17 Mar, 2026 - 12:00

“Non hanno colpito me, hanno colpito Gubbio”: il sindaco Vittorio Fiorucci rompe il silenzio

“Non hanno colpito me, hanno colpito Gubbio”: il sindaco Vittorio Fiorucci rompe il silenzio

Quanto accaduto nell’ultima seduta del Consiglio comunale di Gubbio non può essere liquidato come una semplice difficoltà tecnica.

In diversi ambienti politici cittadini, l’episodio viene interpretato come un segnale ben più profondo, capace di riflettere uno stato di tensione che attraversa l’attuale assetto amministrativo.

Il venir meno del numero legale, maturato dopo la discussione dei primi punti all’ordine del giorno, ha determinato l’interruzione dei lavori dell’assemblea, lasciando inevase una serie di questioni rilevanti. Un fatto che, nella sua oggettività, ha prodotto un effetto immediato: il blocco dell’attività consiliare su temi centrali per la comunità.

Una dinamica che va oltre l’incidente d’aula

La sensazione diffusa è che non si sia trattato di un episodio isolato o fisiologico. Piuttosto, quanto avvenuto appare come la manifestazione visibile di una frattura politica interna alla maggioranza, emersa proprio nel momento in cui il Consiglio era chiamato a proseguire il proprio lavoro.

Alcuni consiglieri assenti, altri usciti dall’aula: una dinamica che ha determinato il venir meno del numero legale e che, al di là delle letture di parte, assume un significato politico preciso. Non è tanto il gesto in sé, quanto il contesto in cui si colloca a renderlo rilevante.

In queste situazioni, infatti, la procedura diventa sostanza: “quando l’aula si svuota, è la politica che parla”.

I punti rimasti sospesi

A rendere più delicata la vicenda è la natura dei temi rimasti senza discussione. Tra questi figuravano il Piano per l’eliminazione delle barriere architettoniche, atti legati al lavoro e alla dignità salariale, la mozione sulla tutela del territorio rispetto agli impianti eolici.

A ciò si aggiungevano interrogazioni e interpellanze su questioni concrete: eventi pasquali, condizioni del centro storico, criticità delle frazioni.

Non si tratta di argomenti marginali. Al contrario, sono temi che incidono direttamente sulla qualità della vita dei cittadini: accessibilità, sviluppo economico, tutela ambientale, sicurezza urbana, valorizzazione del territorio.

In questo senso, l’interruzione della seduta assume un peso specifico maggiore: “non si fermano solo i lavori, ma anche risposte attese”.

Un danno d’immagine per le istituzioni

Al di là dello scontro politico, ciò che resta è un danno evidente sul piano dell’immagine istituzionale. Una seduta interrotta su temi di interesse pubblico rischia di alimentare nei cittadini una percezione di distanza e inefficienza.

È proprio questo il punto più sensibile: quando le dinamiche interne alla politica prevalgono sulla continuità dell’azione amministrativa, il rischio è quello di rafforzare l’idea di una classe dirigente più concentrata sui propri equilibri che sui problemi della città.

In questi casi, la percezione diventa sostanza politica: “la fiducia si misura anche nella capacità di restare in aula.

Maggioranza in difficoltà, opposizione all’attacco

L’episodio offre inevitabilmente all’opposizione nuovi argomenti per mettere in discussione la tenuta della maggioranza. Il venir meno del numero legale viene letto come un segnale di fragilità interna, destinato a pesare nel confronto politico delle prossime settimane.

Allo stesso tempo, la vicenda apre una questione tutta interna alla coalizione di governo: quella della responsabilità politica. In una fase già complessa, ogni scelta – presenza o assenza – assume un valore che va oltre il singolo episodio.

Resta legittimo, per le minoranze, esercitare il proprio ruolo di controllo e critica. Tuttavia, in situazioni come questa, il confine tra scontro politico e funzionalità istituzionale diventa estremamente sottile.

Il nodo centrale: la responsabilità politica

In un Consiglio comunale il dissenso è fisiologico, anzi necessario. Si esprime nel confronto, nel voto, nella trasparenza delle posizioni. È parte integrante del funzionamento democratico.

Quando però l’assemblea si ferma e i temi restano sospesi, il piano del giudizio si sposta inevitabilmente sulla responsabilità. Non più solo cosa si pensa, ma come si agisce.

È qui che la vicenda di Gubbio assume un significato più profondo. Non riguarda soltanto un passaggio consiliare, ma il segnale complessivo che viene trasmesso alla città.

“La politica può dividersi, ma le istituzioni non possono fermarsi”: è questa, in fondo, la linea di confine che l’episodio ha reso evidente. E su questo terreno, nelle prossime settimane, si giocherà una partita che va ben oltre una seduta andata a vuoto.

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Mario Farneti
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