01 Aug, 2026 - 13:30

Nuovo ospedale di Terni, il Patto Avanti fa scudo su Sabbione ma la bufera politica e cittadina travolge il progetto

Nuovo ospedale di Terni, il Patto Avanti fa scudo su Sabbione ma la bufera politica e cittadina travolge il progetto

 Il Patto Avanti serrato a falange per fare scudo attorno alla presidente Stefania Proietti e alla giunta regionale, proprio mentre attorno all'ipotesi del nuovo ospedale di Terni nell'area di Sabbione si alza un muro di contestazioni che travalica i confini dell'aula consiliare per investire la città, le forze di opposizione, la Provincia e la società civile. La presentazione del Documento di Fattibilità delle Alternative Progettuali (DocFap) per la nuova struttura sanitaria cittadina ha scatenato una reazione a catena. Se le trincee dei pentastellati sui social network sono schierate a difesa della scelta tecnica ed economica promossa da Palazzo Donini, le critiche ambientali, gestionali e finanziarie montano di ora in ora. Un'opposizione che, dopo l'affondo iniziale del sindaco Stefano Bandecchi - che aveva bollato l'operazione come l'ennesima “supercazzola” a danno dell'Umbria meridionale -, vede oggi saldarsi le posizioni del Comitato per la Difesa dell'Azienda Ospedaliera di Terni, dei vertici di Palazzo Bazzani e dell'intero schieramento di centrodestra.

Il Documento di Fattibilità e lo scudo del Patto Avanti: la mappa delle tre opzioni e l'affondo social del Movimento 5 Stelle

A tracciare le linee della difesa d'ufficio della maggioranza regionale sono soprattutto gli esponenti del Movimento 5 Stelle, protagonisti di un'intensa mobilitazione sulle piattaforme digitali per rivendicare la solidità del percorso intrapreso. Il documento presentato dalla Giunta fissa infatti la griglia delle tre alternative sul tavolo - Sabbione, Campitello e l'attuale sede di Colle Obito -, attribuendo la preferenza alla prima opzione per una struttura da 600 posti letto, un investimento complessivo stimato in oltre 500 milioni di euro, 50 milioni già individuati per la progettazione e tempi di cantiere calcolati in 8 anni dalla posa della prima pietra.

“Stiamo alzando l'asticella perché vogliamo che il nuovo ospedale di Terni diventi uno dei poli sanitari più moderni e attrattivi del Centro Italia”, dichiara Luca Simonetti, capogruppo regionale del Movimento 5 Stelle. “Quando siamo arrivati in Regione non abbiamo trovato alcun progetto. Oggi, invece, esiste un Documento di Fattibilità delle Alternative Progettuali, un percorso amministrativo definito, un cronoprogramma e risorse già individuate per avviare la progettazione. Non siamo più nella stagione degli annunci: da oggi esiste un percorso istituzionale che porterà alla scelta definitiva del sito, alla progettazione e alla realizzazione. È un percorso ormai trached, sul quale non si può più tornare indietro”.

Simonetti rimarca come la graduatoria nasca da “tre macrocriteri e venti subcriteri” e sottolinea il fattore accessibilità: “Il DOCFAP confronta le diverse localizzazioni anche attraverso lo studio delle isocrone di percorrenza, dimostrando come nelle ipotesi meglio classificate il bacino di utenza arrivi quasi a raddoppiare, rafforzando il ruolo dell'ospedale per l'Italia centrale”. Sul fronte ambientale, il capogruppo pentastellato aggiunge che “l'area individuata a Sabbione risulta esterna alla zona di ricaduta delle emissioni dell'inceneritore”, ricordando infine come la proposta da 150 milioni promessa a suo tempo dal sindaco Stefano Bandecchi non sia mai stata formalizzata.

Le stoccate dei pentastellati tra chilometri in linea d'aria, bacini d'utenza raddoppiati e le repliche sui dati dell'inquinamento

A puntellare la narrazione della giunta Proietti interviene anche l'assessore regionale all'Ambiente, Thomas De Luca, che respinge con forza le accuse di disattenzione verso le matrici ambientali della conca ternana, replicando direttamente ai rilievi emersi dalle opposizioni territoriali.

“Tra Sabbione e il termovalorizzatore di Maratta ci sono circa 2 km in linea d'aria, distanza prossima o superiore all'altro sito di Campitello. Sicuramente superiore a molte aree residenziali di Terni Nord”, puntualizza Thomas De Luca. “Colle Obito, sede dell'attuale ospedale, si trova a meno di 1 km dal polo siderurgico. Eppure il vice-presidente della Provincia di Terni, esponente storico di Forza Italia a Terni e oggi braccio destro di Bandecchi in Provincia, parla in una nota istituzionale pubblicata sui social dell'Ente di 'filiera corta con l'inceneritore'. La destra a Terni, in Umbria è questa. La stessa destra che un giorno sì e l'altro pure cerca di spiegarci quanto sia sbagliato aver scelto di non realizzare il termovalorizzatore è la stessa che parla di filiera corta tra ospedale e inceneritore. La stessa destra, quella del sindaco Bandecchi, che due giorni fa in consiglio comunale attaccava la Regione perché non gli permette di bruciare i rifiuti urbani dentro al termovalorizzatore privato. Un'illogicità manifesta che ci devono spiegare pubblicamente. Nel frattempo la Giunta regionale continua a lavorare seriamente”.

Il fronte dell'amministrazione comunale e la bocciatura del Comitato: "Una lezione accademica senza numeri per i prossimi dieci anni"

Se il versante di maggioranza rivendica la bontà dell'impianto tecnico, sul fronte opposto le riserve assumono contorni di forte nettezza. Il Comitato Difesa Ospedale di Terni, per bocca di Gianni Giovannini, esprime profonda preoccupazione per l'impostazione emersa durante la conferenza stampa dei vertici sanitari e dell'assessore De Rebotti.

“Più che favorire un confronto leale e utile alla comunità, alcuni interventi sono apparsi concentrati sulla puntigliosa rivendicazione delle competenze amministrative, con tanto di richiamo alla Carta costituzionale”, sostiene Gianni Giovannini. “Ciò che continua a mancare è uno spirito autentico di collaborazione istituzionale. La sensazione è quella di assistere a una gara a chi pianta per primo la propria bandierina. Sulle questioni di merito, manca la cornice programmatica in cui dovrebbe inserirsi questo intervento (PSR) insieme alla rete delle relazioni funzionali; il sito prescelto è di fatto vicinissimo al programmato nuovo ospedale di Narni-Amelia. Non è stato neanche posto il problema della sostenibilità economico-finanziaria dell’investimento”.

Ancora più dura la disamina di Michela Bordoni, assessore al Bilancio del Comune di Terni ed esponente di Alternativa Popolare, che ha seguito direttamente la presentazione regionale.

“Ieri è structures andata in scena una vera e propria demagogia istituzionale e didattica. Una lunga lezione teorica, con slide dall'impostazione accademica e persino il ricorso all'intelligenza artificiale, ma senza affrontare il vero problema: come si migliora la sanità di Terni da oggi e nei prossimi dieci anni”, attacca Michela Bordoni. “Non ho ascoltato un solo numero sul piano sanitario. Si è parlato soltanto di 600 posti letto. Non una parola sul turnover del personale, sull'efficientamento dei costi, sull'organizzazione dei servizi, sugli investimenti tecnologici necessari già da oggi. Che cosa succederà da oggi ai prossimi dieci anni? L'ospedale resterà nelle condizioni descritte dalla stessa Regione?”. Bordoni censura anche il metodo istituzionale e l'ubicazione: “La Regione ha completamente ignorato il ruolo del Comune di Terni. L'area di Sabbione sorgerà nei pressi dell'inceneritore e delle principali attività legate al ciclo dei rifiuti. Infine resta aperto il tema delle risorse: è stato annunciato il ricorso a Cassa Depositi e Prestiti, ma i cittadini hanno il diritto di sapere con quali risorse verranno restituite le rate del finanziamento”.

L'affondo di Palazzo Bazzani e del centrodestra: l'insostenibilità finanziaria tra rate della Cassa Depositi e Prestiti e zone industriali

I profili economico-finanziari e la compatibilità urbanistica del sito di Sabbione sono al centro della dura presa di posizione di Francesco Maria Ferranti, vicepresidente della Provincia di Terni ed esponente di Forza Italia.

“Con il Docfap la giunta regionale, dopo due anni nei quali non ha prodotto un solo atto amministrativo relativamente al nuovo ospedale di Terni, indica che il sito individuato è Sabbione e che ci vorranno 8 anni per realizzarlo”, dichiara Francesco Maria Ferranti. “Tutto ciò equivale a dire che la legislatura della Presidente Proietti si concluderà con un nulla di fatto. Viene così irresponsabilmente scartato il sito di Colle Obito sul quale la direzione welfare della Regione aveva dichiarato l’adeguatezza tecnica. Quanto annunciato significa collocare un'importante infrastruttura sanitaria in simbiotica relazione a filiera corta con l'inceneritore, il centro finitura Asm, la casa circondariale, la fabbrica di mangimi con puzzo in omaggio al malato, la monnezza dell’Asm”. Ferranti entra quindi nel dettaglio dei costi: “Indicando per Sabbione un costo reale di circa 800 milioni, ammesso che CdP concedesse un mutuo a 20 anni al 3% fisso per l'intero importo, per l’azienda ospedaliera di Terni significherebbe trovarsi a pagare 56 milioni di rata l'anno su un 'fatturato' di 110. Questo scenario fa capire che il governo regionale presenta un Docfap che corrisponde all’aver detto che non si realizzerà nulla”.

A fare eco alle parole di Palazzo Bazzani è la sezione cittadina della Lega Terni, che parla di scelta paradossale per il tessuto cittadino.

“Destinare la costruzione del nuovo ospedale nell’area di Sabbione rappresenta una decisione che lascia sconcertati. Diteci che è uno scherzo”, recita la nota della Lega Terni. “L’area si trova nelle immediate vicinanze del Tubificio delle Acciaierie, del centro di finitura Ast, del centro di raccolta dei rifiuti speciali e dell’impianto inceneritore. La presenza del mangimificio genera emissioni a forte impatto olfattivo, incompatibili con un polo ospedaliero. La volontà di avviare oltre sei mesi di confronto pubblico rappresenta un evidente tentativo di prendere tempo”.

Il nodo di Colle Obito e il timore della desertificazione urbanistica: la posizione del centrodestra regionale e cittadino

Oltre alle questioni ambientali, a preoccupare gli amministratori locali sono le ricadute sul tessuto urbano esistente in caso di definitivo abbandono della sede attuale. A sollevare il punto è Valdimiro Orsini, consigliere comunale della Lista Masselli Sindaco.

“La realizzazione del nuovo ospedale rappresenta un passaggio cruciale, ma l’ipotesi di delocalizzare la struttura in un sito diverso da Colle Obito solleva forti preoccupazioni per l'equilibrio urbanistico, economico e sociale”, spiega Valdimiro Orsini. “Senza un piano di riconversione immediato e finanziato, il quartiere che da decenni gravita attorno all'attuale polo ospedaliero rischia il degrado immobiliare ed economico, lasciando nel cuore della città una mastodontica 'cattedrale nel deserto'. A ciò si aggiungono il consumo di suolo agricolo, i costi nascosti per adeguare la viabilità periferica e i disagi per le fasce più fragili. Serve un'analisi comparativa Costi-Benefici reale e un piano di rigenerazione vincolante per Colle Obito”.

Il quadro critico trova la sua sintesi politica nel comunicato congiunto diramato dai gruppi di opposizione nel Consiglio Regionale dell'Umbria — firmato dai consiglieri Donatella Tesei, Enrico Melasecche (Lega), Andrea Romizi, Laura Pernazza (Forza Italia), Eleonora Pace, Matteo Giambartolomei, Paola Agabiti (Fratelli d'Italia) e Nilo Arcudi (Terni Civica - Umbria Civica).

“Dopo quasi due anni di governo regionale ci saremmo aspettati una svolta concreta, un cronoprogramma chiaro e la certezza delle risorse”, affermano i consiglieri regionali di centrodestra. “Invece, dalla conferenza stampa della presidente Proietti è arrivata soltanto l’ennesima occasione di propaganda. La presidente afferma di aver individuato Sabbione, ma poi annuncia un confronto pubblico di 4-6 mesi dove si discuterà di tutte le aree del docfap. Si fa un passo avanti per farne due indietro all’unico scopo di prendere tempo. Dalla posa della prima pietra serviranno otto anni: ogni ritardo decisionale allontanerà la struttura per i cittadini. E sul quadro finanziario c'è il silenzio totale, salvo generiche richieste di fondi statali tramite l'articolo 20. Quella di oggi è stata una conferenza stampa fotocopia rispetto a quella di dicembre 2025 sullo studio Binini: un teatrino utile solo a nascondere l'assenza di risultati concreti”.

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Federico Zacaglioni
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