Il dato è allarmante e non può essere ignorato: le aggressioni ai danni degli operatori sanitari in Umbria sono in costante aumento. Nella cornice istituzionale della Sala Peccati-Crispolti di Palazzo Broletto, si è tenuto un evento formativo e di confronto in occasione della Giornata nazionale di prevenzione contro la violenza nei confronti degli operatori sanitari e sociosanitari. Un momento di riflessione e di impegno, che ha visto la partecipazione di oltre 130 professionisti del settore, nonché rappresentanti della Regione Umbria, delle aziende sanitarie e ospedaliere e della Consulta delle professioni sanitarie.
L'iniziativa, fortemente voluta dalla Regione Umbria, ha rappresentato un'opportunità per riaffermare l'importanza della sicurezza nei luoghi di lavoro e per avviare un percorso condiviso tra istituzioni sanitarie, ordini professionali e cittadini. “Dobbiamo lavorare insieme per contrastare il fenomeno delle aggressioni agli operatori sanitari e sociosanitari,” ha dichiarato la presidente della Regione, Stefania Proietti, in un videomessaggio. “I professionisti che dedicano la loro vita alla cura e all'assistenza delle persone meritano di lavorare in un ambiente sicuro e rispettoso”.
I dati presentati dal Centro regionale per la gestione del rischio sanitario evidenziano una realtà preoccupante. Nel 2024, sono stati registrati 207 episodi di aggressione contro operatori sanitari nelle quattro aziende sanitarie regionali, segnando un aumento del 37% rispetto all'anno precedente. Il numero di professionisti coinvolti è salito a 262 (+46% rispetto al 2023), con una netta prevalenza di vittime donne (69%) rispetto agli uomini (31%).
La fascia d'età più colpita è quella tra i 30 e i 39 anni (86 casi), mentre le categorie professionali più esposte risultano essere gli infermieri (58%), seguiti dai medici (25%) e dagli operatori sociosanitari (9%). Gli atti di violenza si verificano principalmente al mattino (52%) e nei giorni feriali (88%), con una predominanza di aggressioni verbali (76%) rispetto a quelle fisiche (18%). Gli autori sono in maggioranza utenti (64%) e caregiver (33%). Il contesto ospedaliero è il più colpito (60% dei casi), con i reparti di degenza (42%) e i pronto soccorso (31%) come aree più esposte al rischio. Anche il settore territoriale registra numeri preoccupanti (40% degli episodi), con gli istituti penitenziari (41%) e gli ambulatori (28%) come ambienti più a rischio.
L'evento ha sottolineato la necessità di un'azione coordinata per contrastare il fenomeno, integrando le proposte della Consulta delle professioni sanitarie e del risk management nel nuovo Piano sociosanitario regionale. “La crescita delle segnalazioni di episodi di violenza ci impone un'azione concreta e continuativa tra istituzioni, professionisti e cittadini,” ha ribadito la presidente Proietti. “Garantiremo un comportamento uniforme su tutto il territorio”.
Il Vicepresidente della Regione, Tommaso Bori, ha ribadito l'importanza del monitoraggio costante e del lavoro congiunto tra tutti gli attori del sistema per affrontare il problema in maniera efficace. A supporto dell'iniziativa, sono intervenuti esperti come Giancarlo Marcheggiani, coordinatore del Centro regionale per la gestione del rischio sanitario, e le dirigenti regionali Enrica Ricci e Davina Boco, oltre ai risk manager delle aziende sanitarie locali.
Il confronto si è arricchito grazie alla tavola rotonda che ha visto la partecipazione di numerosi rappresentanti degli ordini professionali. Tra questi, Nicola Volpi per gli ordini delle professioni infermieristiche, Tiziano Scarponi per i medici chirurghi e odontoiatri, e Carlo Garofalo per gli psicologi. Ogni intervento ha sottolineato l'urgenza di adottare strategie di prevenzione efficaci e condivise.
A chiudere l'evento, le toccanti testimonianze di chi ha vissuto in prima persona episodi di violenza, come l'infermiere Giovanni Siesto, l’intervento di Giuseppe De Filippis, Direttore generale dell’ospedale di Perugia e Piero Carsili, direttore generale della Usl Umbria 2. Un richiamo forte alla necessità di misure concrete per proteggere chi lavora ogni giorno al servizio della salute pubblica.