Entra nel merito tecnico e anche in quello dello scontro politico l'intervento su Facebook di Stefano Moretti, commercialista e revisore dei conti orvietano, già assessore regionale con Claudio Carnieri presidente e poi presidente della Provincia di Terni prima di Zefferino Cerquaglia, che ha operato come advisor nella trattativa tra Unicusano e Roberto Biagioli per l’acquisizione dell’Orvietana (nella foto di copertina con Biagioli il giorno della cessione dell'Orvietana).
In un intervento pubblico, Moretti contesta punto per punto l’impianto che collega l’appalto provinciale da 137 mila euro per la strada di Canale alla cessione da 600 mila euro della società calcistica, ipotesi al centro dell’indagine per corruzione avviata dalla Procura. Secondo la sua analisi, i margini economici dell’appalto rendono “inverosimile” qualsiasi utilità illecita. Parole che arrivano mentre proseguono gli accertamenti della Guardia di Finanza e il dibattito si sposta anche sul piano politico, tra accuse di strumentalizzazione che coinvolgono i parlamenti del centrosinistra e richiami al garantismo. In questo quadro interviene anche il consigliere Valdimiro Orsini, che invita a evitare processi mediatici.
L'indagine, che ha visto scattare perquisizioni e sequestri mirati da parte delle Fiamme Gialle sia negli uffici dell'amministrazione provinciale sia nelle proprietà private di Bandecchi e Biagioli, scuote profondamente i palazzi della politica umbra. Tutto nasce da un'ipotesi investigativa, e Moretti decide di intervenire pubblicamente in seguito a un post del giornalista orvietano Claudio Lattanzi, che rivendicava la primogenitura dello scoop sulle colonne de La Nazione Umbria.
La tesi della Procura ipotizza che ci sia stato un "patto illecito" (pactum sceleris, ndr) tra Bandecchie Biagioli per il trasferimento delle quote azionarie della SSD a rl Orvietana Calcio (suggellato di fronte allo studio notarile Clericò di Terni per un corrispettivo di seicentomila euro complessivi) passato attraverso l'affidamento dei lavori di ripristino e messa in sicurezza della strada provinciale Bagnoregese, in località Canale. Un appalto dal valore nominale di 137 mila euro che, secondo i magistrati inquirenti, rappresenterebbe l'utilità corruttiva della transazione.

A smontare radicalmente questa equazione economico-giuridica interviene direttamente Stefano Moretti, professionista dall'ampio curriculum istituzionale, già vicepresidente socialista della giunta regionale guidata da Claudio Carnieri. Moretti, che ha assistito l'imprenditore Roberto Biagioli in veste di advisor finanziario durante la trattativa con il gruppo sportivo guidato dal sindaco di Terni Stefano Bandecchi, ha affidato alla rete una dettagliata replica.
L'esperto contabile evidenzia come i numeri reali delle commesse pubbliche rendono insostenibile il teorema: l'utile effettivo generato da quell'opera stradale sarebbe talmente microscopico da azzerare qualunque logica di convenienza illecita o scambio occulto tra i soggetti coinvolti. Nel merito della contabilità industriale, la tesi difensiva di Stefano Moretti poggia su percentuali e standard operativi rigorosi. Indirizzandosi direttamente al cronista che ha rivendicato la paternità dello scoop, l'ex assessore scrive: “Un appalto minore anzi minimo, sotto soglia, affidato secondo regola di legge dal Dirigente RUP della Provincia di Terni e non dal suo Presidente, a ditta di comprovata fiducia e capacità, di cui il signor Roberto Biagioli non risulta socio né amministratore, del valore di 137 mila euro, produce - secondo gli standard italiani ed internazionali - un margine operativo lordo dal 10 al 15%, un EBITDA dal 2 al 7%, il tutto ante imposte, ammortamenti, svalutazioni. Tradotto, sta a significare un utile libero stimato non superiore a 7/10 mila euro”.
I parametri economici citati escludono, quindi - secondo Moretti -, che una simile commessa possa fungere da veicolo per una corruzione di tale portata. Un utile netto che oscilla tra i sette e i diecimila euro non può logicamente integrare il pagamento di una quota rilevante all'interno di un'operazione finanziaria da 600 mila euro. La solidità dell'operazione sportiva viene difesa anche sotto il profilo formale e documentale. Per l'advisor orvietano, l'intera compravendita della società sportiva dilettantistica si è sviluppata sotto la luce del sole, seguendo rigorosi canoni di tracciabilità istituzionale. “Tanto basterebbe – argomenta infatti Stefano Moretti – per valutare come eccessivo il solo sospetto corruttivo e di 'strane coincidenze' su un valore di trasferimento delle quote della srl Orvietana calcio, regolarmente dichiarato, trasparente, notarilizzato e tracciato di 600 mila euro”.
Lo scontro, tuttavia, esce dai confini tecnici per trasformarsi in una valutazione critica anche del livello raggiunto dalla contesa politica. Il caso dell'acquisizione dell'Orvietana da parte di Bandecchi aveva infatti provocato la reazione dei parlamentari Anna Ascani, Walter Verini ed Emma Pavanelli, i quali hanno indirizzato specifiche interrogazioni a ben tre diversi dicasteri dell'esecutivo.
Un'iniziativa che Moretti liquida come una mossa strumentale, evidenziando il rischio di un ritorno d'immagine negativo per chi ha sollevato il polverone: “Non entro oltre nel merito, nella convinzione che il plotone di finanzieri schierato per tanto modesta questione non potrà che confermare i dati tecnici e contabili così esposti, sconfessando ogni contrario argomento, con effetto boomerang a carico di chi pure ha promosso o comunque richiesto l'intervento della Procura, per fini che appaiono più politici che societari ed amministrativi”.
Moretti continua il suo affondo contro i rappresentanti dei partiti del centrosinistra eletti in Umbria a Roma: “delle interrogazioni a tre Ministeri dei deputati Ascani, Verini e Pavanelli appena risvegliatisi dagli ozi di Capua, tese solo a sollecitare l'intervento della Procura o magari di Malagò, si sarebbe pure potuto discuterne in libera e democratico confronto, che io non ho più la forza di portare avanti”.
L'analisi di Stefano Moretti si chiude con una nota di profonda amarezza rispetto al clima di scontro che sta caratterizzando la vita pubblica del territorio umbro. L'ex presidente della Provincia contesta la natura stessa delle accuse, intravedendovi una spinta unicamente propagandistica volta a colpire gli avversari piuttosto che a tutelare l'interesse della comunità o la correttezza amministrativa degli enti locali. “La strana coincidenza su cui è costruita la teoria accusatoria e di si è parlato lascia passare un sospetto e non un fatto” – conclude il professionista nel suo intervento pubblico.

Mentre gli accertamenti del nucleo economico-finanziario della Guardia di Finanza di Terni e Roma proseguono per fare piena luce sui passaggi di denaro e sulle delibere provinciali, il dibattito istituzionale si accende anche all'interno del consiglio comunale di Terni. Ad assumere una posizione netta a difesa dei principi giuridici fondamentali è il consigliere Valdimiro Orsini, il quale ha espresso fermezza istituzionale pur confermando il massimo rispetto per l'azione della Procura della Repubblica. “Nella vicenda giudiziaria che vede coinvolto il presidente della Provincia e sindaco di Terni Stefano Bandecchi, rinnovo la mia totale fiducia nel lavoro della magistratura e dei magistrati inquirenti, nei cui confronti nutro il massimo rispetto”.
Orsini prosegue difendendo l'operato del sindaco: “Dall'altro lato, conoscendo la correttezza amministrativa che ha sempre guidato la condotta di Stefano Bandecchi sono profondamente convinto della sua totale estraneità ai fatti”. L'esponente politico invoca l'applicazione rigorosa dei dettami della nostra Carta costituzionale, rifiutando categoricamente le logiche sommarie dei processi di piazza o delle sentenze anticipate sui canali digitali.
La riflessione di Valdimiro Orsini si sposta infine sull'impatto che queste vicende giudiziarie esercitano sul tessuto sociale e politico della comunità ternana e orvietana. Il consigliere mette in guardia contro i pericoli della strumentalizzazione politica operata da alcune segreterie di parti, ricordando come le esperienze recenti della città consiglino maggiore prudenza e un rigoroso rispetto per le sedi deputate al giudizio.
Il consigliere conclude il suo appello con parole chiare volte a rassicurare la cittadinanza: “Lo spirito garantista della nostra Carta costituzionale ci ricorda che la presunzione di innocenza non è un optional, ma un diritto sacrosanto di ogni cittadino fino a sentenza passata in giudicato. Vorrei inoltre ricordare ad alcuni partiti politici che stanno cavalcando la vicenda, che la storia recente della nostra città dovrebbe insegnarci che i giudizi non si fanno sui social o nelle piazze, ma nelle sedi a ciò deputate. La città affronti questo momento con serenità e tranquillità, consapevole che la verità emergerà”.