08 Sep, 2026 - 17:00

Marsciano, scatta il controllo e nell'auto spuntano 2,5 chili di hashish: arrestati padre e figlio

Marsciano, scatta il controllo e nell'auto spuntano 2,5 chili di hashish: arrestati padre e figlio

Da una presenza ritenuta sospetta a un controllo dei Carabinieri. Poi la scoperta della droga e l’arresto. È questa la sequenza che ha portato all’intervento dei militari a Marsciano, dove un uomo di 43 anni e il figlio di 16 sono finiti al centro di un’operazione antidroga. Per entrambi l’accusa contestata è di detenzione di sostanze stupefacenti ai fini di spaccio in concorso.

Tutto è cominciato lontano da un’attività investigativa programmata. A far scattare l’intervento è stata infatti una telefonata al 112 effettuata da un commerciante della zona. L’esercente avrebbe notato alcune persone che, per atteggiamento e presenza nei pressi del proprio locale, avevano attirato la sua attenzione. Una segnalazione circostanziata che ha portato rapidamente sul posto i Carabinieri della Stazione di Marsciano, affiancati dai colleghi dell’Aliquota Radiomobile della Compagnia di Todi.

I militari hanno raggiunto l’area indicata e individuato le persone segnalate. Nel momento in cui è scattato il controllo, però, la situazione ha assunto un’altra piega. Le due persone si trovavano a bordo di una vettura e, alla vista dei Carabinieri, avrebbero tentato di allontanarsi.

È stato proprio quel tentativo di fuga a spingere gli uomini dell’Arma a non limitarsi a un controllo ordinario. La vettura è stata fermata e sono scattati gli accertamenti. Da lì è emerso il particolare destinato a cambiare completamente il quadro dell’intervento: all’interno dell’automobile era presente un consistente quantitativo di hashish.

Venticinque panetti nell’automobile: il laboratorio quantifica oltre 46 mila dosi

La droga era stata organizzata in 25 panetti da circa 100 grammi ciascuno, per un peso complessivo di 2,5 chilogrammi. Gli involucri erano stati avvolti con pellicola trasparente.

Non si è trattato, dunque, di un rinvenimento di piccola entità. Il quantitativo trovato nella vettura ha immediatamente portato i Carabinieri a ipotizzare una possibile destinazione dello stupefacente al mercato della vendita, circostanza alla base dell’accusa contestata ai due arrestati.

La sostanza è stata sequestrata e successivamente sottoposta alle analisi tecniche necessarie. A occuparsi degli accertamenti è stato il Laboratorio Analisi Sostanze Stupefacenti del Nucleo Investigativo di Perugia, struttura inserita nella 3ª Sezione Investigazioni Scientifiche.

Ed è proprio dalle verifiche di laboratorio che è arrivato uno degli elementi numericamente più rilevanti dell’intera operazione. Gli esperti hanno infatti stimato che il quantitativo di hashish recuperato avrebbe consentito di ottenere 46.731 dosi individuali.

Un dato che permette di comprendere la portata del sequestro. La droga non era l’unico elemento finito sotto la lente degli investigatori. Durante gli accertamenti è stata infatti recuperata anche una somma di 3.710 euro in contanti.

Il denaro è stato sequestrato perché, secondo la ricostruzione degli investigatori, potrebbe rappresentare il provento di un’attività di spaccio. Saranno gli ulteriori accertamenti a chiarire l’origine della somma e gli eventuali collegamenti con la sostanza trovata nell’automobile.

A quel punto il controllo iniziale, nato da una segnalazione di un esercente, si è trasformato in un’operazione con un quantitativo di droga considerato significativo e con due persone sottoposte a provvedimento di arresto.

Il procedimento giudiziario: misure diverse per padre e figlio

Una volta completate le attività dei Carabinieri e gli adempimenti previsti, il 43enne e il figlio minorenne sono stati arrestati in flagranza.

La loro destinazione è stata diversa. Il padre è stato accompagnato presso il carcere di Spoleto, mentre il ragazzo, appena sedicenne, è stato trasferito all’Istituto Penale per i Minorenni di Firenze. Entrambi sono rimasti a disposizione dell’autorità giudiziaria in attesa dell’udienza chiamata a valutare la legittimità dell’arresto. Il successivo passaggio davanti al giudice ha portato alla convalida dell’arresto. Per il 43enne è stata quindi disposta una misura cautelare meno afflittiva rispetto alla detenzione in carcere: gli arresti domiciliari presso la propria abitazione.

Per il minorenne è stata invece individuata una soluzione differente, con il collocamento in una comunità per minori.

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Lorenzo Farneti
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