14 Jan, 2026 - 21:30

Lo spartito ritrovato: la marcia “Gualdo Tadino” torna a casa dopo 120 anni

Lo spartito ritrovato: la marcia “Gualdo Tadino” torna a casa dopo 120 anni

A volte la memoria di una città non si ritrova nei libri, negli archivi ufficiali o nelle lapidi commemorative, ma tra le righe di uno spartito dimenticato. È quanto accaduto a Gualdo Tadino, dove una pagina di storia musicale è riemersa quasi per caso, restituendo alla comunità un frammento della propria identità collettiva.

Una scoperta nata lontano, lontanissimo dall’Umbria. In Sicilia, a Trapani, da dove è partita una mail destinata a cambiare il destino di una composizione che sembrava perduta. Una richiesta semplice solo in apparenza, inviata dal musicista Alessandro Genovese: cercava informazioni su una marcia bandistica dal titolo “Gualdo Tadino”. Un titolo che, paradossalmente, a Gualdo non ricordava nessuno.

Una mail, un titolo, un mistero

Il destinatario di quella richiesta era il maestro Angelo Arnesano, direttore della banda cittadina. La sua reazione è stata di sorpresa, quasi di incredulità. Una marcia intitolata a Gualdo Tadino? Mai eseguita, mai citata, mai presente nei repertori noti.

Un vuoto di memoria che ha subito acceso la curiosità. E pochi giorni dopo, da Trapani, è arrivata una prima, concreta conferma: una parte originale dello spartito. Non una copia moderna, ma un frammento autentico, testimone di un passato che chiedeva di essere ricostruito.

Da lì è iniziata quella che si può definire senza enfasi una vera e propria indagine musicale.

L’autore ritrovato: Giuseppe Macchiotti

Seguendo le tracce editoriali e stilistiche, Arnesano è riuscito a risalire all’autore: Giuseppe Macchiotti, musicista piemontese attivo nei primi anni del Novecento. Un nome oggi poco noto al grande pubblico, ma tutt’altro che marginale nel panorama bandistico dell’epoca.

Un dettaglio ha fatto la differenza: molte delle sue composizioni risultano pubblicate dalla storica casa editrice perugina Tito Belati. E soprattutto, diverse opere portano il nome di città umbre. Un indizio forte, che suggerisce un legame tra Macchiotti e l’Umbria, forse attraverso circuiti editoriali, commissioni locali o rapporti con bande del territorio.

Non si tratta dunque di un titolo casuale: “Gualdo Tadino” non è un omaggio generico, ma una dedica precisa, intenzionale, radicata in un contesto storico reale.

Il debutto gualdese: una prima assoluta

La riscoperta non è rimasta confinata agli archivi. Il brano è stato eseguito per la prima volta davanti al pubblico di Gualdo Tadino durante il concerto di inizio anno della Banda Musicale, il 4 gennaio scorso, nello storico Teatro Talia.

Un momento carico di significato: una musica nata per Gualdo, dimenticata da Gualdo e finalmente restituita a Gualdo dopo oltre 120 anni.

Non una semplice esecuzione, ma un vero atto di restituzione identitaria.

Il paradosso di Trapani: la memoria che viaggia

C’è un dettaglio che rende questa vicenda ancora più affascinante. Mentre a Gualdo la marcia era scivolata nell’oblio, a Trapani veniva eseguita regolarmente durante le celebrazioni religiose. Una memoria migrante, che ha trovato casa altrove mentre la città a cui era dedicata ne aveva perso traccia.

Un paradosso che dice molto su come le tradizioni si muovono, si trasformano, sopravvivono non per decreto, ma per uso vivo. E che oggi, grazie a una semplice mail, ha permesso a un tassello di tornare al suo posto.

Il gesto simbolico: lo spartito consegnato al sindaco

Per suggellare ufficialmente questo ritorno, una copia dello spartito, firmata da tutti i componenti della banda, è stata consegnata al sindaco Massimiliano Presciutti dal presidente della banda, Massimiliano Garofoli.

Un gesto che va oltre la formalità. La marcia “Gualdo Tadino” entra così a pieno titolo nel patrimonio della città, non solo come documento musicale, ma come bene simbolico, come testimonianza di una storia condivisa.

Un frammento della nostra identità che torna a casa” – è questa la sostanza dell’operazione, al di là delle parole ufficiali.

Non nostalgia, ma consapevolezza

Questa vicenda non ha il sapore della nostalgia, ma quello della consapevolezza culturale. Ricorda che una comunità è fatta anche di ciò che ha dimenticato. E che recuperare non significa guardare indietro, ma ricomporre il proprio racconto.

In un tempo in cui le identità locali rischiano di essere schiacciate dall’omologazione, ritrovare una marcia bandistica del primo Novecento non è un fatto minore. È un atto di resistenza culturale, nel senso più nobile del termine.

Una lezione silenziosa ma potente

La storia dello spartito ritrovato insegna una cosa semplice e profonda: la memoria non è mai definitivamente perduta. A volte aspetta in un cassetto, in una biblioteca lontana, in una banda di un’altra città. Aspetta qualcuno che faccia la domanda giusta.

In questo caso, è bastata una mail da Trapani.
E Gualdo Tadino ha ritrovato una parte di sé.

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Mario Farneti
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