30 Jul, 2026 - 12:42

Liste d’attesa, l’Umbria accelera: nel primo semestre 2026 migliorano tempi e prestazioni

Liste d’attesa, l’Umbria accelera: nel primo semestre 2026 migliorano tempi e prestazioni

Le liste d’attesa della sanità umbra mostrano nuovi segnali di miglioramento. È quanto emerge dal monitoraggio aggiornato al 30 giugno 2026, che mette a confronto l’andamento delle prestazioni erogate e il rispetto dei tempi previsti, evidenziando un rafforzamento delle performance sia nell’attività ambulatoriale sia nei percorsi chirurgici. Un quadro che, secondo la Regione, conferma gli effetti delle misure adottate negli ultimi mesi e, soprattutto, il consolidamento dell’azzeramento delle pendenze accumulate negli anni precedenti.

“I dati del monitoraggio Agenas, uniti ai dati dell’osservatorio regionale, confermano che l’Umbria sta proseguendo un cammino virtuoso nel miglioramento delle liste d’attesa. Il lavoro di riorganizzazione avviato dalla Regione sta producendo risultati positivi e misurabili: è stato consolidato l’azzeramento delle pendenze storiche e migliorano gli indicatori relativi ai tempi di erogazione di numerose prestazioni. Sono risultati che non rappresentano un punto di arrivo, ma la conferma che la direzione intrapresa è quella giusta e che occorre proseguire con determinazione nel rafforzamento dell’organizzazione e nel monitoraggio continuo delle performance”. È quanto dichiara la presidente della Regione Umbria, Stefania Proietti, rendendo noti i dati aggiornati al 30 giugno 2026.

Smaltite oltre 71mila prestazioni arretrate

Uno degli elementi centrali della fotografia del sistema sanitario regionale riguarda il recupero delle prestazioni rimaste in sospeso. Attraverso le azioni previste dal Piano operativo straordinario di recupero, l’Umbria ha smaltito complessivamente oltre 71mila prestazioni arretrate.

Nel dettaglio, sono stati azzerati i 1.693 percorsi di tutela che risultavano ancora in attesa dal 2023 e le 69.544 prestazioni rimaste inevase nel corso del 2024. Un risultato che assume particolare rilievo alla luce della pressione esercitata dalla domanda sanitaria sul sistema regionale. L’Umbria registra infatti uno dei livelli di prescrizione più elevati a livello nazionale: sono 711,6 le prescrizioni ogni mille abitanti per le prime visite e 712,6 per la diagnostica. A fronte di una domanda particolarmente consistente, il sistema sanitario regionale prende in carico oltre il 55% delle richieste, contro una media nazionale che si attesta al 50%.

Il tema delle liste d’attesa si intreccia quindi con quello della capacità organizzativa del sistema, chiamato a garantire una risposta crescente a fronte di un volume significativo di prescrizioni. È proprio su questo equilibrio tra domanda, appropriatezza e capacità di erogazione che si concentra una parte rilevante delle strategie messe in campo dalla Regione.

Cresce l’attività delle aziende ospedaliere

I dati del primo semestre evidenziano anche gli effetti della riorganizzazione delle agende specialistiche e della definizione dei fabbisogni. In questo quadro viene rafforzato il ruolo delle aziende ospedaliere, chiamate a sostenere una quota importante dell’attività complessiva.

L’Azienda ospedaliera di Perugia ha incrementato del 4,87% il numero delle prestazioni erogate, passando dalle 319.660 del periodo precedente alle 335.216 registrate nel monitoraggio. L’Azienda ospedaliera di Terni ha invece sostanzialmente mantenuto i propri volumi, raggiungendo quota 152.725 prestazioni, con una variazione positiva dello 0,08%.

Numeri che, letti insieme agli altri indicatori, restituiscono l’immagine di una macchina sanitaria impegnata non soltanto a recuperare l’arretrato, ma anche a incrementare e rendere più efficiente la capacità di risposta alle nuove richieste.

Prime visite, migliora il rispetto dei tempi

Sul fronte delle prime visite, il monitoraggio regionale mostra un miglioramento complessivo della puntualità. La percentuale di prestazioni garantite entro i tempi previsti è salita dal 58,5% al 63,7%. Il dato più significativo riguarda la classe di priorità D, relativa alle prestazioni differibili, che passa dal 45,6% al 54,4%. Un incremento di quasi nove punti percentuali che rappresenta uno degli elementi più rilevanti della rilevazione.

La classe P, riferita alle prestazioni programmabili, registra invece un incremento più contenuto, dal 76,4% al 76,6%, mentre le classi U e B, corrispondenti rispettivamente alle prestazioni urgenti e brevi, mantengono livelli sostanzialmente stabili rispetto all’anno precedente.

La fotografia complessiva evidenzia dunque una tendenza positiva, seppure caratterizzata da andamenti differenti a seconda delle priorità cliniche. Il miglioramento della classe D rappresenta in particolare un segnale importante sul fronte della gestione delle prestazioni differibili, uno dei segmenti maggiormente esposti alla pressione delle liste.

Diagnostica, tempi in miglioramento

Ancora più marcato è il progresso registrato nell’ambito della diagnostica. La quota degli esami effettuati entro i tempi previsti è salita dal 54,2% al 62%. Anche in questo caso sono alcune classi di priorità a trainare il miglioramento. La classe B passa dal 50,7% al 62,7%, mentre la classe D cresce dal 57,2% al 62,9%. In aumento anche la classe P, che passa dal 49,3% al 55,1%.

Per la classe U il monitoraggio restituisce invece un quadro sostanzialmente stabile, confermando un andamento differente rispetto alle prestazioni con priorità meno stringente. Il dato complessivo sulla diagnostica assume particolare importanza considerando il peso che gli esami strumentali hanno nel funzionamento quotidiano del sistema sanitario e nella definizione dei percorsi diagnostico-terapeutici dei pazienti.

Oncologia, migliorano i tempi degli interventi

Tra gli indicatori più significativi del monitoraggio figurano quelli relativi ai ricoveri e, in particolare, ai percorsi chirurgici oncologici. Il miglioramento appare particolarmente evidente per alcuni degli interventi considerati. Per il tumore della mammella, la percentuale di interventi effettuati nei tempi previsti per la classe A passa dal 41,3% al 76,9%. Ancora più marcato il progresso registrato per il tumore della tiroide, che sale dal 57,1% al 90,2%.

Migliora anche la tempestività degli interventi per il tumore del polmone, dall’86,2% all’89,7%, mentre il tumore del colon raggiunge l’88,2%, collocandosi in fascia verde. Il melanoma passa dal 74,4% al 77,1% e il tumore del retto raggiunge il 72,7%.

Si tratta di indicatori particolarmente rilevanti perché la tempestività dei percorsi chirurgici rappresenta uno degli elementi determinanti nella qualità dell’assistenza oncologica e nella capacità del sistema di garantire una presa in carico coerente con la priorità clinica.

Rete cardiologica e vascolare, progressi significativi

Il miglioramento riguarda anche la rete cardiologica e vascolare. Gli interventi di bypass aortocoronarico eseguiti nei tempi previsti raggiungono il 92,5%, rispetto al 79,2% registrato nel 2025. Ancora più evidente la crescita dell’angioplastica coronarica, che passa dal 47% al 73,9%, mentre la coronarografia sale dal 51,6% al 76,8%.

Anche in questo caso il dato non fotografa soltanto l'incremento quantitativo dell'attività, ma soprattutto la capacità del sistema di rispettare le priorità cliniche nei percorsi che richiedono tempi di intervento particolarmente attenti.

Più attività chirurgica e maggiore complessità dei casi

Il confronto tra il 2025 e il 2026 restituisce inoltre un incremento dell’attività chirurgica complessiva. Nel periodo considerato si registrano 346 ricoveri in più, accompagnati da un valore dell’attività erogata superiore di oltre 2 milioni di euro rispetto all’anno precedente.

Parallelamente emergono segnali positivi anche sul fronte dell’efficienza. I dati evidenziano infatti una riduzione della degenza media e, contemporaneamente, un aumento della complessità dei casi trattati. La combinazione dei due elementi rappresenta uno degli aspetti più significativi della rilevazione: l’attività ospedaliera cresce, vengono affrontati casi mediamente più complessi e, allo stesso tempo, si riduce il tempo medio di permanenza in ospedale.

Appropriatezza prescrittiva, il nuovo fronte per ridurre le attese

Oltre al recupero delle prestazioni arretrate e alla riorganizzazione dell’offerta, la Regione sta lavorando anche sul versante dell’appropriatezza prescrittiva. L’obiettivo è intervenire direttamente sulle modalità con cui vengono richieste alcune delle prestazioni maggiormente interessate dalla pressione delle liste d’attesa.

I progetti sono coordinati dalla direttrice sanitaria dell’Azienda ospedaliera di Perugia, Simona Carosati, e prevedono la definizione di criteri clinici condivisi con i medici specialisti.

L'intento è fare in modo che ogni paziente possa accedere alla prestazione più adeguata, nel momento coerente con la propria condizione clinica, evitando al tempo stesso prescrizioni non necessarie che rischiano di appesantire ulteriormente l'offerta disponibile.

I gruppi di lavoro multidisciplinari hanno concentrato l'attenzione su alcune aree considerate particolarmente rilevanti per volumi e impatto prescrittivo: per le visite specialistiche, oculistica e dermatologia; per la diagnostica per immagini, l'ecografia dell'addome completo e la risonanza magnetica del rachide cervicale, dorsale e lombosacrale; per l'endoscopia digestiva, l'esofagogastroduodenoscopia, comunemente indicata come gastroscopia.

Uniformare le prescrizioni per liberare risorse

Il progetto punta alla revisione delle linee guida, all'applicazione delle tabelle di priorità RAO e alla costruzione di percorsi prescrittivi più chiari e uniformi sul territorio regionale.

La logica è quella di intervenire alla radice di una parte della domanda, distinguendo con maggiore precisione le prestazioni effettivamente necessarie da quelle che possono essere evitate o rinviate sulla base delle condizioni cliniche del paziente.

In questo modo, la Regione punta a ridurre gli esami non strettamente necessari e, parallelamente, a liberare capacità assistenziale per le persone che presentano una reale necessità di cura e una maggiore urgenza clinica.

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Francesco Mastrodicasa
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