Non una semplice discussione sull’assetto dei servizi sanitari regionali, ma un confronto destinato a incidere profondamente sulle future politiche di welfare, sulla tenuta del sistema pubblico e sulla qualità della vita dei cittadini umbri. È con questa consapevolezza che la Camera del Lavoro di Perugia ha riportato al centro del dibattito il tema del nuovo Piano sociosanitario regionale, considerandolo uno dei passaggi più rilevanti e strategici per delineare il futuro assetto sociale, sanitario e territoriale dell’Umbria.
L'assemblea generale della Cgil di Perugia, riunita nei giorni scorsi alla presenza della presidente della Commissione per il Programma Fondamentale della Cgil, Serena Sorrentino, e della segretaria generale della Cgil Umbria, Maria Rita Paggio, ha infatti approvato all'unanimità un articolato documento che fotografa criticità, priorità e prospettive della sanità regionale, chiedendo alla Regione di accelerare il confronto e di avviare una fase più concreta di elaborazione e condivisione delle scelte.
Il documento nasce al termine di un percorso sviluppato nei mesi scorsi attraverso assemblee pubbliche, incontri territoriali e momenti di confronto con cittadini, lavoratori e pensionati, durante i quali sono emerse numerose preoccupazioni legate alla tenuta del sistema sanitario regionale, all'accessibilità delle cure e al futuro dei servizi territoriali.
La riflessione della Camera del Lavoro parte proprio dall'ascolto delle comunità locali e delle problematiche emerse nei diversi territori della provincia di Perugia.
“A seguito delle numerose assemblee pubbliche svolte nel territorio della provincia di Perugia - vi è scritto -, riteniamo non più rinviabile l’avvio di una fase più concreta del confronto sul nuovo Piano sociosanitario, capace di fornire risposte alle molte aspettative espresse dai cittadini nel corso di questi incontri. Il nuovo piano, infatti, rappresenterà un banco di prova decisivo per il modello di regione che si intende costruire nei prossimi anni. Non è più sufficiente il dialogo, ma occorrono confronto strutturato e contrattazione sociale, a partire dal riconoscimento del ruolo del sindacato, che rappresenta insieme lavoratori, pensionati e utenti dei servizi. In tutti i territori devono essere valorizzate la contrattazione e la partecipazione, come strumenti sostanziali di costruzione delle politiche pubbliche”.
Un passaggio che sintetizza efficacemente la posizione della Cgil: il Piano sociosanitario non può essere considerato esclusivamente uno strumento amministrativo, ma deve diventare un'occasione di confronto reale e partecipato sulla qualità della vita delle persone e sull'organizzazione dei servizi pubblici.
Tra gli elementi che emergono con maggiore forza dal documento approvato dall'assemblea vi è la necessità di leggere la programmazione sanitaria alla luce dei profondi cambiamenti demografici che stanno interessando la regione.
La diminuzione della popolazione giovane e il progressivo aumento della fascia anziana impongono infatti un ripensamento delle modalità di erogazione dei servizi e una maggiore attenzione alla prossimità delle cure.
Per la Cgil di Perugia la priorità deve essere quella di garantire una presenza capillare della sanità sul territorio, riducendo le disuguaglianze nell'accesso alle prestazioni e assicurando risposte efficaci ai bisogni emergenti.
“La scelta prioritaria deve essere quella di presidiare i territori e garantire risposte efficaci ai bisogni delle persone, senza lasciare indietro nessuno. Per tali ragioni la sanità territoriale deve essere significativamente rafforzata, così come va rafforzata e rilanciata la sanità pubblica regionale, superando logiche campanilistiche e localistiche che rischiano di indebolire il sistema nel suo complesso”. Il riferimento alle logiche territoriali non è casuale. Nel documento emerge infatti la volontà di evitare contrapposizioni tra aree della regione e di costruire invece una visione complessiva capace di garantire equilibrio e omogeneità nell'offerta dei servizi.
Uno dei capitoli più significativi riguarda il futuro delle Case della comunità, considerate dalla Cgil uno degli strumenti più importanti per avvicinare i servizi ai cittadini e rafforzare la medicina territoriale. L'organizzazione sindacale evidenzia tuttavia come il successo di queste strutture dipenda inevitabilmente dalla disponibilità di personale adeguato e dalla capacità di renderle realmente operative.
“In questo quadro - prosegue l’elaborato della Cgil di Perugia - risulta centrale l’attivazione effettiva di tutte le Case della comunità previste in Umbria, affrontando contestualmente la cronica carenza di personale che rischia di trasformare tali strutture in servizi incapaci di svolgere pienamente la propria funzione”. La carenza di operatori sanitari continua infatti a rappresentare una delle principali criticità del sistema regionale, con ripercussioni che interessano ospedali, servizi territoriali e strutture sociosanitarie.
Per la Cgil il rafforzamento dell'assistenza territoriale non può quindi prescindere da un piano di assunzioni e da investimenti capaci di garantire sostenibilità e qualità dei servizi.
Nel documento trova spazio anche una delle questioni che stanno interessando maggiormente il dibattito politico e sanitario degli ultimi mesi: quella relativa a una possibile riorganizzazione della governance sanitaria regionale. La Camera del Lavoro esprime una posizione netta rispetto all'ipotesi di una Asl unica regionale e alla possibile riduzione dei distretti sociosanitari.
“Pur nella consapevolezza della necessità di una riorganizzazione del sistema, riteniamo che l’ipotesi di una Asl unica regionale, così come emerge dall’attuale dibattito, non sia in grado di rispondere adeguatamente alle esigenze e non contribuirebbe al rafforzamento dell’assistenza territoriale. Allo stesso modo, giudichiamo negativa l’ipotesi di riduzione dei distretti socio-sanitari”. Secondo il sindacato, il tema centrale non è modificare l'assetto istituzionale, ma investire sulle strutture, sul personale e sulla capacità di garantire servizi vicini ai cittadini.
Oltre alla sanità territoriale, il documento richiama anche la necessità di consolidare il ruolo delle due principali aziende ospedaliere umbre. Per la Cgil di Perugia il rafforzamento degli ospedali di Perugia e Terni rappresenta un elemento imprescindibile per garantire prestazioni ad alta complessità e mantenere elevati standard assistenziali.
“Le vere priorità devono essere rappresentate dal potenziamento dei servizi territoriali e dal rafforzamento delle due aziende ospedaliere di Perugia e Terni, chiamate a garantire le prestazioni di maggiore complessità e specializzazione. È inoltre necessario definire con maggiore chiarezza il ruolo dell’intera rete ospedaliera regionale, a partire dalla rete dei Dea (Dipartimenti di emergenza e accettazione) di primo livello, che deve assicurare una risposta qualificata alle patologie meno complesse e contribuire a una più efficace differenziazione delle funzioni rispetto alle due aziende ospedaliere”.
Parole che richiamano l'esigenza di una programmazione chiara e coerente dell'intero sistema regionale, evitando sovrapposizioni e valorizzando le specificità delle diverse strutture.
Nelle conclusioni del documento figura infine una riflessione che supera la dimensione organizzativa e richiama il significato più profondo della sanità pubblica. Per la Camera del Lavoro di Perugia, il nuovo Piano sociosanitario rappresenta una scelta che riguarda direttamente il modello di cittadinanza che l'Umbria intende costruire nei prossimi anni.
“L’Umbria, e con essa la provincia di Perugia - conclude il documento -, deve rappresentare un punto avanzato nella difesa e nel rilancio della sanità pubblica. La tutela del diritto alla salute costituisce infatti uno degli strumenti fondamentali per rendere concreti i principi di cittadinanza, uguaglianza e democrazia sanciti dalla Costituzione della Repubblica Italiana”.
Parole che chiudono il documento con una chiara indicazione di principio: la sanità non può essere considerata soltanto un servizio, ma un pilastro della coesione sociale e uno degli elementi fondamentali attraverso cui si misura la capacità delle istituzioni di garantire diritti, uguaglianza e qualità della vita ai cittadini.
In attesa che il confronto con la Regione entri nella sua fase decisiva, la Cgil di Perugia sceglie dunque di rilanciare il dibattito e di ribadire la necessità di trasformare le analisi in scelte operative, affinché il nuovo Piano sociosanitario possa realmente rispondere alle esigenze di un territorio che cambia e alle aspettative di una comunità che chiede una sanità pubblica più forte, accessibile e vicina alle persone.