20 May, 2026 - 11:41

Maxi pale eoliche tra Orvieto e Castel Giorgio, l'appello di Fiorello alla Regione Umbria: "Annullate subito il progetto Phobos"

Maxi pale eoliche tra Orvieto e Castel Giorgio, l'appello di Fiorello alla Regione Umbria: "Annullate subito il progetto Phobos"

Il progetto eolico Phobos torna al centro del dibattito, ma questa volta con una risonanza che va ben oltre i confini umbri. A riaccendere l’attenzione sull’impianto previsto tra Orvieto e Castel Giorgio è stato Fiorello, che nel corso della trasmissione “La Pennicanza” su Rai Radio2, affiancato da Fabrizio Biggio, ha dedicato alla vicenda un ampio spazio, portando il caso sotto i riflettori nazionali. Nel mirino ci sono le sette pale eoliche previste dal progetto, strutture alte oltre 200 metri che dovrebbero essere collocate in una zona ritenuta particolarmente delicata dal punto di vista paesaggistico e ambientale.

Una scelta che aveva già suscitato in queste settimane proteste e prese di posizione da parte di agricoltori, comitati, amministratori locali e associazioni del territorio.

L’affondo di Fiorello in diretta radiofonica

Nel corso della trasmissione, Fiorello ha affrontato la vicenda con il suo stile diretto e ironico, alternando battute e riflessioni critiche sull’impatto che il progetto avrebbe sul paesaggio umbro. “Ce l’avete presente l’Umbria quanto è piccola? Ma a scuola avete studiato le proporzioni? Lo faranno tra Orvieto e Castel Giorgio, una zona turistica, paesaggi rurali intatti per secoli, città, piazze, piazzi l’equivalente di due grattacieli di settanta piani, un impatto devastante! L’Umbria scompare, di questo passo”

Parole che hanno immediatamente rilanciato il caso sui social e nel dibattito pubblico, riportando l’attenzione su un progetto che da mesi divide istituzioni e territorio. 

L’impianto Phobos prevede infatti la realizzazione di sette aerogeneratori di grandi dimensioni, destinati a sorgere in un’area di forte valore ambientale e panoramico tra il territorio orvietano e l’altopiano dell’Alfina.

Il nodo del silenzio-assenso

Nel suo intervento, Fiorello ha richiamato anche il delicato profilo amministrativo e giuridico della vicenda, soffermandosi sul meccanismo del silenzio-assenso che avrebbe consentito il consolidarsi dell’autorizzazione all’impianto.

Secondo quanto emerso nel confronto istituzionale delle ultime settimane, l’autorizzazione alla costruzione si sarebbe infatti formata proprio attraverso il mancato pronunciamento nei termini previsti da parte degli enti coinvolti, nonostante fossero presenti anche valutazioni critiche e pareri contrari da parte di alcuni organismi centrali.

Da qui l’appello diretto rivolto alla Regione Umbria. “Esiste una strada praticabile: l’avvio da parte della Regione Umbria di un procedimento di annullamento in autotutela del silenzio-assenso. Quindi, ci appelliamo tutti alla Regione Umbria e alla presidente Stefania Proietti. Sono pale eoliche da 200 metri, diventa un disastro. Non si può devastare una terra meravigliosa come l’Umbria. Siamo a favore dell’energia pulita, ma le cose vanno fatte con criterio”. Un passaggio che evidenzia uno degli elementi centrali della vicenda: il difficile equilibrio tra la necessità di accelerare la transizione energetica e quella di salvaguardare paesaggio, identità storica e patrimonio ambientale dei territori coinvolti.

La posizione della Regione Umbria

Sul progetto, nei giorni scorsi, era intervenuto anche l’assessore regionale all’Ambiente Thomas De Luca, dopo la pronuncia del Tar Umbria legata alla vicenda autorizzativa.“La sentenza del Tar Umbria, pur avendo avuto un esito tecnicamente prevedibile dopo il pronunciamento del Consiglio di Stato sul silenzio-assenso, non sposta di un millimetro la nostra posizione su questa vicenda. Siamo di fronte a un paradosso giuridico che vede la Regione Umbria soccombere non per mancanza di ragioni ma per gravi mancanze del passato e l’ipocrisia del Governo Meloni”.

Parole che confermano come il caso sia ormai diventato anche un terreno di scontro politico e istituzionale, oltre che ambientale.  La Regione continua infatti a sostenere la necessità di una maggiore tutela del territorio interessato dal progetto, mentre resta aperto il confronto sulle possibili strade amministrative ancora percorribili.

Un territorio già mobilitato sul progetto

La vicenda Phobos aveva già provocato, nei mesi scorsi, una forte mobilitazione nel comprensorio orvietano e nell’area dell’Alfina. Comitati civici, associazioni ambientaliste, operatori turistici e rappresentanti del mondo agricolo avevano espresso preoccupazione per l’impatto visivo e paesaggistico delle pale eoliche, considerate incompatibili con un territorio caratterizzato da un equilibrio storico e rurale consolidato.

Tra i timori più frequentemente sollevati figurano le possibili ricadute sul turismo, sulla percezione paesaggistica dell’area e sulla valorizzazione delle produzioni agricole e vitivinicole locali. Proprio questo elemento è stato richiamato indirettamente anche da Fiorello, che ha descritto l’area interessata come un paesaggio “rimasto intatto per secoli”.

Transizione energetica e tutela del paesaggio

Il caso Phobos si inserisce in un quadro nazionale sempre più delicato, dove il tema delle energie rinnovabili si confronta con quello della tutela paesaggistica e ambientale

Da una parte la necessità di accelerare gli investimenti nelle fonti energetiche alternative, considerate fortemente strategiche per gli obiettivi europei di decarbonizzazione; dall’altra il rischio che grandi impianti possano modificare in modo irreversibile contesti territoriali di pregio storico, ambientale e turistico.

Ed è proprio questo equilibrio il cuore della discussione che si è aperta attorno al progetto previsto tra Orvieto e Castel Giorgio. Fiorello stesso, nel suo intervento radiofonico, ha voluto chiarire di non contestare il principio dell’energia pulita, ma il modo e il luogo in cui determinate infrastrutture vengono progettate.

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Francesco Mastrodicasa
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