23 Aug, 2026 - 09:29

Montone riscopre Sant’Albertino, ottocento anni dopo una storia che torna a parlare al presente: il libro di Rolando Boco diventa un cammino verso Fonte Avellana

Montone riscopre Sant’Albertino, ottocento anni dopo una storia che torna a parlare al presente: il libro di Rolando Boco diventa un cammino verso Fonte Avellana

Ottocento anni separano la vita di Sant’Albertino da Montone dal nostro presente. Un intervallo di tempo enorme, sufficiente a trasformare profondamente società, linguaggi e rapporti tra le persone. Eppure alcune delle domande che attraversano la sua vicenda continuano a essere sorprendentemente attuali. È da questa distanza, e insieme dalla volontà di accorciarla, che prende forma “Albertino da Montone. Un disegno che si fa cammino”, il nuovo libro di Rolando Boco, pubblicato da Tau Editrice, che sarà presentato sabato 29 agosto all’Auditorium San Fedele di Montone.

L’appuntamento è fissato per le ore 11 e rappresenta un’occasione per riportare al centro dell’attenzione una figura appartenente alla storia del borgo e, attraverso di essa, aprire una riflessione più ampia sul rapporto tra memoria, territorio e contemporaneità.

Il volume nasce infatti con l’obiettivo di ricostruire la figura di Albertino non soltanto attraverso la sua vicenda personale, ma anche attraverso i luoghi, gli avvenimenti e le possibili tappe che ne segnarono l’esistenza. Una ricostruzione che sceglie il disegno come principale strumento narrativo e che, nella seconda parte, abbandona idealmente le pagine per trasformarsi in un percorso fisico: il Cammino di Sant’Albertino, da Montone fino al monastero di Fonte Avellana, ai piedi del monte Catria.

È questo il filo che lega l’intero progetto: la storia diventa immagine, l’immagine diventa paesaggio e il paesaggio, infine, diventa cammino.

Una presentazione che mette insieme storia, territorio e cultura

Dopo i saluti istituzionali del Comune di Montone, alla presentazione interverranno Pietro Bartolini, parroco di Montone, Andrea Chioni, giornalista, e l’autore Rolando Boco.

A coordinare l’incontro sarà Alessandro Vestrelli dell’Umbria Film Festival, che accompagnerà il confronto tra le diverse prospettive attraverso le quali il progetto può essere letto.

La presentazione non sarà dunque soltanto un momento dedicato alla pubblicazione di un nuovo volume, ma l’occasione per entrare nel percorso di ricerca e rappresentazione costruito attorno ad Albertino, approfondendone la dimensione storica, spirituale e territoriale.

A rendere ancora più concreta questa esperienza sarà inoltre l’esposizione, all’interno della Sala di San Fedele, dei quadri presenti nel libro. Le immagini che accompagnano il volume potranno così essere osservate direttamente dal pubblico, uscendo dalla dimensione editoriale per entrare nello spazio fisico dell’incontro.

Albertino raccontato attraverso il disegno

Uno degli elementi distintivi del progetto di Rolando Boco è proprio la scelta di raccontare una figura medievale attraverso il linguaggio del disegno. Non una semplice illustrazione della storia, ma una modalità narrativa attraverso la quale provare a ricostruire un mondo lontano e renderlo accessibile a un pubblico contemporaneo.

La scelta assume un significato particolare proprio per la natura della vicenda. Raccontare una persona vissuta otto secoli fa significa inevitabilmente confrontarsi con una distanza documentaria, culturale e temporale. Il disegno diventa allora uno strumento per colmare almeno in parte quella distanza, offrendo una rappresentazione capace di accompagnare il lettore nei luoghi e nelle situazioni legate alla vita di Albertino.

È una scelta che guarda anche al presente. In una società nella quale la comunicazione è sempre più affidata alle immagini, il segno grafico può diventare una modalità immediata per entrare in contatto con una storia che, diversamente, rischierebbe di rimanere confinata alla conoscenza degli specialisti o alla memoria locale.

Il risultato è un volume nel quale la dimensione narrativa e quella visiva procedono insieme, costruendo progressivamente un racconto che non si esaurisce con l’ultima pagina.

Ottocento anni dopo, le stesse domande

È soprattutto nella riflessione sul presente che la vicenda di Albertino acquista una dimensione ulteriore. Avvicinarsi oggi alla sua storia significa infatti provare a farlo anche attraverso uno sguardo laico, libero da pregiudizi e capace di interrogarsi su ciò che una figura vissuta nel Medioevo può ancora suggerire alla società contemporanea.

Il punto di contatto non è necessariamente la dimensione religiosa della sua esperienza, ma la possibilità di riconoscere nella storia alcune questioni che non hanno perso la propria attualità.

Le scelte davanti alle quali Albertino si trovò ottocento anni fa possono essere rilette, secondo la prospettiva proposta dal progetto, alla luce di alcune delle grandi fratture del nostro tempo: il conflitto contro il dialogo, la contrapposizione contro il confronto, la guerra contro la costruzione paziente della pace. Scegliere il dialogo invece dello scontro, il confronto aperto invece di un’aggressività sorda a ogni appello, la faticosa costruzione della pace invece della guerra.

È proprio questa la ragione per cui il progetto non si limita a recuperare una figura del passato. Albertino diventa una lente attraverso la quale osservare il presente e interrogarsi sulle possibilità di costruire una società nella quale il confronto possa ancora prevalere sulla contrapposizione.

Dal borgo di Montone al monastero di Fonte Avellana

La seconda parte del libro compie un passaggio decisivo: dalla ricostruzione della storia al cammino. Il lettore viene accompagnato lungo l’itinerario dedicato a Sant’Albertino, che da Montone conduce fino al monastero di Fonte Avellana, ai piedi del monte Catria.

Il percorso non rappresenta soltanto un elemento geografico della narrazione. È parte integrante del progetto e ne amplia il significato. La storia di Albertino viene infatti restituita ai luoghi nei quali può essere nuovamente attraversata e osservata.

Il cammino diventa così una forma di conoscenza. Percorrere un territorio significa entrare in relazione con la sua storia, riconoscere le tracce lasciate dalle generazioni precedenti e comprendere come il paesaggio possa diventare esso stesso una forma di memoria. 

Da questo punto di vista, il titolo “Un disegno che si fa cammino” sintetizza efficacemente l’intero percorso editoriale: ciò che nasce come segno sulla pagina si trasforma progressivamente in una strada reale.

Montone, una memoria che torna a essere patrimonio condiviso

Per Montone l’iniziativa assume anche il valore di una nuova occasione di valorizzazione della propria memoria storica. La riscoperta di Albertino consente infatti di riportare all’attenzione una figura profondamente legata al territorio, inserendola però all’interno di un racconto che supera i confini del singolo borgo.

Il collegamento con Fonte Avellana contribuisce a costruire una prospettiva più ampia, nella quale la memoria locale diventa parte di un itinerario culturale e paesaggistico.

È un modello nel quale il patrimonio non viene considerato soltanto come qualcosa da conservare, ma come una realtà da percorrere, raccontare e reinterpretare.

La storia, in questa prospettiva, non rimane alle spalle. Torna a essere materia viva, capace di generare nuove esperienze e nuove forme di conoscenza.

La mostra dei quadri completa il racconto

La scelta di accompagnare la presentazione con l’esposizione dei quadri presenti nel libro aggiunge un ulteriore livello all’iniziativa. Il pubblico potrà infatti vedere direttamente le opere attraverso le quali Boco ha costruito il racconto di Albertino. Le immagini, sottratte per un momento alla sequenza delle pagine, diventano elementi autonomi di una narrazione visiva.

Anche questo passaggio contribuisce a rafforzare l’idea alla base del progetto: per raccontare una storia antica non è sufficiente limitarsi a ripeterla. Occorre trovare un linguaggio che permetta al presente di incontrarla. Il disegno svolge esattamente questa funzione, costruendo un punto di contatto tra la figura di Albertino e un pubblico che vive in un mondo profondamente diverso da quello nel quale il santo si trovò a operare.

Un incontro che guarda oltre la celebrazione

La presentazione di sabato 29 agosto arriva quindi come il momento pubblico di un progetto che prova a tenere insieme elementi differenti: la storia di una figura medievale, la memoria di Montone, il linguaggio dell’arte, la dimensione del viaggio e una riflessione su temi che appartengono ancora al dibattito contemporaneo.

Il risultato è un racconto nel quale il passato non viene utilizzato soltanto per celebrare ciò che è stato, ma per interrogare ciò che siamo oggi. È probabilmente questo il tratto più interessante dell’operazione. Albertino non viene presentato come una figura da osservare esclusivamente attraverso la distanza degli otto secoli che ci separano da lui, ma come un punto di partenza per ragionare su questioni che il tempo non ha cancellato.

Una storia di otto secoli che torna a camminare

Sabato, dunque, Montone tornerà a parlare di Albertino attraverso un libro, ma anche attraverso un percorso che va oltre il libro. Dalle immagini raccolte da Rolando Boco alle strade che conducono verso Fonte Avellana, il progetto prova a trasformare la memoria in un'esperienza concreta. E proprio il cammino diventa la metafora più efficace dell’intera iniziativa: conoscere il passato significa non soltanto guardarsi indietro, ma continuare a muoversi.

A ottocento anni di distanza, la storia di Albertino torna così a interrogare il presente. Non attraverso una semplice celebrazione, ma attraverso alcune domande essenziali: quanto siamo ancora capaci di scegliere il dialogo quando lo scontro sembra più semplice? Quanto spazio siamo disposti a concedere al confronto quando prevale la tentazione della contrapposizione? E quanto siamo ancora disposti a lavorare, con pazienza, per la pace?

È in questo spazio tra memoria e contemporaneità che si colloca “Albertino da Montone. Un disegno che si fa cammino”: un libro che parte da una storia di otto secoli fa, attraversa il paesaggio e prova infine a riportare quella storia nel tempo presente.

L’appuntamento è per sabato 29 agosto alle ore 11 all’Auditorium San Fedele di Montone. Un incontro nel quale il disegno, la parola e il cammino proveranno a restituire voce a una figura lontana nel tempo, ma ancora capace di porre domande molto vicine a noi.

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Francesco Mastrodicasa
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