09 Jan, 2026 - 23:06

Hannoun trasferito nel carcere di Terni, massima sicurezza per l'architetto considerato il vertice della cellula italiana di Hamas

Hannoun trasferito nel carcere di Terni, massima sicurezza per l'architetto considerato il vertice della cellula italiana di Hamas

Il trasferimento è avvenuto senza preavviso e ha colto di sorpresa anche i suoi legali. Mohammad Hannoun, 63 anni, attivista palestinese arrestato lo scorso 27 dicembre perché ritenuto dagli inquirenti il principale finanziatore e vertice della cellula italiana di Hamas, è stato spostato dal carcere genovese di Marassi a quello di Terni, in Umbria, all’interno di una sezione ad alta sicurezza riservata ai detenuti o sospettati di terrorismo. Una scelta che segna un nuovo passaggio nell’inchiesta coordinata dalla Procura di Genova e che rafforza il livello di attenzione attorno al caso.

A scoprire il trasferimento sono stati gli avvocati Dario Rossi ed Emanuele Tambuscio, difensori di Hannoun, arrivati ieri mattina a Marassi per un colloquio con il loro assistito. Solo una volta giunti in istituto hanno appreso che il 63enne non si trovava più lì. Un episodio che restituisce la dimensione operativa e riservata con cui l’amministrazione penitenziaria sta gestendo la posizione dei soggetti coinvolti nell’indagine.

Il trasferimento in alta sicurezza e l’udienza del Riesame fissata a Genova

Il carcere di Terni, dove Hannoun è ora detenuto, ospita una sezione destinata a profili ritenuti ad alta pericolosità, in particolare in materia di terrorismo. Una collocazione coerente con l’impianto accusatorio che vede l’attivista palestinese indicato come snodo centrale di un presunto sistema di raccolta e smistamento di fondi diretti all’organizzazione terroristica.

Secondo quanto riferito dalla difesa, Hannoun ha già fatto sapere di voler partecipare in videocollegamento all’udienza del Tribunale del Riesame, fissata per il 16 gennaio a Genova, nel corso della quale i suoi avvocati chiederanno la revoca della misura cautelare e la conseguente scarcerazione. Un passaggio cruciale, destinato a chiarire se l’impianto accusatorio reggerà al primo vaglio collegiale.

Nel frattempo, anche gli altri arrestati nell’ambito della stessa inchiesta sono in fase di trasferimento. Due di loro sono già stati portati nei giorni scorsi nelle carceri di Ferrara e Rossano, a conferma di una strategia di dispersione dei detenuti che risponde a esigenze di sicurezza e gestione investigativa.

L’inchiesta sui finanziamenti e il nuovo interrogatorio di Abu Deiah

L’indagine, coordinata dai pubblici ministeri Marco Zocco e Luca Monteverde, prosegue senza rallentamenti anche sul fronte degli altri indagati. Nella giornata di ieri il pm ha nuovamente interrogato Khalil Abu Deiah, 62 anni, custode e legale rappresentante dell’associazione La Cupola d’Oro di Milano, accusato di concorso esterno in associazione terroristica.

Abu Deiah, assistito dall’avvocato Sandro Clementi, era già stato sentito il 4 gennaio e avrebbe chiesto un ulteriore interrogatorio per fornire nuovi chiarimenti sulla propria posizione. Le sue dichiarazioni sono ora al vaglio degli investigatori, chiamati a ricostruire nel dettaglio i presunti canali di sostegno finanziario e organizzativo riconducibili ad Hamas attraverso associazioni benefiche attive sul territorio italiano.

Secondo il quadro investigativo delineato finora, Hannoun, architetto giordano residente in Italia, avrebbe svolto un ruolo centrale nella raccolta di fondi pro-Palestina poi dirottati, secondo l’accusa, verso l’organizzazione terroristica. Le indagini parlano di flussi economici rilevanti, ipotizzando anche somme milionarie provenienti da iniziative solidali.

Le polemiche politiche in Umbria e il caso Ferdinandi

Il trasferimento di Hannoun a Terni riaccende inevitabilmente anche le polemiche politiche in Umbria, già esplose nelle settimane successive all’arresto. Al centro del dibattito la figura della sindaca di Perugia, Vittoria Ferdinandi, finita nel mirino dell’opposizione di centrodestra per la sua partecipazione, in passato, a eventi pubblici in cui era presente anche Hannoun.

Le forze di opposizione hanno depositato interrogazioni urgenti in Consiglio comunale, chiedendo chiarimenti sulla consapevolezza della sindaca rispetto alla presenza dell’attivista palestinese e sull’eventuale necessità di un distanziamento istituzionale dalle associazioni coinvolte. Ferdinandi ha replicato con fermezza, negando ogni rapporto personale con Hannoun e affermando di aver appreso dell’indagine solo dalla stampa, dopo l’arresto.

“Non ho mai conosciuto Hannoun né avuto rapporti con lui”, ha spiegato la sindaca, rivendicando al contempo il diritto costituzionale a manifestare per i diritti del popolo palestinese, senza ambiguità né contiguità con forme di terrorismo. Ha inoltre annunciato di aver incaricato i propri legali di valutare eventuali querele per quelle che ritiene insinuazioni lesive della sua immagine.

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Federico Zacaglioni
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