25 Jun, 2026 - 10:58

Onaosi, scontro sulla chiusura del Convitto di Perugia: Caduceo attacca, “Decisione inaccettabile”

Onaosi, scontro sulla chiusura del Convitto di Perugia: Caduceo attacca, “Decisione inaccettabile”

Non una semplice riorganizzazione interna, ma una scelta destinata a incidere sul futuro di uno dei servizi storicamente più rappresentativi dell’Onaosi. La decisione di procedere alla chiusura “sperimentale” della Sezione Convitto del Collegio della Sapienza di Perugia ha aperto un duro scontro all'interno della Fondazione e acceso le preoccupazioni delle famiglie coinvolte.

La delibera è stata approvata dal Comitato di indirizzo della Fondazione Onaosi, sulla base della proposta avanzata dal Consiglio di amministrazione, con un risultato che fotografa una spaccatura tutt'altro che marginale: 12 voti favorevoli e 10 contrari. Tra i voti contrari figurano i sette componenti del Comitato di indirizzo espressione dell’associazione Caduceo - Ex Allievi Onaosi, ovvero Marina Onorato, Vittorio Scalercio, Vincenzo Murgolo, Carmine Mellone, Cosimo Gambardella, Giovanni Luca e Valeria D’Alessandro. 

Proprio l’associazione ha deciso di intervenire pubblicamente, contestando duramente sia il metodo sia le motivazioni che hanno portato alla sospensione dell’attività del convitto.

Il convitto che rende Perugia un caso unico nel sistema Onaosi

La vicenda assume una rilevanza particolare perché riguarda una realtà che rappresenta un unicum all'interno dell'intero sistema Onaosi. Il Collegio della Sapienza di Perugia è infatti l'unica struttura dell'Opera Nazionale Assistenza Orfani Sanitari Italiani ad accogliere anche ragazzi minorenni, offrendo percorsi educativi e formativi rivolti a giovani che spesso affrontano situazioni familiari delicate e necessitano di un supporto continuativo.

Per questo motivo la chiusura della sezione convitto viene letta dai contrari alla decisione non come una semplice misura organizzativa temporanea, ma come un passaggio destinato ad avere conseguenze profonde sul modello assistenziale costruito dall'ente nel corso dei decenni.

Il voto del Comitato e le accuse di Caduceo

Secondo quanto riferito dall’associazione degli ex allievi, la decisione sarebbe arrivata dopo che le famiglie erano già state informate della mancata riapertura del convitto a settembre.

“Dopo aver comunicato ai genitori dei piccoli ospiti che il Convitto non avrebbe riaperto a settembre - hanno spiegato dall’associazione Caduceo -, nonostante le forti proteste dei genitori stessi, il Cda ha portato in Cdi la proposta per farla approvare. Così è stata approvata per soli due voti di vantaggio. Malgrado i sindacati abbiano una larga maggioranza in Cdi, questo ‘risicato’ risultato ci dice che, anche tra la maggioranza, c’è stato chi non ha condiviso la scelta del Cda. Noi ci siamo opposti con molta determinazione, smontando tutte le inesistenti motivazioni a sostegno di una decisione inaccettabile”

Per Caduceo, il margine ristretto con cui è passata la proposta dimostrerebbe che anche all'interno della maggioranza che sostiene il vertice della Fondazione esistono dubbi significativi sulla bontà dell'operazione.

“I ragazzi sono pochi”: la replica alle motivazioni del Cda

Tra gli argomenti utilizzati dal presidente Amedeo Bianco e dal Consiglio di amministrazione per sostenere la chiusura vi sarebbe il numero limitato di ospiti presenti nel convitto.

Una tesi che l’associazione respinge con decisione. “I ragazzi sono pochi per potersi definire comunità e pertanto non gioverebbero dei benefici che l’essere comunità implica. Questo è falso. I genitori hanno scritto una durissima lettera al presidente evidenziando gli indiscutibili progressi dei loro figli in questi anni di permanenza in convitto”.

Secondo Caduceo, il valore educativo dell'esperienza non sarebbe misurabile esclusivamente in base ai numeri, ma andrebbe valutato sulla base dei risultati raggiunti dai ragazzi e del percorso costruito insieme alle famiglie e agli educatori.

La questione dei lavori e il nodo della ristrutturazione

Altro punto contestato riguarda la ristrutturazione del Collegio di via della Cupa, indicata tra le ragioni che renderebbero impossibile la permanenza dei minori all'interno della struttura. Anche su questo aspetto l’associazione contesta la ricostruzione fornita dal vertice Onaosi.

“Falso è anche il fatto che la ristrutturazione del Collegio di via della Cupa, che li ospita insieme ai ragazzi universitari, durerà tre anni e non c’è spazio idoneo per i minorenni. La ristrutturazione sarà portata avanti a blocchi, infatti, senza creare problemi agli ospiti. È una clausola obbligatoria prevista dal contratto che la ditta che farà i lavori ci ha confermato”. Una contestazione che punta direttamente al cuore della motivazione tecnica alla base della sospensione.

Le famiglie e l’assenza di alternative concrete

Particolarmente critica, secondo gli ex allievi, sarebbe anche la gestione della fase successiva alla chiusura. Il Consiglio di amministrazione avrebbe infatti annunciato la predisposizione di percorsi individuali per accompagnare i ragazzi verso altre strutture. Una prospettiva che l’associazione giudica priva di contenuti concreti.

“Ci è stato anche detto - proseguono dall’associazione Caduceo - che verrà attuato un programma personale per i ragazzi, aiutandoli ad accedere a collegi vicino la propria residenza. Anche questo è falso. Non esiste alcun programma messo a punto dall’Onaosi. I genitori ci dicono, invece, preoccupati, che i figli non potranno più accedere neanche ai Convitti nazionali, che peraltro sono pochi in Italia, perché le domande di accesso sono scadute molti mesi fa. Altri collegi che potrebbero avere la professionalità per accogliere ragazzi con problematiche costano anche fino a cinquantamila euro all’anno e i seimila euro che il Cda ha previsto come ‘sostegno’ non coprono neanche un mese di permanenza”.

Una situazione che, secondo i rappresentanti dell'associazione, rischierebbe di lasciare le famiglie prive di soluzioni realmente praticabili.

“Una chiusura sperimentale destinata a diventare definitiva”

È però sul piano politico e strategico che si concentra l'accusa più pesante. Per Caduceo la definizione di “chiusura sperimentale” rappresenterebbe soltanto una formula utilizzata per accompagnare gradualmente una scelta già definita.

“In cinque anni di consiliatura non si è mai discusso di una eventuale chiusura. Il Cda ha aspettato l’ultimo mese dei suoi cinque anni di mandato per tirare fuori dal cilindro un progetto che ha definito ‘chiusura sperimentale di 3 anni’, approfittando dell’inizio dei lavori di ristrutturazione del collegio di via della Cupa. Ma è palese che il convitto non riaprirà, perché l’obiettivo reale è chiuderlo facendo digerire la decisione col tempo”Parole che evidenziano una sfiducia profonda nei confronti delle intenzioni dichiarate dal vertice della Fondazione.

La centralità di Perugia e il timore di un ridimensionamento

Nella lettura dell’associazione, il caso del convitto si inserisce inoltre in una questione più ampia che riguarda il ruolo di Perugia all'interno dell'Onaosi.

“Ma cosa c’è davvero dietro una decisione così palesemente sbagliata, che non rispetta, neanche lontanamente, i principi etici dell’Onaosi, da sempre a sostegno dei più fragili? Innanzitutto la mancanza assoluta di interesse verso i minori, che richiedono impegno, empatia, attenzione, rispetto. A ciò si aggiunge che Perugia è l’unico collegio Onaosi, in Italia, che ospita anche i minorenni e questa ‘centralità’ di Perugia è indigesta a molti. Sono anni che si cerca di spostare la centralità dell’Onaosi da Perugia in altro luogo. Questo potrebbe essere il primo passo concreto per decentrare, fuori dall’Umbria, il cuore dell’Onaosi”. Una riflessione che allarga il dibattito oltre la singola struttura e lo proietta sul futuro stesso dell’ente.

L’ipotesi del ricorso e l’appello alle istituzioni

La tensione non sembra destinata a fermarsi. Caduceo parla infatti della possibilità concreta di un ricorso all’autorità giudiziaria da parte delle famiglie.

“È auspicabile - concludono dalla Caduceo - che il Cda si renda conto di quanti problemi gravi ha determinato alle famiglie e principalmente ai ragazzi. I genitori sono decisi a ricorrere all’autorità giudiziaria per far rispettare i propri diritti e tutelare la serenità e l’assistenza dei propri figli. Immaginare l’Onaosi trascinata in tribunale da coloro che avrebbe dovuto proteggere e tutelare è veramente triste. Auspichiamo che le autorità locali, regionali e che tutelano i minorenni vogliano intervenire. Onaosi è una eccellenza umbra ma i suoi beneficiari sono i sanitari di tutta Italia”.

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Francesco Mastrodicasa
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