Una necropoli medievale estesa, sepolture rimaste intatte per secoli, tracce di un antico insediamento e indizi che potrebbero condurre alle origini stesse di Panicale.
Sono i risultati emersi dalla terza campagna di scavi archeologici sul monte Petrarvella, conclusasi nei giorni scorsi e destinata a rappresentare una delle più significative scoperte archeologiche recenti nel territorio del Trasimeno.
Le indagini, avviate nel 2024 e condotte sotto la direzione scientifica del professor Andrea Polcaro, docente del Dipartimento di Lettere dell’Università degli Studi di Perugia, stanno progressivamente restituendo una nuova lettura storica dell’area. Una lettura che, secondo gli studiosi, potrebbe contribuire a ricostruire le fasi più antiche dell’insediamento umano sul colle e offrire elementi inediti sulle radici del borgo umbro.
La missione archeologica opera grazie alla concessione rilasciata dal Ministero della Cultura al Comune di Panicale e sotto la supervisione della Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio dell’Umbria, che collabora con l’amministrazione comunale e con l’Università di Perugia anche nelle attività di divulgazione e valorizzazione.
Dopo i primi risultati emersi nelle campagne del 2024 e del 2025, l’ultima fase di ricerca ha consentito di ampliare significativamente il quadro delle conoscenze.
Gli archeologi hanno infatti individuato un’ampia area funeraria medievale collegata a una struttura edilizia antica, rinvenuta al momento nelle sole fondazioni ma ritenuta parte di un insediamento stabile presente sulla sommità del monte.
La scoperta rafforza l’ipotesi che il Petrarvella abbia rappresentato un punto strategico di popolamento nel Medioevo e che proprio da quest’area possano essere partiti i primi processi di formazione del successivo abitato di Panicale.
Tra gli elementi che hanno maggiormente attirato l’attenzione degli studiosi vi è il rinvenimento di almeno quattro sepolture considerate particolarmente insolite.
Le tombe, scavate direttamente nella roccia e databili tra il XII e il XIV secolo grazie ai materiali ceramici recuperati durante le operazioni di scavo, presentano caratteristiche che esulano dalle pratiche funerarie più comuni dell’epoca. In particolare, due delle sepolture rinvenute erano collocate all’interno di fosse ovoidali ricoperte da terra e lastre di pietra.
Le indagini archeologiche hanno evidenziato come entrambe siano state riaperte poco tempo dopo l’inumazione e come i resti dei corpi siano stati successivamente separati.
Un dato che apre interrogativi ancora tutti da approfondire. Ulteriori elementi di interesse emergono dal ritrovamento di alcuni resti ossei collocati come sepolture secondarie sotto il pavimento della struttura medievale individuata nelle immediate vicinanze della necropoli.
Secondo gli studiosi, tali evidenze potrebbero essere collegate a particolari condizioni vissute dagli individui sepolti oppure a eventi traumatici verificatisi al momento della loro morte. Al momento si tratta di ipotesi di lavoro che necessiteranno di ulteriori approfondimenti archeologici, antropologici e bioarcheologici.
Uno degli aspetti più affascinanti emersi dagli scavi riguarda la possibile identificazione dell’antico abitato medievale citato nelle fonti storiche. I dati raccolti durante le campagne archeologiche sembrano infatti dialogare con alcune testimonianze documentarie che menzionano il “castrum di Petra Albella”, attestato già nell’XI secolo.
Successivamente le fonti parlano anche di Castel Vecchio e Panicale Vecchio, località descritte come ormai abbandonate e in rovina tra il XV e il XVI secolo.
L’insediamento individuato sulla cima del monte Petrarvella potrebbe dunque corrispondere a uno di questi nuclei abitativi medievali, fornendo per la prima volta un riscontro materiale a testimonianze storiche rimaste a lungo prive di una collocazione archeologica certa. Un’ipotesi che, se confermata, avrebbe un peso notevole nella ricostruzione dell’evoluzione del territorio panicalese nel corso del Medioevo.
La campagna di scavo ha avuto anche una forte valenza didattica.
Alle attività hanno preso parte numerosi studenti dei corsi di laurea in Beni culturali, Archeologia e Storia dell’arte dell’Università degli Studi di Perugia, coinvolti direttamente nelle operazioni sul campo anche attraverso il laboratorio didattico Dedalo.
Per i giovani archeologi si è trattato di un’importante occasione di formazione, permettendo loro di confrontarsi con tutte le fasi del lavoro scientifico: dalla ricognizione del sito alla documentazione stratigrafica, fino allo studio e alla catalogazione dei reperti.
Un’esperienza che conferma il valore del Petrarvella non soltanto come luogo di ricerca, ma anche come spazio di crescita accademica e professionale.
Proprio per condividere con il territorio i risultati delle ricerche, il Comune di Panicale ha promosso nei giorni scorsi un open day dedicato al sito archeologico.
L’iniziativa ha richiamato istituzioni, associazioni e cittadini, offrendo l’opportunità di visitare l’area e conoscere da vicino le scoperte emerse durante gli scavi.
L’obiettivo dell’amministrazione è quello di costruire un percorso di valorizzazione che possa trasformare il patrimonio archeologico in una risorsa culturale, educativa e turistica.
Alla luce di queste scoperte, si fa sempre più concreta l’ipotesi di realizzare un vero e proprio parco archeologico, inserito in un contesto paesaggistico già molto apprezzato da escursionisti e frequentatori dei percorsi naturalistici che frequentano il territorio.
A sottolineare la portata della scoperta sono stati il sindaco di Panicale Giulio Cherubini e l’assessora alla Cultura Elena Sepiacci, che vedono nei ritrovamenti un possibile punto di svolta nella ricostruzione della storia locale.
“Tali scoperte - dichiarano il sindaco di Panicale Giulio Cherubini e l'assessora alla cultura Elena Sepiacci - ci indicano che con molta probabilità in questo luogo vanno fatti risalire i primi insediamenti di Panicale e che qui risiedano le nostre stesse radici. Quanto ci riferiscono i ricercatori potrebbe far riscrivere la storia del nostro territorio ed aprire fattivamente la strada ad un progetto di Parco archeologico, inserito in un contesto paesaggistico di notevole interesse e già meta di itinerari per camminatori. Un progetto che auspichiamo sia di interesse per il maggior numero possibile di soggetti”. Parole che restituiscono il valore non soltanto scientifico, ma anche identitario della scoperta.
Gli scavi sul monte Petrarvella stanno restituendo molto più di semplici reperti archeologici: stanno riportando alla luce frammenti di una storia rimasta sepolta per secoli e che oggi torna a dialogare con il presente. Tombe, resti dell’antico insediamento, riferimenti alle fonti medievali e l’ipotesi di un futuro parco archeologico delineano uno scenario di grande interesse per la ricerca e per l’intero territorio del Trasimeno.
Un patrimonio che potrebbe restituire nuove chiavi di lettura sulle origini di Panicale, aprendo la strada a una rilettura più ampia della storia della regione.