Un’estate dedicata alla cura, alla prevenzione e alla costruzione di nuovi percorsi di benessere. Il Centro DAI e Obesità di Città della Pieve dell’Usl Umbria 1 si prepara a riaprire le proprie porte ai giovani con un programma intensivo rivolto a ragazze e ragazzi tra i 12 e i 18 anni provenienti da tutta Italia, chiamati ad affrontare problematiche legate all’obesità e al disturbo da alimentazione incontrollata.
Un progetto che va oltre il tradizionale concetto di trattamento sanitario e che punta a mettere al centro la persona nella sua complessità, attraverso un percorso che integra riabilitazione fisica, educazione alimentare, attività motorie, laboratori esperienziali, sostegno psicologico e momenti di condivisione.
L’iniziativa si inserisce nel più ampio lavoro sviluppato dalla rete dei disturbi del comportamento alimentare dell’Usl Umbria 1 e rappresenta uno dei programmi più strutturati a livello regionale dedicati all’età evolutiva, in una fase storica in cui i dati evidenziano una crescita costante del fenomeno e un progressivo abbassamento dell’età di insorgenza.
Il programma estivo del Centro DAI è stato pensato per offrire ai giovani un’esperienza riabilitativa completa, che coniughi aspetti clinici, educativi e relazionali.
Le attività si concentreranno durante il periodo delle vacanze scolastiche, consentendo ai ragazzi di dedicarsi con maggiore continuità al proprio percorso terapeutico e di acquisire strumenti utili per migliorare il rapporto con il cibo, il movimento e il proprio corpo.
Non si tratta esclusivamente di un percorso sanitario, ma di un’esperienza che mira a incidere sugli stili di vita, sulle abitudini quotidiane e sulla percezione di sé.
L’obiettivo è quello di accompagnare gli adolescenti in un cammino di cambiamento progressivo, aiutandoli a sviluppare maggiore consapevolezza e autonomia attraverso attività calibrate sulle esigenze della fascia giovanile. Il lavoro svolto durante l’estate proseguirà poi nei mesi successivi attraverso momenti di verifica, follow-up e consolidamento dei risultati raggiunti, in modo da garantire continuità terapeutica e sostegno nel lungo periodo.
L’attività del Centro DAI non si esaurisce con il percorso estivo. Durante tutto l’anno restano infatti attivi gruppi di supporto che si incontrano con cadenza mensile, percorsi in day hospital e attività di monitoraggio dedicate ai pazienti che hanno già completato alcune fasi del trattamento.
Un modello organizzativo che punta a evitare interruzioni nel percorso di cura e che consente di accompagnare i giovani e le loro famiglie lungo tutte le fasi della riabilitazione.
La continuità assistenziale rappresenta infatti uno degli elementi centrali nella gestione dei disturbi alimentari e dell’obesità in età adolescenziale, condizioni che richiedono tempi lunghi, costanza e un approccio multidisciplinare.
Per entrare nel programma è necessario rivolgersi al proprio pediatra di libera scelta o al medico di medicina generale. Sarà infatti il professionista sanitario a predisporre l’impegnativa necessaria per la prenotazione della prima visita specialistica. Successivamente viene effettuata una valutazione multidisciplinare attraverso una scheda dedicata che consente agli operatori di definire il percorso più appropriato per ciascun paziente.
Tra le opzioni previste rientra anche l’eventuale partecipazione alla fase residenziale estiva, uno degli elementi caratterizzanti del modello adottato dal Centro di Città della Pieve.
A rendere ancora più significativo il lavoro svolto dal Centro DAI sono i dati che fotografano la diffusione dei disturbi del comportamento alimentare sul territorio regionale.
Secondo le ultime rilevazioni raccolte dal Ministero della Salute, in Umbria sono 13.569 le persone tra i 12 e i 45 anni che convivono con anoressia, bulimia o disturbo da alimentazione incontrollata. Di queste, 9.580 sono donne, mentre 3.989 sono uomini.
Numeri che confermano la forte incidenza del fenomeno ma che, allo stesso tempo, raccontano un cambiamento importante rispetto al passato.
Tra i giovani di età compresa tra i 12 e i 17 anni, circa il 20 per cento dei pazienti è costituito da maschi, un dato che evidenzia come il disagio legato al rapporto con il cibo e con il proprio corpo stia coinvolgendo in misura crescente anche gli adolescenti uomini.
Tra gli aspetti che preoccupano maggiormente gli operatori sanitari vi è il progressivo abbassamento dell’età in cui compaiono i primi segnali della malattia. Un fenomeno che impone diagnosi tempestive e percorsi di intervento sempre più precoci.
A evidenziarlo è Paola Antonelli, responsabile della rete DCA (Disturbi del Comportamento Alimentare) dell’Usl Umbria 1. “Si tratta tuttavia di numeri che rappresentano solo la punta dell'iceberg, perché molte persone, purtroppo, non riescono ancora a chiedere aiuto. Preoccupa in modo particolare l'abbassamento dell'età di esordio: oggi il 30% dei casi riguarda minorenni e, nel periodo post-pandemico, le richieste di supporto sono triplicate. Per questo è fondamentale intervenire precocemente, soprattutto in età evolutiva, con percorsi che favoriscano la modifica dello stile di vita e un accompagnamento multidisciplinare. Il percorso estivo del Dai si muove proprio in questa direzione, grazie a un approccio integrato che combina riabilitazione fisica, educazione alimentare, attività esperienziali e sostegno psicologico".
Parole che descrivono la portata del fenomeno e la necessità di sviluppare strumenti sempre più efficaci per intercettare il disagio prima che si trasformi in una patologia più complessa.
Uno degli aspetti distintivi del modello adottato dal Centro DAI di Città della Pieve è la volontà di superare una visione esclusivamente clinica del problema.
L’obesità e il disturbo da alimentazione incontrollata vengono affrontati come condizioni che coinvolgono la sfera fisica, emotiva, relazionale e sociale della persona.
Per questo il percorso integra momenti di attività motoria, educazione alimentare, laboratori pratici e sostegno psicologico, creando un ambiente nel quale i ragazzi possano confrontarsi con professionisti ma anche con coetanei che vivono esperienze simili.
Un approccio che punta non soltanto alla riduzione dei sintomi, ma soprattutto alla costruzione di strumenti duraturi per affrontare la quotidianità.