23 May, 2026 - 11:13

Fadoi, nelle medicine interne umbre limitato il ricorso agli autonomi, ma il fenomeno cresce nei pronto soccorso

Fadoi, nelle medicine interne umbre limitato il ricorso agli autonomi, ma il fenomeno cresce nei pronto soccorso

Una situazione meno critica rispetto ad altre realtà regionali, ma che continua a evidenziare fragilità strutturali, forte pressione organizzativa e la necessità di rafforzare in modo stabile il personale sanitario. È questa la fotografia emersa dalla rilevazione della Fadoi, la Federazione delle associazioni dei dirigenti ospedalieri internisti, presentata nel corso del 31° Congresso nazionale di Rimini, appuntamento che ha riportato al centro del confronto il futuro della medicina interna e le difficoltà operative dei reparti ospedalieri.

Secondo quanto emerso dall’indagine, nelle medicine interne umbre il ricorso ai cosiddetti “gettonisti”, ovvero professionisti autonomi impiegati temporaneamente per coprire carenze di personale, appare al momento contenuto.

Diversa invece la situazione nei pronto soccorso, dove il fenomeno viene segnalato con maggiore frequenza e dove continuano a concentrarsi le principali criticità legate alla carenza di organici e alla pressione assistenziale. Una dinamica che, secondo la federazione, non può essere letta soltanto come un problema organizzativo interno agli ospedali, ma come un tema direttamente collegato alla qualità delle cure, alla sicurezza dei pazienti e alla sostenibilità futura del sistema sanitario pubblico.

Il nodo dei pronto soccorso e la continuità assistenziale

Il dato evidenziato dalla Fadoi assume particolare rilevanza perché il pronto soccorso rappresenta il primo punto di accesso al sistema ospedaliero per gran parte dei pazienti destinati successivamente ai reparti di medicina interna. 

Si tratta, nella maggior parte dei casi, di pazienti anziani, fragili, pluripatologici e con bisogni assistenziali complessi che richiedono continuità clinica, rapidità nella presa in carico e coordinamento costante tra le diverse strutture ospedaliere.

Secondo la federazione, la pressione che grava sui pronto soccorso rischia inevitabilmente di riflettersi sull’intero percorso del paziente: dalla valutazione iniziale al trasferimento nei reparti, fino alla gestione delle informazioni cliniche e alla continuità terapeutica.

Per questo la presenza di équipe stabili, integrate e abituate a lavorare insieme viene considerata un elemento fondamentale non soltanto sul piano organizzativo, ma anche sul versante della sicurezza e della qualità dell’assistenza.

La medicina interna come fulcro della gestione dei pazienti fragili e complessi

Il quadro delineato dalla survey conferma inoltre la trasformazione che sta interessando la medicina interna negli ultimi anni. I reparti si trovano infatti sempre più spesso a gestire pazienti con patologie multiple, condizioni croniche, instabilità clinica e bisogni assistenziali che vanno ben oltre il singolo episodio acuto. Una complessità che impone nuove modalità organizzative e una maggiore integrazione tra ospedale e territorio.

Per la Fadoi, la medicina interna rappresenta oggi uno dei pilastri della rete sanitaria pubblica proprio perché concentra al proprio interno gran parte delle fragilità cliniche e sociali della popolazione. Da qui la richiesta di un riconoscimento organizzativo più coerente con il livello reale di complessità affrontato quotidianamente dai reparti.

La richiesta principale: più personale stabile

Tra gli aspetti emersi con maggiore forza dalla rilevazione c’è la richiesta di rafforzare gli organici medici e infermieristici. Una priorità che viene considerata essenziale per garantire sostenibilità al sistema e migliorare le condizioni di lavoro all’interno degli ospedali. Il problema non riguarda soltanto il numero dei professionisti disponibili, ma la possibilità di costruire team stabili, continui e strutturati nel tempo.

La stabilità delle équipe viene infatti indicata come uno degli elementi decisivi per migliorare la qualità delle cure, ridurre il ricorso a soluzioni temporanee e garantire maggiore efficienza nella gestione dei pazienti complessi. 

Oltre all’incremento del personale spicca inoltre la richiesta di riclassificare le medicine interne come strutture a medio-alta intensità di cura, riconoscendo formalmente il livello di complessità clinica che caratterizza ormai questi reparti.

Burnout, oltre la metà dei medici dichiara di averne sofferto

Uno dei dati più significativi emersi dalla survey riguarda il burnout. Oltre la metà degli intervistati umbri dichiara infatti di aver sperimentato in passato una condizione di esaurimento professionale. Un elemento che la Fadoi considera particolarmente rilevante in una fase storica nella quale il lavoro ospedaliero continua a essere caratterizzato da pressione organizzativa, turnazioni impegnative e crescente complessità assistenziale.

Il burnout, viene sottolineato, non può essere interpretato come una semplice condizione di stanchezza individuale. Per chi opera negli ospedali può tradursi in difficoltà di recupero tra un turno e l’altro, minore attrattività del lavoro ospedaliero, peggioramento della comunicazione interna e aumento della vulnerabilità dell’intera organizzazione sanitaria. Per questo la prevenzione del burnout richiede interventi strutturali: organici adeguati, migliore organizzazione del lavoro, continuità dei team e maggiore valorizzazione del personale.

Marini: “Investire sul personale significa tutelare i pazienti”

A sintetizzare il quadro emerso dalla rilevazione è il presidente regionale della Fadoi Umbria, Ettore Marini, che sottolinea come i dati regionali confermino molte delle criticità già presenti a livello nazionale. “Il dato umbro indica alcune tendenze coerenti con il quadro nazionale: la necessità di rafforzare gli organici, garantire team stabili e riconoscere la complessità della Medicina interna. In Umbria, dove la rete ospedaliera comprende presidi con caratteristiche diverse e bacini di utenza distribuiti sul territorio, la continuità tra pronto soccorso, reparto e servizi territoriali è decisiva per la qualità delle cure”, sottolinea Ettore Marini, presidente regionale Fadoi Umbria.

“La medicina interna prende in carico pazienti spesso anziani, fragili, con più patologie contemporaneamente. Per questo investire su personale stabile, organizzazione e integrazione dei percorsi non significa difendere una categoria, ma tutelare la sicurezza dei pazienti e la sostenibilità del Servizio sanitario pubblico”.

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Francesco Mastrodicasa
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