Sono passati più di trenta giorni dal ritrovamento del corpo di Andrea Prospero e ancora non se ne conoscono le cause. Il cadavere dello studente universitario di 19 anni è stato trovato il 29 gennaio scorso in un appartamento del centro Perugia. Prospero, proveniente da Lanciano, in provincia di Chieti, frequentava la facoltà di informatica all'università degli studi di Perugia. Cosa sia successo davvero non è chiaro: sono infatti ancora in corso le indagini della polizia coordinata dalla Procura del capoluogo umbro. Il riserbo è massimo.
Il giovane, come hanno confermato gli esami autoptici, è morto in seguito a un'assunzione eccessiva di farmaci, ma restano ancora diversi i punti da chiarire e domande che non hanno risposte.
E oggi, lunedì 3 marzo, è tornato a far sentire la sua voce Michele Prospero, il padre dello studente. "Vi prego, ditemi chi era mio figlio - ha detto l’uomo in un'intervista a Repubblica -.
Perché quel ragazzo con cinque telefoni, sessanta sim, due carte di credito non sue, che dicono si sia ucciso ingerendo barbiturici, non è il figlio che ho conosciuto per 19 anni".
L’ipotesi del genitore del ragazzo, che concorda con quella della madre, è quella del “brutto giro”. Entrambi non credono alla tesi del suicidio. "Non credo affatto che mio figlio si sia tolto la vita" ha aggiunto. "O lo hanno ucciso o - ha proseguito -, al massimo, lo hanno indotto a farlo. È chiaro che Andrea deve essere finito in qualche brutto giro di cui davvero nessuno di noi ha mai avuto nessun sentore. Quale che sia la verità, anche la peggiore, io ho bisogno di saperla per andare avanti".
Il giovane, ha ricordato ancora il padre, "si era iscritto in informatica ma non era affatto un esperto, né tanto meno un genio. Non aveva neanche dato il primo esame. E ora me lo ritrovo morto con cinque telefoni, sessanta sim, misteriose carte di credito, gruppi Telegram che invitano a cancellare il suo contatto, e una stanza in un B&b che non si capisce con quali soldi abbia affittato, per farci cosa e quando ci andasse visto che anche a Perugia la sua vita era regolarissima".
A Perugia, lo studente alloggiava in un ostello, ma da qualche tempo aveva preso in affitto la camera nel centro della città dove è stato trovato morto. Anche questo punto non è chiaro: il perché di un secondo affitto è uno degli elementi ancora al vaglio degli inquirenti.
Il ragazzo avrebbe dovuto vedere la sorella in un appuntamento che risale al 24 gennaio. Ma a quell’incontro in un ristorante, Prospero non si è mai presentato.
C’è poi il tema di tutto quello che è stato ritrovato intorno al corpo. Sono infatti ancora in corso le verifiche degli esperti su un computer portatile, oltre a cellulari e schede trovati accanto al corpo. Le schede Sim trovate in camera sono sessanta. In realtà non si è mai presentato a quell’appuntamento. Esami che dovrebbero concludersi a giorni, come ha spiegato l'avvocato Carlo Pacelli, uno dei legali che seguono la vicenda per conto della famiglia. Da qui potrebbero arrivare le risposte che mancano.
"Solo al termine di questi accertamenti potremmo fare delle ipotesi più concrete - ha sottolineato Pacelli - perché fino ad ora non è stato possibile farle, visto che anche le nostre indagini private non hanno rivelato alcunché di così anomalo nel comportamento di Andrea né hanno portato alla luce stati depressivi così evidenti".
"Chi sà parli, ci aiuti" aveva chiesto qualche giorno fa l'altro legale, l'avvocato Francesco Mangano che ribadisce la tesi sostenuta dal padre del ragazzo, Michele Prospero: "Riteniamo che Andrea si sia imbattuto in qualche gruppo che o l'ha portato ad uno stato d'ansia tale da indurlo ad assumere dei farmaci che poi hanno provocato la morte o in qualcuno che ne abbia agevolato il suicidio".