Domenica 24 agosto torna a Gualdo Tadino un evento che negli ultimi anni è diventato una tradizione irrinunciabile per la comunità e i pellegrini: la “Via Crucis più lunga d’Europa”, dedicata a San Facondino, vescovo-eremita dell’antica diocesi di Tadinum e terzo patrono della città. Protettore, fino al 1982, della diocesi di Nocera Umbra – Gualdo Tadino – Sassoferrato, San Facondino rappresenta un legame profondo tra storia religiosa e identità territoriale.
L’iniziativa, che unisce spiritualità, cultura e natura, non si limita a essere una semplice escursione. È un vero cammino penitenziale, capace di rievocare la tradizione eremitica dell’Appennino umbro-marchigiano, dove santi e uomini di fede hanno cercato per secoli l’ascesi e il silenzio dei boschi.
Il percorso segue l’itinerario conosciuto come “La Via dei Santi”, antico sentiero che collegava la valle al Monte Serrasanta, dove sorge l’eremo che ospitò anche San Francesco d’Assisi.
«Camminare lungo questa via non è solo un atto di devozione, ma un modo per riscoprire la tradizione eremitica dell’Appennino», spiegano gli organizzatori. Un cammino che diventa esperienza di fede, memoria e natura, e che negli ultimi anni ha richiamato centinaia di persone, non solo da Gualdo Tadino, ma anche dai comuni vicini e dalle regioni limitrofe.
La Via Crucis si snoda per quasi 7 chilometri di salita, con partenza dal sagrato della Pieve di San Facondino (479 metri s.l.m.) e arrivo all’eremo di Serrasanta (1.348 metri s.l.m.), per un dislivello complessivo di circa 900 metri.
Queste caratteristiche rendono l’itinerario la Via Crucis più lunga e con il maggiore dislivello d’Europa, un primato che sottolinea la singolarità e la durezza del percorso, ma anche la sua straordinaria forza spirituale.
Nonostante la lunghezza e i tratti impegnativi, il cammino è accessibile a tutti: il passo sarà lento, scandito dalle soste alle 14 stazioni che ripercorrono la Passione di Cristo.
Il recupero di questo itinerario risale al 2007, quando un gruppo di fedeli della parrocchia di San Facondino decise di riportare in vita un percorso antico, quasi dimenticato.
Si trattò di un’operazione di grande valore storico e culturale, che ha restituito alla città un tassello importante della sua identità. «Questa Via Crucis è memoria viva di un tempo in cui il cammino e la fatica erano strumenti di preghiera e di elevazione», sottolineano i promotori.
L’appuntamento è fissato per domenica 24 agosto, alla vigilia della festa patronale di San Facondino.
Ore 7:15: partenza dal sagrato della chiesa di San Facondino.
Ore 11-11:30: arrivo previsto all’eremo di Serrasanta.
Ore 12: Santa Messa nella cappella dell’eremo.
A seguire: pranzo su prenotazione, momento di convivialità che chiuderà il pellegrinaggio.
Un programma semplice ma denso di significato, capace di unire la dimensione spirituale a quella comunitaria.
La Via Crucis offre panorami spettacolari: boschi secolari, scorci mozzafiato sull’Appennino, viste che abbracciano le vallate umbre e marchigiane.
«È un’esperienza che arricchisce lo spirito ma anche gli occhi», racconta un fedele che partecipa ogni anno. «Ogni stazione è una pausa di riflessione, ma anche un’occasione per ammirare la bellezza che ci circonda».
Il paesaggio diventa parte integrante della liturgia, offrendo ai partecipanti l’occasione di sentirsi immersi in una natura che parla di Dio e di eternità.
Figura di grande rilievo per la città, San Facondino fu vescovo della diocesi di Tadinum, antica città romana sorta nel territorio di Gualdo Tadino. La tradizione lo ricorda come uomo di preghiera e di eremitaggio, capace di unire la dimensione pastorale a quella contemplativa.
Per secoli, la sua memoria ha protetto non solo Gualdo Tadino, ma anche l’intera diocesi che comprendeva Nocera Umbra e Sassoferrato. Solo nel 1982, con la riorganizzazione ecclesiastica, la diocesi fu assorbita nell’arcidiocesi di Assisi.
Oggi, celebrare San Facondino con la Via Crucis più lunga d’Europa significa rinnovare un legame antico e custodire un patrimonio di fede e cultura.
Negli anni, la Via Crucis sul Serrasanta ha conosciuto una partecipazione sempre più numerosa. Pellegrini di tutte le età si mettono in cammino con scarponi e bastoni da trekking, alternando silenzi meditativi e preghiere recitate in coro.
«La fatica diventa offerta», spiega don Giovanni, parroco di San Facondino. «Il cammino stesso è una metafora della vita: ci sono tratti ripidi, momenti di sosta, compagni di viaggio che ti sostengono. Arrivare all’eremo è come arrivare a una vetta interiore, un incontro con Dio che ricompensa ogni passo».
La manifestazione, oltre al valore religioso, ha anche una ricaduta culturale e turistica. L’Appennino umbro-marchigiano è un’area ricca di eremi, pievi e santuari, spesso legati a santi ed eremiti medievali.
La Via Crucis più lunga d’Europa valorizza questo patrimonio, inserendosi a pieno titolo nei circuiti di turismo religioso e slow tourism che negli ultimi anni stanno vivendo una crescita significativa.
Uno degli aspetti più apprezzati dai partecipanti è il senso di comunità che si crea durante la salita. Le famiglie camminano accanto agli anziani, i giovani aiutano i più piccoli, e ogni stazione diventa un momento di condivisione.
«Non importa arrivare primi, importa arrivare insieme», racconta una pellegrina. «La preghiera si intreccia con il respiro affannato e la gioia di essere parte di qualcosa di più grande».
Il 25 agosto, giorno della festa di San Facondino, la città di Gualdo Tadino si raccoglierà nuovamente per celebrare il suo patrono. Ma la Via Crucis della vigilia resterà impressa come momento forte, capace di fondere liturgia, memoria storica e spiritualità.
«Questa Via Crucis – spiegano i fedeli – è un modo per ricordare che la fede è cammino, non solo destino. È movimento, fatica e speranza».
La Via Crucis più lunga d’Europa non è solo un primato geografico. È un patrimonio di fede e identità che Gualdo Tadino custodisce con orgoglio.
Ogni anno, il cammino verso l’eremo di Serrasanta diventa una scuola di pazienza, resistenza e spiritualità, in cui la fatica si trasforma in preghiera e il paesaggio diventa liturgia.
In un’epoca in cui tutto sembra veloce e superficiale, questa salita di quasi sette chilometri ricorda che la vera bellezza sta nel cammino condiviso, nella memoria delle radici e nella forza di una comunità che celebra insieme il proprio santo.