La Procura della Repubblica ha chiuso il cerchio su un giro di cocaina nascosto tra le fronde di Umbertide. Dodici persone, di varie nazionalità, sono finite nei guai con l’accusa di detenzione e spaccio di droga.
Il tutto avveniva in un teatro surreale: accampamenti di fortuna spuntati tra gli alberi, con cucine da campo e tende mimetizzate, dove i pusher operavano lontano da occhi indiscreti.
L'inchiesta, partita nei primi mesi del 2024, ha portato alla luce un mercato della droga ben oliato, con clienti che prenotavano la loro dose via telefono e si addentravano nei boschi per concludere l'affare. Gli spacciatori non lasciavano nulla al caso: piccoli accampamenti disseminati tra gli alberi, fornelli da campo per cucinare tra una consegna e l'altra e provviste per restare operativi a lungo senza mai dover rimettere piede in città.
Per incastrarli, le forze dell'ordine hanno dovuto ricorrere a strumenti tecnologici avanzati: intercettazioni, telecamere nascoste e persino droni per scovare i bivacchi, nascosti così bene da sembrare parte del paesaggio. L'organizzazione si muoveva con discrezione, sfruttando il terreno impervio per sfuggire ai controlli, ma alla fine la rete si è stretta attorno a loro.
Le forze dell’ordine hanno battuto palmo a palmo i boschi, con appostamenti, pedinamenti e un occhio sempre puntato sulle intercettazioni. Risultato? Una ventina di clienti beccati sul fatto, con la polvere bianca ancora calda tra le mani. In totale, sequestrati 50 grammi di cocaina, un bottino che nel giro illecito avrebbe fruttato circa 3.500 euro.
Ma non solo droga: i carabinieri hanno trovato l’intero arsenale del mestiere. Bilancini per dosare le dosi con precisione da chirurgo, telefoni cellulari usati per gestire gli ordini e, come in ogni attività commerciale che si rispetti, un bel gruzzolo di contanti. Soldi facili, accumulati tra gli alberi, in quello che per mesi è stato un minimarket della cocaina a cielo aperto.
L'indagine ha fatto scattare una serie di misure cautelari nei mesi scorsi, colpendo i protagonisti di questo mercato della polvere bianca. Settembre 2023, due giovani di origine marocchina finiscono in manette. Aprile 2024, altro giro, altro arresto: questa volta un uomo fermato con 20 grammi di cocaina già pronti per la vendita. A ottobre 2024, il tribunale di Perugia stringe il cerchio attorno a tre individui di nazionalità marocchina e albanese, facendo scattare ulteriori misure restrittive.
Le prove raccolte non hanno lasciato scampo: cinque indagati nel mirino della giustizia. Tre sono stati spediti direttamente in carcere, mentre altri due si sono visti appioppare l'obbligo di dimora e la presentazione quotidiana alle autorità. Per tre di loro, privi di permesso di soggiorno, sono partite le procedure di espulsione. Una doppia uscita di scena, dal giro e dal Paese.
Nel documento d'accusa vengono elencati ben 23 episodi di spaccio, con passaggi di cocaina che sembrano l'agenda di un corriere espresso. Tra gli episodi più eclatanti, spicca la cessione di 50 grammi da parte di un cittadino albanese a due marocchini, oltre ad altre transazioni degne di un vero e proprio catalogo criminale. Tra i nomi finiti nel fascicolo della Procura c’è anche una donna italiana, sorpresa ad acquistare 10 grammi di cocaina per un esborso di mille euro.
La rete di spaccio aveva trasformato il bosco in un supermercato della droga, con un via vai continuo di clienti che entravano e uscivano come in una sala d'attesa senza orario di chiusura. Gli inquirenti continuano a setacciare la vicenda, con nuovi nomi che potrebbero aggiungersi alla lista.
Gli indagati, intanto, si affidano a una batteria di avvocati per tentare di uscire dal pantano giudiziario. Tra i difensori figurano Vincenzo Bochicchio, Donatella Panzarola e altri esperti del foro, pronti a dare battaglia in tribunale.