L’inverno 2025-2026 in Umbria “passerà agli archivi per i suoi estremi”, una stagione “a due facce, segnata da un’altalena termica costante e da una distribuzione delle piogge inconsueta”.
A delineare il quadro, in un’intervista all’ANSA, è l’ingegner Massimiliano Santini, meteorologo di Rai Meteo - Rai Pubblica Utilità, consigliere e meteorologo Ampro (Associazione Meteo Professionisti). L’analisi si basa sui dati aggiornati dell’osservatorio Aubac, dell’Anbi e del Servizio idrografico regionale, che confermano come “anche il resto del Paese, però, non è stato da meno”.
Il punto di partenza, spiega Santini, è un contesto già sbilanciato: “Bisogna premettere che venivamo da un autunno secco”. Un’anomalia che ha preparato il terreno a una stagione invernale dominata da contrasti e rovesciamenti rapidi di scenario.
I numeri parlano chiaro. “A novembre, ad esempio, sono caduti appena 10 millimetri medi di pioggia sull’Umbria, contro i 108 della media storica”, ricorda Santini. Un deficit marcato che ha inciso sulle riserve idriche e sulla percezione di una stagione in partenza già fuori scala. Questo scarto tra atteso e osservato è stato il primo tassello di un inverno che avrebbe alternato fasi opposte, con effetti evidenti su territorio e attività quotidiane.
Dicembre, prosegue l’analisi, è stato il mese della forte variabilità termica. “La prima metà è stata mite, soprattutto in montagna, per via dell’anticiclone”, spiega Santini. Nelle pianure, però, il quadro è stato diverso: “L’inversione termica e le nebbie hanno trattenuto l’aria fredda e umida”. Risultato: molti umbri “non hanno avuto la percezione di un periodo mite”. Anzi, l’effetto è stato quasi opposto, con freddo nei fondovalle anche di giorno e nebbie persistenti, spesso diurne, “come non si vedeva da molti anni”.

Il paradosso è confermato dai dati nazionali: dicembre risulta il terzo più caldo dalla metà del secolo scorso, con anomalie termiche superiori a 1,5 gradi su Alpi e Appennino. “Solo a partire dalla settimana di Natale il tempo è cambiato”, osserva Santini, “culminando in un’irruzione artica con forti gelate per la notte di San Silvestro”. Un cambio di passo netto, che ha riportato il termometro su valori invernali pieni.
Il vero spartiacque arriva a gennaio. “È stato un mese eccezionale”, dice il meteorologo. “Sull’Umbria la prima decade è stata dominata dal freddo artico, con temperature nettamente sotto la media dal 5 gennaio e nevicate diffuse fino alla collina e localmente anche più in basso”. Poi, come in un’altalena, “è seguita una parentesi mite a metà mese, con punte di 15 gradi”. Infine, una lunga fase di perturbazioni atlantiche ravvicinate, con piogge continue e anche intense.
Il bilancio pluviometrico è impressionante: “L’Umbria nel mese di gennaio ha registrato un’anomalia positiva di piovosità del +146% rispetto alla norma climatica”. In particolare, “sul sud dell’Umbria è caduto quasi il triplo della pioggia attesa per questo mese”. Con 169 millimetri di accumulo medio, la regione si colloca “tra le più colpite del Centro Italia, subito dopo il Lazio (+190% con 234)”.
Santini sottolinea che il quadro non riguarda soltanto il cuore verde d’Italia: “Analizzando l’andamento climatico… anche il resto del Paese, però, non è stato da meno”. L’alternanza tra fasi anticicloniche, irruzioni fredde e treni di perturbazioni atlantiche è diventata una firma ricorrente degli ultimi inverni, con effetti amplificati sulle aree interne e appenniniche.
Un inverno così irregolare pone interrogativi sulla gestione delle risorse idriche e sulla prevenzione del rischio idrogeologico. Il passaggio da mesi secchi a piogge concentrate in poche settimane aumenta la probabilità di criticità locali, mentre le fasi di gelo improvviso incidono su agricoltura, viabilità e reti. La lettura integrata dei dati Aubac, Anbi e del Servizio idrografico regionale offre una base tecnica per pianificare interventi e adattamenti, ma richiede continuità di monitoraggio.
In sintesi, l’inverno 2025-2026 si consegna alle cronache come una stagione di estremi: secco marcato in avvio, nebbie persistenti e percezioni climatiche discordanti a dicembre, gelo artico e piogge record a gennaio. Le parole di Santini all’ANSA riassumono il senso del periodo: “un’altalena termica costante” e “una distribuzione delle piogge inconsueta”. Un promemoria, per addetti ai lavori e cittadini, che il clima regionale è sempre più governato da contrasti rapidi e che la normalità, ormai, è proprio l’eccezione.