Nei giorni in cui il centrosinistra umbro, unito nel Patto Avanti, difende il Documento di fattibilità delle alternative progettuali (DoCFAP) per il nuovo ospedale di Terni - approvato dalla giunta regionale pochi minuti prima della conferenza stampa del 31 luglio 2026 dipingendolo come un elaborato rigoroso fondato su evidenze scientifiche e valutazioni oggettive, l’assessore comunale all’Urbanistica Sergio Anibaldi ne demolisce frontalmente la narrazione, smontando pezzo per pezzo la ricostruzione politica della Regione Umbria.
Un attacco circostanziato che fa seguito alla dettagliata ricostruzione già presentata in Consiglio comunale, dove l’assessore Sergio Anibaldi, atti e cronologia ufficiale alla mano, ha voluto rimarcare come la giunta presieduta dalla presidente Stefania Proietti sia arrivata all'esito ddi localizzare l'ospedsale a Sabbione-Maratta recuperando faldoni già presenti nei cassetti di Palazzo Donini ai tempi dell’amministrazione guidata da Donatella Tesei. Elaborati poi rimescolati con l’analisi tecnica sulle aree idonee commissionata alla società Binini & Partners di Reggio Emilia. Una convergenza che, nella lettura dell’esponente della giunta ternana, non riflette alcuna reale discontinuità tecnica delle strutture regionali, bensì la precisa volontà politica di forzare una traiettoria alternativa alla realizzazione del nuovo polo sanitario a Colle Obito, abbandonando del tutto al proprio destino l’area che da oltre sessant'anni garantisce la tenuta dell’assistenza ospedaliera cittadina.

L’analisi condotta dall'assessore Sergio Anibaldi sulla regolarità procedurale dell’iter amministrativo evidenzia profonde frizioni istituzionali e presunte contraddizioni interne alla tecnostruttura di Palazzo Donini. Il punto cruciale risiede nella posizione dei medesimi dirigenti regionali che oggi avallano la delocalizzazione dell’infrastruttura verso la zona industriale tra Maratta e Sabbione. Gli stessi tecnici, infatti, nel 2022 avevano sottoscritto un documento ufficiale - recepito poi dalla delibera della giunta regionale nel 2024 - nel quale certificavano che la soluzione primaria e più idonea per la costruzione della nuova struttura sanitaria risiedeva nell’attuale sede di Colle Obito.
Sulle ragioni di questa repentina inversione di rotta, l’assessore all’Urbanistica esprime rilievi molto critici: “Il DoCFAP è stato fatto dagli stessi dirigenti che nel 2022 hanno prodotto un documento di fattibilità che ha determinato una delibera della giunta del 2024, la quale stabiliva che la soluzione per poter realizzare un nuovo ospedale era l'attuale area nosocomiale. È evidente che gli stessi dirigenti hanno prodotto un altro documento nel giro di poco tempo sulla base dello studio di Binini fatto nel 2025, senza sapere cosa avesse previsto il quadro esigenziale per il nuovo ospedale approvato nel luglio 2026, appena due giorni prima del Docfap”.
Insomma, secondo Sergio Anibaldi, l’atto non scaturirebbe da un approfondimento tecnico autonomo, ma dall’esigenza di far coincidere le carte con precise scelte di opportunità politica. Piegando anche la ragionevolezza dei tempi necessari a produrre la documentazione tecnica di supporto.

A sollevare perplessità sulla solidità istruttoria dell’elaborato sono dunque anche le tempistiche con cui la giunta regionale ha licenziato la pratica da 550 milioni di euro. Il quadro esigenziale predisposto dall’Azienda Ospedaliera di Terni è stato infatti consegnato e approvato il 29 luglio 2026, costituendo il presupposto indispensabile per la redazione del DoCFAP, a sua volta approvato definitivamente l’ultimo giorno dello stesso mese.
“Intanto, mi chiedo e chiedo alla Regione: come può essere credibile un DoCFAP che si basa come elemento sostanziale su un quadro esigenziale che è stato prodotto e consegnato dall'azienda ospedaliera in data 29 luglio? Si tratta di un elemento essenziale per la produzione del Docfap, la giunta lo approva, lo trasmette agli uffici e in un giorno solo viene approvato un docfap presentato in conferenza il 31 luglio?”, rimarca Anibaldi, ravvisando in questa accelerazione un vizio di fondo nella credibilità dell’opera.
Ma secondo l'assessore l’esame dettagliato del documento rivela ulteriori anomalie sul piano della coerenza normativa e programmatoria. Per rispettare i dettami stabiliti dal nuovo Codice degli appalti, il quadro esigenziale di un’infrastruttura di tale rilevanza deve risultare strettamente integrato con la pianificazione sanitaria regionale. Tuttavia, in assenza dell’adozione del nuovo Piano Sanitario Regionale annunciato come elemento dirimente e promesso dalla presidente Stefania Proietti, l’esecutivo umbro ha scelto di richiamare la deliberazione di giunta 1399 del 2023, varata durante la precedente consiliatura di centrodestra guidata da Donatella Tesei.

Questa decisione configura, secondo l’assessore Sergio Anibaldi, una palese incoerenza politica, dal momento che il provvedimento ripescato in extremis, per giustificare un Docfap in assenza del nuovo Piano sanitario regionale, disciplina anche il controverso nodo degli 80 posti letto convenzionati per la sanità privata sul territorio ternano.
“Si tratta della delibera del 2023 dei famosi 80 posti della clinica convenzionata di Terni - continua nella sua offensiva Anibaldi - un elemento che la giunta regionale e i partiti che la sostengono dicevano non essere di programmazione. Oggi, invece, le viene restituita la dignità programmatoria che ha sempre avuto come ha sostenuto il Comune di Terni, solo perché non sono riusciti ad approvare il Piano socio-sanitario che è bloccato nella palude della politica di maggioranza regionale”, osserva l’esponente della giunta comunale di Terni.
Accanto alle incongruenze sulla programmazione, emerge un secondo giallo legato alla governance tecnica dell’operazione. Nonostante la Regione Umbria avesse approvato in data 22 luglio 2026 uno specifico atto per avvalersi dell’assistenza e della consulenza specialistica di Cassa Depositi e Prestiti nella stesura delle valutazioni di fattibilità, la stesura finale del Docfap risulta elaborata unicamente dal personale interno regionale. “A che serve quell'accordo di consulenza con CDP - si chiede Anibaldi - visto che il Docfap non è firmato da nessun esperto di Cassa Depositi e Prestiti?”.
Sul fronte finanziario, l’analisi dell’assessore Sergio Anibaldi contesta anche la sostenibilità del piano economico da 550 milioni di euro annunciato dalla presidente Stefania Proietti. Dei tre canali di copertura indicati dalla Regione Umbria, il capitolo principale relativo all’intervento dell’INAIL per 280 milioni di euro si rivelerebbe privo di riscontro operativo, in quanto l’istituto non eroga finanziamenti in conto capitale per l’edificazione di opere pubbliche, ma interviene unicamente acquistando immobili già definiti e sulla scorta di progetti cantierabili.

Ugualmente debole appare la previsione relativa ai 70 milioni di euro derivanti dal fondo ex Articolo 20. Secondo quanto rilevato dall'assessore all’Urbanistica, non si tratterebbe di risorse fresche o aggiuntive destinate alla città di Terni, bensì dello spostamento di somme già allocate per il nuovo ospedale di Narni-Amelia. Che,. di conseguenza, non potrà contare su questa dotazione finanziaria rendendone dubbia la realizzabilità. Tolte queste voci, l'unica strada concretamente tracciata dalla giunta regionale per coprire l’ingente costo dell’opera resta il ricorso all’indebitamento bancario con Cassa Depositi e Prestiti, facendo gravare per i prossimi decenni un pesante debito sulle casse pubbliche. Senza contare le spese aggiuntive per viabilità, infrastrutturazione dell'area, trasferimento della Sede della Facoltà di Medicina e Chirurgia realizzata appena 15 anni fa.
L’ultima e grave criticità sollevata riguarda l'assenza totale di una visione urbanistica per il futuro del presidio di Colle Obito. La decisione di delocalizzare il polo nosocomiale verso Maratta-Sabbione è stata assunta senza integrare nel Docfap alcuna pianificazione sulla riqualificazione dell’area attuale. “Il Docfap è stato elaborato senza minimamente prevedere, in caso di delocalizzazione, uno strumento, un documento che presupponga quale sia la soluzione definitiva di un'area, quella attuale dell'ospedale, che ha generato per 60 anni un nuovo quartiere, ha sviluppato nuove economie, ha determinato delle scelte da un punto di vista sociale, economico, infrastrutturale”, conclude l'assessore Sergio Anibaldi, denunciando la mancanza di programmazione a tutela della città.