05 Sep, 2026 - 08:27

Magione, le addette alle pulizie del Comune in stato di agitazione: nel mirino della Filcams il cambio d’appalto

Magione, le addette alle pulizie del Comune in stato di agitazione: nel mirino della Filcams il cambio d’appalto

Il cambio di appalto non ha cambiato le lavoratrici, ma secondo la Filcams Cgil di Perugia avrebbe cambiato in peggio le loro condizioni economiche. È da questa apparente contraddizione che prende forma la nuova fase della vertenza sul servizio di pulizia degli immobili del Comune di Magione, per il quale il sindacato ha proclamato lo stato di agitazione.

La questione arriva dopo mesi di confronto con la società Multiservice e dopo il coinvolgimento dell'amministrazione comunale. Il passaggio alla nuova impresa è diventato operativo il 1° marzo 2026, al termine del precedente affidamento a una cooperativa sociale. Il Comune di Magione aveva aderito alla convenzione quadro regionale gestita da PuntoZero, nell'ambito della procedura che ha portato all'individuazione della nuova società per la gestione del servizio.

La novità, dunque, non riguarda la continuità materiale dell'attività: le lavoratrici hanno continuato a occuparsi delle pulizie negli stessi immobili comunali. È invece sul piano delle condizioni economiche che, secondo la ricostruzione della Filcams, si sarebbe aperta la criticità che oggi porta alla mobilitazione.

Il passaggio del 1° marzo e la permanenza delle lavoratrici

Il servizio di pulizia era precedentemente affidato a una cooperativa sociale. Con l'adesione del Comune alla convenzione quadro regionale gestita da PuntoZero, la gestione è passata a Multiservice. Già all'inizio dell'anno il cambio di affidamento aveva suscitato attenzione proprio per le ricadute sul personale. Nel gennaio 2026 il sindaco di Magione, Massimo Lagetti, aveva assicurato la volontà dell'amministrazione e della cooperativa subentrante di procedere al riassorbimento delle lavoratrici impegnate nel servizio.

L'operazione riguardava cinque addette, quattro delle quali appartenenti alle categorie protette previste dalla legge 68/1999. Il Comune aveva inoltre sottolineato che il passaggio sarebbe stato accompagnato dalla massima attenzione alla salvaguardia del personale.

Quella fase riguardava quindi soprattutto la continuità occupazionale. La vertenza aperta oggi dalla Filcams si concentra invece su un altro aspetto: le condizioni economiche con le quali quella continuità è stata realizzata. È un passaggio importante per comprendere la natura della protesta. Non viene infatti denunciata, allo stato delle informazioni disponibili, la perdita del posto di lavoro da parte delle addette. La contestazione riguarda il trattamento economico e, più in generale, la conservazione delle condizioni maturate nel tempo.

Quasi trent'anni nello stesso servizio

È proprio l'anzianità delle lavoratrici a costituire uno degli elementi sui quali la Filcams costruisce la propria posizione. “Alcune di loro - spiega l’organizzazione sindacale - lavorano nel servizio di pulizia degli immobili comunali dalla fine degli anni Novanta. Hanno attraversato negli anni diversi affidamenti e cambi di gestione, continuando a garantire quotidianamente lo stesso servizio. Con il passaggio a Multiservice il 1° marzo, pur continuando a svolgere lo stesso lavoro negli stessi luoghi, si è determinato un peggioramento delle loro condizioni economiche”.

Il riferimento alla fine degli anni Novanta restituisce la dimensione temporale della vicenda. Per alcune delle addette, il rapporto con quel servizio attraversa infatti quasi tre decenni e diversi cambi di gestione. A cambiare, nel corso degli anni, sono state le imprese incaricate dell'attività; la presenza delle lavoratrici, invece, è rimasta legata agli stessi immobili e alle medesime mansioni.

Per il sindacato è proprio questo il punto: la successione tra imprese non dovrebbe tradursi in una discontinuità delle condizioni di chi quel servizio lo garantisce da anni.

La Filcams ha quindi aperto un confronto con Multiservice e, successivamente, ha coinvolto anche il Comune di Magione. Secondo quanto riferito dall'organizzazione, gli incontri e le verifiche effettuate non hanno però portato finora a una soluzione.

Il nodo delle condizioni economiche

La vertenza assume quindi una dimensione più specifica rispetto alla semplice salvaguardia del posto di lavoro. “Nonostante gli incontri, le verifiche effettuate e gli impegni assunti per individuare una soluzione - fa sapere il sindacato -, a oggi il problema non è stato risolto. È una situazione ancora meno accettabile se si considera l’attenzione che negli ultimi anni il legislatore e la contrattazione collettiva hanno dedicato proprio alla tutela del lavoro negli appalti. Il nuovo Codice dei contratti pubblici ha rafforzato il ruolo delle clausole sociali e la contrattazione collettiva sottoscritta dalle organizzazioni sindacali maggiormente rappresentative prevede strumenti specifici per tutelare lavoratrici e lavoratori nei cambi di gestione. L’obiettivo è chiaro: evitare che la competizione tra imprese e l’avvicendamento negli appalti vengano scaricati sulle condizioni di chi lavora. Eppure situazioni come quella di Magione continuano a verificarsi. E questo non è più accettabile”.

Il richiamo alle clausole sociali costituisce uno dei punti cardine della posizione della Filcams. Il sindacato sostiene che le garanzie previste per i cambi di gestione non debbano essere interpretate esclusivamente come strumenti per evitare licenziamenti o interruzioni del rapporto di lavoro, ma debbano contribuire anche alla tutela delle condizioni economiche e normative maturate.

È una distinzione che, per quanto sta accadendo a Magione, diventa particolarmente rilevante. Se il personale viene riassorbito e continua a lavorare negli stessi luoghi, con le stesse mansioni, la domanda sollevata dal sindacato è quale debba essere il livello effettivo di tutela delle condizioni precedentemente maturate.

“Non possono essere loro a pagare il prezzo di queste scelte”

La Filcams contesta quindi quello che considera un possibile effetto distorsivo del sistema degli appalti: il rischio che il cambio dell'impresa affidataria finisca per produrre conseguenze sulle persone che materialmente garantiscono il servizio.

“Non possiamo avere clausole sociali sempre più avanzate sulla carta e, contemporaneamente - sottolinea la Filcams -, lavoratrici che dopo quasi trent’anni nello stesso servizio devono ancora preoccuparsi, a ogni cambio di impresa, di cosa accadrà al proprio salario e alle condizioni maturate nel tempo. Le lavoratrici non decidono le gare, non scelgono le convenzioni e non stabiliscono quale impresa debba subentrare. Non possono essere loro a pagare il prezzo di queste scelte”. La posizione del sindacato parte quindi da un principio preciso: la competizione tra imprese e le procedure attraverso le quali gli enti pubblici affidano i servizi non dovrebbero scaricare i propri effetti sulle condizioni di chi lavora.

Non si tratta soltanto di una questione salariale. Dietro il trattamento economico ci sono infatti anzianità, professionalità e un rapporto con il servizio costruito nel corso di molti anni.

Dal confronto alla mobilitazione

Prima della proclamazione dello stato di agitazione, la Filcams riferisce di avere tentato la strada del confronto con la nuova società e con l'amministrazione comunale.

L'obiettivo era individuare una soluzione alle criticità segnalate dalle lavoratrici. Il mancato superamento della vertenza ha portato ora alla decisione di intensificare la mobilitazione.

Lo stato di agitazione rappresenta quindi il nuovo passaggio della vertenza e prelude, secondo quanto annunciato dal sindacato, a ulteriori iniziative qualora non venga raggiunto un accordo.

La Filcams Cgil di Perugia continuerà infatti “a mettere in campo tutte le iniziative necessarie affinché alle lavoratrici venga riconosciuto ciò che chiedono da mesi: rispetto per il loro lavoro e piena tutela delle condizioni economiche”.

Il punto sul quale il sindacato intende mantenere aperto il confronto è dunque chiaro: ottenere il riconoscimento delle condizioni economiche rivendicate dalle addette e arrivare a una soluzione che tenga conto dell'anzianità e della continuità del servizio.

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Francesco Mastrodicasa
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