La gestione del ciclo dei rifiuti in Umbria torna a surriscaldare i rapporti tra enti locali e vertici regionali. Il terreno di scontro istituzionale è stato il Consiglio delle Autonomie Locali (CAL), dove il destino della discarica Le Crete di Orvieto ha innescato un durissimo botta e risposta tra la sindaca Roberta Tardani e l’assessore regionale all'Ambiente Thomas De Luca.
Al centro del contendere si incrociano due interpretazioni opposte della complessa trafila tecnico-giuridica che grava sull’impianto: da un lato la controversa DGR n. 2 del 2022 varata dalla precedente giunta di centrodestra guidata da Donatella Tesei, dall'altro il verdetto del Tar dell’Umbria che nel 2025 ha respinto il ricorso del gestore privato, confermando la legittimità dello stop regionale. Per la prima cittadina di Orvieto questo pronunciamento offre all'attuale esecutivo la base giuridica per negare definitivamente l'ampliamento. Per la Regione, invece, forzare un blocco amministrativo al di fuori della cornice programmatoria consolidata esporrebbe l’amministrazione al rischio di pesanti contenziosi risarcitori milionari.
Durante la seduta del CAL convocata per esaminare la proposta di legge sull’economia circolare (il testo destinato a riscrivere la disciplina regionale dei rifiuti) la sindaca Roberta Tardani ha sollevato un nodo politico e strategico, puntando l'indice contro quello che definisce un evidente scarto tra gli annunci e le scelte operative. Pur condividendo le finalità di principio legate a riuso, recupero e riciclo, la prima cittadina ha contestato l'assenza di un piano impiantistico alternativo per la chiusura effettiva del ciclo, che finisce di fatto per perpetuare la dipendenza dalle discariche e, nello specifico, dal polo orvietano.
“Riuso, riciclo, recupero ed economia circolare sono obiettivi condivisibili. Ma, oltre le dichiarazioni di principio, la proposta non indica una soluzione concreta per chiudere il ciclo dei rifiuti e mantiene centrale il ruolo delle discariche. E diventa allora ancora più chiara ed evidente la contraddizione con la procedura avviata dalla Regione per l’ampliamento della discarica di Orvieto”, ha attaccato Roberta Tardani, rimarcando come non sia accettabile procedere con l'estensione dei volumi mentre si dichiara superata la logica dello smaltimento a terra.
La sindaca ha poi stigmatizzato il tentativo dell'esecutivo regionale di addebitare la paternità dell'iter alla precedente amministrazione: “L’assessore continua ad attribuire alla precedente Giunta la responsabilità dell’ampliamento, richiamando una delibera che non è un’autorizzazione ma un atto di programmazione. Confondere un documento programmatorio con un’autorizzazione amministrativa significa alterare il significato degli atti per scaricare sul passato una scelta che oggi è chiamata a fare l’attuale Giunta”. Da qui l'aut aut istituzionale: “Se questa Giunta ritiene necessario ampliare la discarica, autorizzi l’intervento e se ne assuma la responsabilità. Se invece ritiene che il modello debba essere superato, indichi l’alternativa e neghi l’ampliamento”.
La replica dell'assessore regionale all'Ambiente Thomas De Luca è stata immediata e categorica, respingendo al mittente ogni accusa di ambiguità e ricostruendo la catena degli atti approvati nel corso dell'ultimo quadriennio. Per la Regione, l'iter per l'incremento di volumetria dell'impianto orvietano non rappresenta una scelta politica discrezionale assunta dall'attuale giunta, bensì il seguito obbligato di un percorso di tenuta del sistema regionale delineato formalmente nel gennaio del 2022 e mai revocato in autotutela dai suoi originari estensori.
“Basta con le bugie. Sull'iter di ampliamento della discarica Le Crete di Orvieto è inaccettabile mistificare atti istituzionali pubblici, addebitando a questa amministrazione decisioni che appartengono interamente alla passata Giunta Tesei”, ha replicato con fermezza Thomas De Luca. L'assessore ha richiamato direttamente il testo dell'avviso pubblico relativo alla procedura di Provvedimento Autorizzatorio Unico Regionale (PAUR), pubblicato il 15 luglio 2026, evidenziando come la società proponente Orvieto Ambiente Srl abbia depositato il progetto per l'ampliamento di circa 350.000 metri cubi richiamando espressamente gli obblighi derivanti dalla programmazione approvata nel 2022.
L'assessore regionale ha inoltre ricordato che lo stesso schema programmatorio ha già trovato attuazione negli altri due impianti strategici della regione: a Belladanza (Città di Castello), con estensione autorizzata tramite determinazione dirigenziale nel novembre 2022, e a Borgogiglione (Magione), con ottimizzazione volumetrica decretata nel giugno 2023. Secondo la linea di Palazzo Donini, discostarsi improvvisamente da questo iter senza un quadro impiantistico alternativo già operativo esporrebbe l'ente a una violazione delle procedure amministrative e al concreto rischio di contenziosi con i soggetti gestori, vanificando la tenuta del sistema di smaltimento regionale.

Per comprendere la genesi della contrapposizione occorre risalire alla DGR n. 2 del 5 gennaio 2022, con cui la giunta allora guidata da Donatella Tesei individuò una riserva strategica di smaltimento pari a 1 milione di metri cubi (più un 20% di flessibilità) ripartita sui tre poli umbri. Il punto 6 di quell'atto, tuttavia, stabiliva una differenziazione cronologica per Le Crete: considerata la capienza residua più elevata del sito orvietano, eventuali riprofilature sarebbero state valutate solo in un secondo momento, subordinatamente all'esaurimento delle estensioni negli altri due invasi.
Quando nel febbraio 2022 la società concessionaria presentò istanza di PAUR per anticipare l'ampliamento a Orvieto, la Regione archiviò la richiesta proprio facendo leva sul differimento temporale previsto dalla delibera. Ne scaturì un contenzioso giudiziario culminato nella sentenza n. 233 del 3 marzo 2025 del Tar dell’Umbria, che respinse il ricorso del gestore, ACEA Ambiente. I magistrati amministrativi chiarirono che l'atto del 2022 costituiva una direttiva di programmazione generale e non una concessione autorizzativa automatica, confermando la piena discrezionalità della Regione nel modulare i tempi delle autorizzazioni.
Oggi quella stessa sentenza viene letta in modo diametralmente opposto dalle due istituzioni. Per l'amministrazione orvietana, il pronunciamento dei giudici certifica che nessun ampliamento è dovuto per legge e che la Regione ha facoltà di interrompere l'iter. Per gli uffici regionali, al contrario, la sentenza ha semplicemente ratificato la facoltà di scaglionare nel tempo un fabbisogno volumetrico che la pianificazione del 2022 riteneva imprescindibile.