Dodici capolavori della storia dell’arte impressi su una torre industriale alta trenta metri trasformano un impianto produttivo in una nuova architettura identitaria capace di ridefinire il rapporto tra industria, paesaggio e cultura. Succede a Orvieto, in località Fontanelle di Bardano, dove il nuovo stabilimento di produzione asfalti della Igc “Basili costruzioni stradali” si presenta come uno dei più originali esempi di riqualificazione industriale del territorio umbro.
Dalla “Madonna Sistina” di Raffaello alla “Notte stellata” di Van Gogh, passando per Klimt, Kandinsky, Banksy, Vermeer, Mondrian, Leonardo da Vinci, Friedrich, Hokusai e Luca Signorelli, la struttura inaugurata oggi rompe completamente l’immaginario tradizionale legato agli impianti industriali, trasformandosi in un grande percorso artistico verticale visibile anche a distanza e destinato a diventare un nuovo elemento distintivo del paesaggio orvietano.
Un progetto che nasce da esigenze tecniche ma che, nel tempo, ha assunto una dimensione molto più ampia, diventando il simbolo di una visione imprenditoriale fondata su innovazione, sostenibilità ambientale e valorizzazione estetica dello spazio produttivo.
La nuova torre d’arte industriale è stata realizzata nell’ambito della completa riqualificazione del sito produttivo voluta dall’amministratore unico Michele Basili, imprenditore di terza generazione e presidente della Sezione territoriale Orvieto di Confindustria Umbria.
La struttura era nata inizialmente per esigenze funzionali connesse alla pannellatura dell’impianto e alla rifiltrazione dei vapori, ma il progetto si è progressivamente evoluto fino a diventare un intervento di forte impatto architettonico e simbolico.
Sulle facciate trovano spazio alcune delle opere più celebri della storia dell’arte mondiale: “Il bacio” di Hayez, “Girl with Balloon” di Banksy, “La ragazza con l’orecchino di perla” di Vermeer, “La grande onda a Kanagawa” di Hokusai, il “Viandante sul mare di nebbia” di Friedrich e numerosi altri lavori che attraversano secoli di pittura europea e internazionale.
Il risultato è un impianto che dialoga visivamente con il territorio circostante e che ridefinisce l’identità stessa dell’area industriale, trasformandola da semplice luogo produttivo a spazio riconoscibile e culturalmente caratterizzato.
Alla base dell’intervento c’è una precisa idea di impresa, che prova a superare la storica contrapposizione tra funzionalità industriale e qualità estetica.
“L'obiettivo era rendere bello qualcosa che normalmente non lo è - ha spiegato Basili - Sono un cultore del bello, non solo in senso estetico ma anche come valore ambientale e sociale. Un impianto industriale può e deve trasmettere ordine, armonia e rispetto per il territorio”. Parole che sintetizzano il senso profondo dell’operazione: non una semplice decorazione architettonica, ma un tentativo concreto di ripensare il rapporto tra produzione e paesaggio attraverso un linguaggio capace di unire arte, sostenibilità e innovazione.
Basili ha rilevato l’azienda circa due anni fa, avviando un ampio percorso di modernizzazione culminato nella realizzazione del nuovo impianto tecnologicamente avanzato. Un investimento che punta non soltanto all’efficienza produttiva, ma anche a una nuova idea di responsabilità imprenditoriale legata alla qualità visiva e ambientale degli spazi industriali.
Il nuovo impianto rappresenta anche un salto tecnologico per l’azienda, con sistemi progettati per migliorare la gestione produttiva e ridurre l’impatto ambientale.
L’intervento si inserisce infatti in una più ampia strategia di riqualificazione del sito industriale, orientata a coniugare efficienza energetica, innovazione tecnica e inserimento armonico nel territorio. La torre artistica diventa così il volto più visibile di un progetto industriale che punta a ridefinire il concetto stesso di stabilimento produttivo: non più elemento estraneo al paesaggio, ma parte integrante dell’identità territoriale.
All’inaugurazione hanno partecipato autorità civili, religiose e militari, insieme a rappresentanti del mondo economico e istituzionale. Tra i presenti l’assessore regionale allo sviluppo economico Francesco De Rebotti e la sindaca di Orvieto Roberta Tardani, che hanno sottolineato il valore dell’investimento per il territorio.
“Quello inaugurato oggi a Orvieto - ha detto De Rebotti - è un investimento che parla di innovazione, sostenibilità e attenzione al territorio. Anche l'industria può dialogare con il paesaggio, valorizzando i luoghi in cui opera”. Una riflessione che evidenzia come il progetto vada oltre la dimensione aziendale e assuma un significato più ampio sul piano della rigenerazione territoriale e della qualità urbana.
Per la sindaca Tardani si tratta invece di “un segnale concreto e importante per Orvieto”, perché “investire sul territorio significa credere nelle sue potenzialità, creare opportunità di lavoro e rafforzare il tessuto economico e sociale della città”. Il riferimento è al valore economico e simbolico dell’intervento, che si inserisce in una fase in cui il tema degli investimenti produttivi assume un ruolo centrale per il rilancio delle aree interne.
L’aspetto più originale dell’intervento resta però la capacità di fondere linguaggi apparentemente lontani: il mondo industriale, la grande arte internazionale e il paesaggio umbro.
La presenza di opere che attraversano epoche, scuole artistiche e culture differenti costruisce infatti una sorta di museo verticale contemporaneo, capace di trasformare una struttura tecnica in un elemento narrativo e identitario. In questo senso, la scelta di inserire artisti come Raffaello e Luca Signorelli accanto a Van Gogh, Banksy o Kandinsky non appare casuale: il progetto mette in relazione la tradizione artistica italiana con la modernità europea e internazionale, restituendo all’impianto una dimensione culturale inedita.