05 Jun, 2026 - 15:54

Legge Energia Umbra, il Governo torna all’attacco delle aree non idonee: nuova impugnativa davanti alla Consulta

Legge Energia Umbra, il Governo torna all’attacco delle aree non idonee: nuova impugnativa davanti alla Consulta

Lo scontro tra Governo e Regione Umbria sulla disciplina delle energie rinnovabili si riaccende e si prepara a tornare nelle aule della Corte costituzionale. Il Consiglio dei ministri ha infatti deliberato una nuova impugnativa nei confronti della Legge regionale n. 4 del 7 aprile 2026, il provvedimento con cui Palazzo Donini aveva modificato e integrato la precedente normativa regionale sulla transizione energetica, adeguandola al nuovo quadro legislativo nazionale.

Una decisione che apre un nuovo fronte istituzionale su uno dei temi più delicati degli ultimi anni: il rapporto tra sviluppo delle energie rinnovabili, tutela del paesaggio e autonomia delle Regioni nella pianificazione del territorio. A contestare duramente la scelta dell’esecutivo è stato l’assessore regionale all’Ambiente e all’Energia, Thomas De Luca, che parla apertamente di un intervento finalizzato a smantellare il sistema di regole costruito dalla Regione per governare l’installazione dei grandi impianti energetici.

“È assurdo impugnare due volte la stessa legge al solo scopo di permettere mega-impianti industriali ovunque, anche davanti alla Basilica di Assisi o sul Monte Ingino”.

Il nuovo ricorso del Governo e la norma contestata

L’impugnativa riguarda alcune disposizioni della legge regionale approvata lo scorso aprile, con la quale la Regione Umbria aveva aggiornato la Legge regionale n. 7 del 16 ottobre 2025, denominata “Misure urgenti per la transizione energetica e la tutela del paesaggio umbro”.

L’intervento normativo era stato elaborato dopo l’entrata in vigore del nuovo quadro nazionale definito dal Dlgs 190/2024 e dalle disposizioni collegate alla strategia nazionale sulla transizione energetica, con l’obiettivo dichiarato di recepire le novità legislative e adeguare la normativa umbra alle indicazioni provenienti da Roma.

Secondo quanto sostenuto dal Governo, alcune norme introdotte dalla Regione entrerebbero però in conflitto con la disciplina nazionale ed europea in materia di produzione, trasporto e distribuzione dell’energia, determinando possibili violazioni degli articoli 97 e 117 della Costituzione. Il punto più controverso riguarda ancora una volta la disciplina delle cosiddette aree non idonee, contenuta nell’articolo 88 della legge regionale.

Il nodo delle aree non idonee

La questione rappresenta il cuore del confronto tra Stato e Regione. Per la normativa umbra, le aree non idonee sono quei territori nei quali particolari caratteristiche ambientali, paesaggistiche, storiche o culturali rendono altamente probabile un esito negativo dei procedimenti autorizzativi relativi ai nuovi impianti energetici.

Secondo il Consiglio dei ministri, questa impostazione rischierebbe di pregiudicare il principio di imparzialità dell’azione amministrativa, poiché l’individuazione preventiva di tali aree potrebbe essere interpretata come una sorta di anticipazione dell’esito finale delle autorizzazioni. Una lettura che la Regione respinge con decisione.

La replica di Palazzo Donini: “Difendiamo il diritto di pianificare”

Per l’assessore De Luca la contestazione governativa non riguarda soltanto una questione tecnica, ma investe direttamente il ruolo delle Regioni nella gestione del proprio territorio.

“Ci troviamo di fronte a un paradosso senza precedenti - dichiara l'assessore Thomas De Luca - nonostante la Regione Umbria abbia lavorato in tempi record per adeguare il testo normativo della precedente LR 7/2025 al mutato quadro nazionale del decreto Transizione 5.0 e del D.lgs 190/2024, in uno spirito di leale collaborazione, il Governo Meloni sceglie nuovamente la via dello scontro. L'obiettivo appare chiaro: scardinare la pianificazione territoriale verso una totale assenza di regole per permettere che dell'Umbria venga fatta carne da macello".

“Non sono divieti, ma strumenti di trasparenza”

L’assessore contesta in particolare la tesi secondo cui l’individuazione delle aree non idonee costituirebbe un divieto preventivo. Secondo Palazzo Donini, la norma è stata costruita proprio per evitare interpretazioni restrittive e per offrire agli operatori un quadro chiaro delle condizioni territoriali.

“Rigettiamo fermamente questa interpretazione - risponde De Luca - individuare aree non idonee non significa porre divieti assoluti a priori, come abbiamo specificato nel comma 1-bis dell'articolo 88, ma significa esercitare il diritto-dovere di pianificazione per evitare che le aziende perdano tempo e denaro investendo in contesti ad alto rischio di diniego. È un atto di trasparenza verso i proponenti e di tutela verso i cittadini umbri. Sostenere che la pianificazione territoriale violi l'imparzialità è un attacco frontale all'autonomia delle Regioni. È oltretutto sconcertante che sia stata ignorata la nostra richiesta di attendere l'esito del primo contenzioso prima di modificare eventualmente il testo".

Nella visione regionale, dunque, le aree non idonee non rappresentano uno strumento per bloccare gli investimenti, ma un elemento di programmazione finalizzato a orientare le proposte verso contesti maggiormente compatibili.

Assisi, Monte Ingino e la tutela del paesaggio

Dietro la disputa giuridica si profila un tema più ampio, che riguarda il modello di sviluppo energetico dell’Umbria. Il dibattito regionale si è infatti concentrato negli ultimi mesi sulla possibile collocazione di impianti fotovoltaici ed eolici di grandi dimensioni in aree ritenute particolarmente delicate dal punto di vista paesaggistico.

De Luca richiama in particolare la Conca eugubina, il Monte Ingino e l’area davanti alla Basilica di Assisi, che la Regione considera non compatibili con l’insediamento di grandi impianti industriali. Per Palazzo Donini, la transizione energetica non può prescindere dalla tutela del patrimonio ambientale, storico e identitario del territorio umbro.

Le consultazioni con i sindaci e il modello regionale

Uno degli elementi rivendicati dalla Regione riguarda il percorso partecipativo che ha preceduto la definizione della normativa. Come ricordato dall’assessore, il testo sarebbe stato elaborato anche attraverso un confronto con le amministrazioni locali e con i sindaci dei territori coinvolti.

“Sulle aree non idonee non facciamo alcun passo indietro - conclude l'assessore De Luca - non possiamo accettare che la transizione energetica venga calata dall'alto, ignorando le cento consultazioni territoriali svolte con i sindaci di ogni colore politico e le reali vulnerabilità del nostro paesaggio. La nostra visione resta quella di una transizione democratica e governata dai territori che incentivi le Comunità Energetiche Rinnovabili e l'autoconsumo per famiglie e imprese, e che preveda anche impianti industriali ma non in aree non idonee. Andremo in Corte Costituzionale con la consapevolezza di chi difende l'identità dell'Umbria. Non permetteremo che la retorica della destra sulla difesa della Patria si traduca, alla prova dei fatti, nella cessione pezzo per pezzo del nostro territorio a logiche esclusivamente di profitto".

Verso la Corte costituzionale

Sarà ora la Consulta a dover valutare la legittimità della normativa regionale e stabilire fino a che punto una Regione possa intervenire nella definizione delle aree considerate compatibili o non compatibili con lo sviluppo degli impianti energetici.

La vicenda assume un rilievo che va oltre i confini umbri perché tocca uno dei temi centrali della transizione ecologica italiana: il difficile equilibrio tra accelerazione delle energie rinnovabili, tutela del paesaggio, autonomia territoriale e interessi economici.

In attesa della pronuncia della Corte costituzionale, il confronto resta aperto. Da una parte il Governo, che richiama la necessità di uniformare le regole e garantire gli obiettivi nazionali di produzione energetica; dall’altra la Regione Umbria, che rivendica il diritto di pianificare il proprio territorio e di decidere dove la transizione possa svilupparsi senza compromettere i valori ambientali e paesaggistici che ne definiscono l’identità.

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Francesco Mastrodicasa
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