16 Mar, 2025 - 21:44

Operaio muore dopo sei giorni di agonia: Terni si ferma, i sindacati alzano la voce

Operaio muore dopo sei giorni di agonia: Terni si ferma, i sindacati alzano la voce

Un dramma annunciato che si è consumato nel silenzio assordante di un sistema che si ostina a voltarsi dall’altra parte. Sanderson Mendoza, per gli amici Sandro, ha smesso di lottare dopo sei giorni di agonia, portandosi via i suoi 26 anni e lasciando dietro di sé il rumore sordo dell’indignazione.

Il suo nome si aggiunge alla lunga lista di chi esce di casa per guadagnarsi da vivere e non torna più. Lavorava per la Tapojärvi, la ditta che gestisce le scorie dell’acciaieria, un ingranaggio di un meccanismo che, ancora una volta, si è rivelato letale. A Terni il lutto si mescola alla rabbia: un'altra vita sacrificata sull’altare della produzione.

La dinamica dell’incidente

L'incidente si è verificato il 10 marzo all’interno del polo siderurgico, in un contesto dove la produzione non si ferma mai e il ritmo del lavoro impone margini di rischio troppo spesso ignorati. Sanderson Mendoza era al volante di un Klingher, un veicolo impiegato per movimentare le siviere, contenitori in cui si raccolgono scorie d’acciaio fuso a temperature estreme. Qualcosa è andato storto: il mezzo è stato investito dalle fiamme, probabilmente a causa di una fuoriuscita di metallo incandescente entrato in contatto con il suolo. Un attimo e l’inferno si è scatenato intorno a lui.

L’operaio ha riportato ustioni gravissime sul 77% del corpo. I soccorsi sono scattati immediatamente: il trasporto in ospedale a Terni, poi il trasferimento disperato al centro grandi ustionati di Roma. Sei giorni di battaglia contro ferite impossibili da sanare. Alla fine, il corpo ha ceduto.

Il messaggio del sindaco Stefano Bandecchi

"La morte del giovane operaio che lavorava all'interno di Ast è una bruttissima notizia che colpisce tutti noi e tutta la città di Terni." Con queste parole il sindaco di Terni, Stefano Bandecchi, ha commentato la tragedia che ha scosso la città. Non è la prima volta che un incidente di questo tipo avviene dentro Ast, ma ogni volta l’indignazione dura il tempo di un comunicato. "Ribadisco ancora di più in questa funesta circostanza la solidarietà e il dolore di tutti noi. Sono vicino alla sua fidanzata, ai suoi genitori, a tutti i colleghi che anche essi hanno vissuto una vicenda a dir poco scioccante".

"Riconfermo tutto il mio impegno di sindaco e di personaggio pubblico affinchè i luoghi di lavoro siano occasione di sviluppo, indipendenza economica, realizzazione professionale e personale e non certo di morte" ha continuato Bandecchi, assicurando il suo impegno per garantire che tragedie simili non si ripetano.

La richiesta di maggiore sicurezza

Le istituzioni si affrettano a prendere posizione, con dichiarazioni che sembrano uscite dal copione di ogni tragedia sul lavoro. "È inaccettabile dover continuare a commentare morti sul lavoro che non possono e non devono essere considerate fatalità" scrive Fratelli d’Italia in una nota congiunta. 

Nel comunicato si parla di interventi per rafforzare i controlli e garantire condizioni di sicurezza migliori. "Questa ennesima tragedia dimostra quanto sia necessario un impegno concreto", scrivono. Come se il problema fosse la mancanza di consapevolezza e non decenni di tagli e compromessi al ribasso sulla sicurezza.

La protesta sindacale

Il giorno dopo l’incidente, i sindacati avevano chiamato alla mobilitazione per otto ore, un segnale chiaro che il clima dentro l’acciaieria era ormai infuocato. Poi è arrivata la notizia che nessuno voleva sentire: Sanderson Mendoza non ce l’ha fatta. E la rabbia è esplosa.

Le rappresentanze sindacali non hanno perso tempo: sciopero immediato, stop alle attività per i lavoratori di Tapojärvi dalle 20:00 del 16 marzo fino alle 22:00 del 17 marzo. Anche il personale diretto di Ast e Tubificio, insieme alle aziende appaltatrici, si fermerà appena completate le operazioni di messa in sicurezza degli impianti. Il messaggio è chiaro: il lavoro si ferma perché così non si può andare avanti.

I sindacati chiedono nero su bianco lo stop della produzione e interventi immediati sulla sicurezza. "Il fatto ripropone con forza il tema della sicurezza all'interno di tutti i luoghi di lavoro", dichiarano, con la consapevolezza che ormai le parole sono fiato sprecato se non seguono azioni concrete.

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Francesca Secci
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