Stefano Bandecchi reagisce all’indagine della Procura di Terni e alle perquisizioni della Guardia di finanza con toni durissimi, attaccando apertamente magistratura e inquirenti e parlando di una inchiesta condotta “senza alcun garbo” e di “supercazzola colossale”. Davanti ai giornalisti, il presidente della Provincia e sindaco di Terni definisce scontato l’arrivo dell’inchiesta dopo la campagna di stampa e le duemila firme raccolte contro la fusione tra Orvietana e Ternana Futsal, rivendica di non aver avuto documenti sequestrati né in casa né negli uffici e sostiene di aver subito l’ennesimo sopruso da parte dei pubblici ministeri, dei quali dichiara di non fidarsi. Bandecchi contesta punto per punto l’ipotesi di un patto illecito tra appalti per la strada provinciale Bagnorese e cessione del club orvietano a Unicusano, ridicolizza il castello accusatorio sugli intrecci societari tra le società di Biagioli e la Umbria Consolidamenti e annuncia che i lavori pubblici andranno avanti senza lasciarsi “comandare dalla magistratura”, evocando una frattura netta tra la sua linea politica e la Procura.
Il blitz delle fiamme gialle non ha scosso la sicurezza del leader di Alternativa Popolare, che ha scelto la linea della trincea mediatica per smontare con le proprie tesi l'azione degli inquirenti. Secondo quanto dichiarato dal sindaco di Terni, i militari non avrebbero prelevato alcun tipo di documentazione dalle sue abitazioni private né dalle sedi del Comune o della Provincia. “Da me non hanno preso niente, io non avevo nulla, quindi hanno fatto i verbali e non hanno trovato nulla”, ha scandito Stefano Bandecchi, bollando l'operazione come un atto di forza gratuito.
I documenti oggetto dell'interesse investigativo, a dire del presidente della Provincia, si troverebbero infatti già depositati negli uffici dell'ente pubblico, rendendo superflua l'ispezione domiciliare. L'acquisizione di materiale si sarebbe invece concentrata sulla Capitale, lasciando il primo cittadino “estremamente tranquillo e anche estremamente incavolato” di fronte a quello che definisce un sopruso istituzionale perpetrato da magistrati verso i quali "esprimo da sempre una radicale e immutata sfiducia".
Le ripercussioni dell'indagine giudiziaria rischiano di abbattersi con forza anche sul panorama sportivo cittadino, minando la stabilità del club rossoverde. Di fronte alle domande sul futuro della squadra, il sindaco di Terni non ha nascosto l'irritazione, ventilando l'ipotesi di un disimpegno totale da parte dell'ateneo privato da lui fondato come reazione all'azione penale.
“Penso che l'Unicusano manderà tutti a quel Paese, cominciando dalla Ternana”, ha sbottato Stefano Bandecchi, prefigurando uno scenario di incertezza sul futuro della società calcistica cittadina. Il presidente della Provincia ha persino evocato lo spettro di un clamoroso azzeramento tecnico, ipotizzando il ritorno della squadra nei livelli dilettantistici regionali. “Può darsi che la Ternana ricomincia dalla promozione, o meglio, ricomincia proprio dalla prima categoria, dato gli investimenti che ho visto in giro”, ha rincarato il primo cittadino, anche con l'intento di dimostrare che se non ci fosse lui con una soluzione, il calcio sparirebbe da Terni visto che fino a questo momento non ci sono state proposte o soluzioni alternative provenienti dal territorio.
Una reazione dettata dalla rabbia e dalla tensione accumulata durante la giornata, che andrà però confermata con i reali intendimenti e progetti del patron di Unicusano nei prossimi giorni e nelle prossime ore.
Il nucleo dell'inchiesta ruota attorno a un ipotetico schema che collegherebbe l'affidamento dei lavori di somma urgenza per la strada provinciale Bagnorese alla compravendita della società calcistica Orvietana per il tramite dell'ateneo privato Unicusano. Un impianto che il presidente della Provincia e sindaco di Terni respinge con sarcasmo, leggendo direttamente alcuni stralci del decreto.
I magistrati ipotizzano che l'appalto concesso alla Biagioli S.r.l. e alla Umbria Consolidamenti S.r.l. rappresenti la controprestazione per la cessione del club calcistico, ma Stefano Bandecchi contesta la ricostruzione dei legami societari. “La Biagioli S.r.l. risulta avere un capitale sociale detenuto al 95% dal figlio di Roberto Biagioli per il tramite della società Mattel”, osserva il rappresentante istituzonale, evidenziando come l'altra impresa abbia semplicemente fatturato prestazioni ordinarie verso il gruppo principale.
Per il presidente della Provincia, le contestazioni sui volumi d'affari sono prive di fondamento logico, ricordando inoltre come le aziende riconducibili a Roberto Biagioli collaborino con l'amministrazione provinciale umbra da oltre venticinque anni in modo del tutto palese.
Le conseguenze di questa indagine rischiano di travalicare i confini giudiziari per trasformarsi in uno scontro istituzionale come non ne accadevano da anni sul territorio umbro. Stefano Bandecchi ha annunciato una netta rottura politica tra l'amministrazione guidata da Alternativa Popolare e i magistrati inquirenti, assicurando che i cantieri aperti e le opere pubbliche non subiranno alcun rallentamento.
“I lavori proseguiranno. Mica possiamo farci comandare dalla magistratura, sennò possono venire i magistrati a fare il lavoro che dovrebbero fare i politici”, ha tuonato il sindaco di Terni, denunciando quella che ritiene essere un'ingerenza nelle scelte amministrative dell'ente. La reazione del primo cittadino minaccia inoltre di produrre effetti restrittivi sui futuri bandi di gara della Provincia, ipotizzando una linea di autotutela per evitare interpretazioni distorte degli incroci societari da parte dei pubblici ministeri, in un clima che lo stesso Bandecchi definisce ormai dominato da una totale distanza tra il potere politico locale e la Procura della Repubblica di Terni.