Torna ad accendersi lo scontro istituzionale e legale sulle Mole di Narni, uno scenario già segnato nei mesi scorsi da ordinanze cautelative, lavori alla centrale idroelettrica di Nera Montoro e complessi scambi di atti tra la proprietà privata, il Comune di Narni ed Enel Green Power.
Alla vigilia delle nuove manovre annunciate a partire dal 31 agosto sullo sbarramento di Recentino e sulla diga della Morica, la Società Agricola Le Mole Srl ha inviato due Pec agli enti coinvolti e ha affidato all’avvocato Antonio De Angelis una formale diffida nei confronti di Enel. Il fulcro della contesa si basa sui timori sollevati dalla società in merito alle portate previste, che secondo le comunicazioni pervenute all'azienda sfiorerebbero i 50 metri cubi al secondo. La proprietà esprime forte preoccupazione per le presunte ripercussioni su un dissesto già presente lungo la sponda destra del fiume Nera e contesta le tempistiche del preavviso, quantificato in soli tre giorni.
Attraverso l'atto legale, la dirigenza del sito naturalistico chiede formalmente il rinvio delle operazioni, l'esecuzione di verifiche tecniche preventive e una maggiore chiarezza sui rischi idrogeologici. Una dinamica che, secondo gli esponenti dell'impresa, investe in maniera diretta il turismo locale, considerando che i gestori dichiarano di aver già superato le 80 mila presenze stagionali all'interno dell'area.
L'origine dell'attuale dibattito risiede nell'annuncio di un imminente intervento di manutenzione straordinaria che interesserà direttamente il Canale di Recentino. Si tratta di un cantiere la cui durata complessiva non è stata ancora puntualmente definita, ma che inciderà su un tratto idrico superiore agli otto chilometri. Per permettere l'esecuzione delle opere, Enel Green Power procederà all'apertura delle paratoie dello sbarramento di Recentino e della Diga della Morica, un'operazione tecnica che altererà le normali condizioni idrodinamiche del corso d'acqua.
In vista delle operazioni, il sindaco di Narni, Lucarelli, ha scelto i canali social istituzionali per diffondere un avviso rivolto a tutti i frequentatori della zona. Secondo quanto comunicato dall'amministrazione locale, soprattutto nelle fasi iniziali di scarico, l'alveo registrerà un sensibile aumento della corrente e della torbidità dell'acqua. Si tratta di condizioni che il Comune di Narni definisce foriere di possibili situazioni di pericolo per i bagnanti e gli escursionisti che gravitano attorno alle Gole del Nera. Per prevenire incidenti, la giunta ha predisposto un piano di controllo del territorio che vedrà impegnate in sinergia le pattuglie della Polizia Locale e i volontari della Protezione Civile, chiamati a presidiare gli accessi, segnalare le criticità e monitorare il bacino.

La notifica dei lavori, giunta alla Società Agricola Le Mole Srl nella giornata del 28 agosto a fronte di un avvio cantieri previsto per il 31, rappresenta il nodo principale delle contestazioni mosse dalla dirigenza aziendale. Pur trattandosi, in base a quanto comunicato dagli enti, di un intervento di natura programmata e non di una crisi improvvisa, la proprietà lamenta un preavviso ritenuto insufficiente per un sito di tale valenza pubblica ed economica. L'azienda pone sul tavolo interrogativi diretti sulle tempistiche di pianificazione, chiedendo alle istituzioni di chiarire in quale momento esatto il cronoprogramma sia stato formalizzato e condiviso con le autorità locali.
A impensierire la gestione privata è, in primo luogo, il tema della sicurezza idrogeologica. Sulla base del raggiungimento di portate indicate come prossime ai 50 metri cubi al secondo, l'impresa ha commissionato una relazione tecnica d'urgenza al geologo Stefano Liti. Il professionista incaricato dalla società ha evidenziato l'esistenza di un dissesto morfologico lungo la sponda destra, in prossimità della strada comunale sovrastante, la cui gravità sarebbe peraltro già tracciata negli archivi della Regione Umbria. Secondo il parere redatto dal tecnico di parte, “in assenza di una specifica verifica idraulica dello scenario a 50 metri cubi al secondo non è tecnicamente possibile escludere un aggravamento del dissesto né un'ulteriore evoluzione e arretramento della scarpata verso la sovrastante strada comunale”. Sulla base di questo scenario, la società si appella alla disciplina nazionale sulle grandi dighe, domandando di acquisire preventivamente il valore esatto della portata massima transitabile (QAmax) e chiedendo di rinviare l'apertura in via cautelativa.

Il braccio di ferro si estende inevitabilmente anche sul delicato fronte della sostenibilità economica. L'impresa, che dichiara di impiegare un bacino di 25 dipendenti regolarmente assunti, sottolinea come nei primi giorni di settembre il sito mantenga una domanda molto elevata, vantando al momento della diffida un tasso di prenotazione pari all'80% della propria capienza. Limitare la fruibilità dell'area in questa esatta fase della stagione, senza attendere la riapertura delle scuole, comporterebbe, secondo la tesi sostenuta dai gestori, un danno finanziario e d'immagine particolarmente gravoso per un'area che ospita anche beni culturali sottoposti al vincolo della Soprintendenza. La gestione della comunicazione pubblica sull'allerta, definita dall'azienda come inefficace e lesiva per l'immagine del sito, acuisce la frattura.
La complessa dialettica di queste ore si innesta peraltro su un terreno già profondamente diviso. Il destino del bacino turistico è stato infatti più volte oggetto di accesi confronti istituzionali e legali. Le aspre frizioni tra la famiglia proprietaria dell'area, il colosso energetico e la giunta comunale hanno già animato il dibattito pubblico negli scorsi mesi, a partire dall'ipotesi avanzata in passato di emettere ordinanze restrittive assolute per vietare l'accesso all'intero bacino. Parallelamente, le posizioni divergenti sulla gestione e sulla balneabilità dell'area nel corso dell'estate 2026 hanno confermato la volontà della proprietà privata di difendere i propri investimenti, pur a fronte delle limitazioni e dei divieti sindacali.
L'attuale diffida legale, incrociata alle doverose allerte per la sicurezza dei cittadini, rappresenta dunque l'ultimo, spinoso capitolo di una difficile coesistenza territoriale: da un lato le necessità tecniche e industriali della valle, dall'altro le prerogative di tutela dell'ente pubblico e le legittime aspirazioni turistiche dell'imprenditoria locale.
