", "semplice da dire ma difficile da tradurre" dove "le prime tre lettere di questo termine indicano le iniziali di realtà vitali che la guerra mette in pericolo: il pane, l’acqua, la casa; l’ultima lettera è una congiunzione coordinativa, la e, che ha la funzione di unire". Una congiunzione che fatica a trovare spazio "nel vocabolario di molti governanti" ha sottolineato.
Il presule ha fatto riferimento alla "deterrenza", una ipotesi che affonda le proprie radici nella guerra fredda e che "ha occupato il posto riservato alla via della diplomazia". Una teoria "mai dimostrata nella pratica" che, ha evidenziato, "non è pace: è un azzardo. La logica della sicurezza attraverso il terrore non regge. Non abbiamo bisogno di più deterrenza: abbiamo bisogno di più disarmo".
Ed è nel cuore di ognuno che ha inizio il disarmo, abbandonando l'ira e l'odio ha ribadito. Facendo nuovamente riferimeto alle parole del pontefice che fin dall'elezione ha invocato la pace in ogni sede, il vescovo ha invitato a costruire la pace "nel cuore e a partire dal cuore, sradicando l’orgoglio e le rivendicazioni, e misurando il linguaggio, perché si può ferire e uccidere anche con le parole, non solo con le armi".
Il cuore, ha detto Sigismondi, è il primo "tavolo della pace", il primo "cessate-il-fuoco" permanente che "va realizzato nelle nostre case, contrastando il diffondersi di "atteggiamenti fatalistici'". Mettendo in guardia contro l’aggressività che "si diffonde nella vita pubblica a partire da quella domestica, ove si possono trasformare in armi persino i pensieri e le parole, se non si impara a disinnescare l’ostilità attraverso il dialogo e a offrire e custodire il perdono senza condizioni" ha concluso.
Al termine della liturgia il Duomo ha accolto il concerto del coro Marquinn Middleton & The Miracle Chorale, uno dei momenti più attesi di Umbria Jazz Winter. Un inno musicale alla pace che al principio del nuovo anno ha consegnato ai numerosi presenti un messaggio importante di speranza. Una testimonianza di fede attraverso la musica e le parole che ha incarnato il significato più autentico della musica religiosa di provenienza americana che affonda le proprie radici nella più autentica spiritualità.