17 Jul, 2026 - 22:20

Marchio Ternana, il futuro del brand dopo l'asta: la diffida di Bandecchi e le verità del Comitato

Marchio Ternana, il futuro del brand dopo l'asta: la diffida di Bandecchi e le verità del Comitato

Un botta e risposta fulmineo, consumato nello spazio di poche ore, riaccende i riflettori sul destino identitario della Ternana. Stefano Bandecchi, che ha blindato il brand all’asta giudiziale attraverso la Società delle Scienze Umane, interviene con toni netti e mette subito in chiaro i confini legali della proprietà: “Potete sentirvi parte della Ternana, ma non potete utilizzarne il nome a fini commerciali”, scrive sui propri canali social, ricordando un investimento complessivo da circa 200 mila euro.

Parole perentorie che arrivano a ridosso dell'incontro pubblico al parco Cardeto, dove i promotori del comitato “La Ternana siamo noi” hanno ricostruito minuziosamente i passaggi dell’asta fallimentare e della relativa raccolta fondi. Sul piatto c’erano circa 180 mila euro di impegni formali raccolti tra il tessuto cittadino, ma i tempi stretti e un quadro reso incerto dall’ingresso in corsa di altri soggetti hanno spinto il comitato a non rilanciare ulteriormente. Resta ora il nodo del futuro: l'associazione rivendica un ruolo attivo sul territorio, mentre Stefano Bandecchi marca i diritti legali del marchio. Sullo sfondo rimane una tifoseria stanca delle polemiche dopo mesi complessi, desiderosa solo di tornare a parlare di calcio giocato.

L'offensiva social di Bandecchi: il mandato legale e la tutela del brand blindato all'asta

L'offensiva del sindaco-imprenditore si è sviluppata a colpi di post e video sulle piattaforme digitali, una sequenza ravvicinata per rivendicare l'esito dell'operazione finanziaria. A corredo di immagini che ritraggono trionfi e trofei storici del club, Stefano Bandecchi ha espresso la propria totale titolarità morale ed economica sul brand: “Quello che segue è tutto ciò che è tornato a casa. Il vero popolo ternano può gioire insieme a me. La Ternana siamo noi. Noi possiamo dirlo”. Una presa di posizione netta, mirata a tracciare una linea di demarcazione tra la concretezza delle risorse finanziarie private messe sul piatto e le discussioni cittadine degli ultimi mesi.

Poco dopo, l'annuncio formale delle vie legali per proteggere l'investimento: “Ho dato al mio avvocato il mandato di diffidare la Ternana Siamo Noi perché la 'Ternana Siamo Noi' lo possiamo dire noi, io e tutti i tifosi, meno che quelli che hanno fatto l'associazione, devono smettere di usare questo nome. La Ternana Siamo Noi”. Secondo l'aggiudicatario, lo sforzo economico sostenuto rappresenta l'unico reale pilastro su cui fondare la continuità e la tutela del marchio storico, escludendo qualsiasi concessione o utilizzo non autorizzato da parte di entità terze, specialmente se applicato a scopi commerciali o associativi all'interno del contesto cittadino.

La replica da Parco Cardeto: la cronistoria dei trenta giorni e il cambio di scenario dell'otto luglio

La risposta dei promotori dell'associazione è arrivata durante la conferenza stampa convocata al parco Cardeto, un appuntamento finalizzato a fare chiarezza sulla natura del proprio progetto. Il direttivo ha ricostruito un cammino convulso, iniziato formalmente a metà giugno con la validazione della procedura concorsuale. Con appena trenta giorni a disposizione, il comitato ha cercato di aggregare le forze cittadine, affrontando fin da subito la defezione del Centro Coordinamento, allontanatosi a ridosso dell'apertura delle buste.

Lo scenario è mutato radicalmente l'8 luglio, a due giorni dalla scadenza dei termini, quando la comunicazione pubblica della partecipazione di Stefano Bandecchi all'asta ha modificato le prospettive. Fino ad allora, le intenzioni delsndaco di Terni erano apparse incerte, con l'improvviso inserimento nella procedura ufficiale. Nonostante la riservatezza richiesta dal portale Gobid, le continue indiscrezioni di stampa avrebbero generato, secondo il Comitato, instabilità. La sera del 15 luglio, constatando in tempo reale un ulteriore rilancio della controparte e valutando la disparità delle risorse economiche, il comitato ha deciso di non ingaggiare una infruttuosa gara al rialzo, notando poi come l'aggiudicatario abbia effettuato l'ultimo rilancio su se stesso.

I numeri della raccolta fondi e il ruolo delle imprese del territorio

Durante l'incontro pubblico sono stati resi noti i dettagli finanziari dell'operazione comunitaria. L'associazione è riuscita a mobilitare circa 300 aderenti (220 ordinari e i restanti tra onorari e benemeriti), raccogliendo 15 mila euro di contributi diretti e formalizzando contratti di erogazione liberale condizionata per 180 mila euro. Questa formula legava il versamento effettivo dei fondi all'aggiudicazione del marchio, tutelando i sottoscrittori dall'impossibilità di rimborso in caso di sconfitta.

I portavoce hanno espresso gratitudine verso i partner locali che hanno sostenuto lo sforzo. Al contempo, il comitato non ha nascosto il disappunto per l'assenza delle grandi realtà industriali della conca. Il comportamento di gruppi come Ast è stato definito come un “silenzio forse un po' assordante”, evidenziando una storica asimmetria tra quanto queste realtà traggono dal territorio umbro e quanto scelgono di restituire in termini di sostegno alle iniziative identitarie della comunità.

L'ispezione dello stadio, i cimeli nascosti nella Curva Ovest e le prospettive nel sociale

Un capitolo centrale della conferenza ha riguardato il sopralluogo effettuato dall'associazione presso lo stadio e la sede sociale prima della scadenza dell'asta. L'ispezione ha rilevato gravi carenze strutturali dell'impianto sportivo, ma la vera sorpresa è arrivata dai locali sotterranei della Curva Ovest. Su precisa segnalazione di alcuni tifosi, i delegati hanno rinvenuto una cospicua quantità di trofei storici accatastati in modo indecoroso e non inventariati dalla curatela, che ha successivamente acconsentito alla loro inclusione nella massa d'asta.

Di contro, nella sede del club è stata riscontrata la sparizione dei cimeli più importanti: mancherebbero la statuetta della Serie A della presidenza di Giorgio Taddei, il trofeo della Serie C e la Supercoppa vinta contro il Perugia nel 2022. Sebbene ora i beni siano sotto l'identificazione della Società delle Scienze Umane, il comitato auspica la nascita di un museo cittadino per riavvicinare i giovani. Guardando al futuro, tramontata l'idea originaria di donare il brand al Comune di Terni sul modello di quanto fatto dal sindaco di Ferrara per la Spal, l'associazione sposterà il proprio raggio d'azione sul sociale. Verranno istituite borse di studio sportive per i ragazzi delle famiglie disagiate, vincolate a precisi criteri di condotta morale, mentre i gruppi della Curva Nord manterranno la propria autonomia.

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